Colori bruciati

Questione di frequenza, lunghezze d’onda, “lambda”, spettri e sfumature, pulsazioni e cuore, tanto cuore per poter ancora vedere i colori sotto il bianco bruciato della neve. Freddo, come i toni ed il clima che attanagliano i pensieri costringendoli alla via del calore, per sopravvivere, per poter respirare anche nelle notti insonni sotto la volta di un grigiume unico che inviterebbe alla tristezza assoluta.

Eppure ci sono colori forti, fiamme ed onde, alimentati da fiumi di alcool voluttuosi che goccia dopo goccia profumano corpi troppo lontani nello spazio ma uniti nel tempo. Tempi lunghi, lunghissimi, che catturano vibrazioni e le rinchiudono in istogrammi tutt’altro che piatti, abbondanti di arcobaleni e prati sognati nelle notti sussurrate alla luna, sui cuscini di foglie bagnate della rugiada del mattino.

I raggi dell’alba non penetrano nella stanza d’albergo dalle spesse mura e dall’austero arredo, nel caos delle cortecce più disparate collocate alla rinfusa in ogni dove come a voler spezzare quell’apparente ordine nel turbinio della vita che comunque scivola via. Dalla piccola finestra che da verso il villaggio le baite cadenti di legno marcio, timide, mostrano tasselli di puzzle dell’ultimo strato di venice ed i tetti di un bianco puro e candido ne ridicolizzano i toni. Bianco, bianco ovunque, un bianco che brucia, brucia tutto e sopprime ogni stimolo. Colori bruciati dal bianco, l’omicidio della vita con la purezza a farne da carnefice, bianco che soffoca, gela, afferra le caviglie e riporta le anime alle radici.

Ma io l’ho visto svanire, sconfitto dalla luce del sole e dalla volontà degli uomini, muti alle orecchie ma che urlano ovunque, a tutte le ore, tra i cubici casermoni dormitorio dei quartieri operai. Milioni di colori di ogni razza, pulsanti e vivi si muovono e lottano dipingendo le mura, creando mosaici, usando il bianco come sfondo per i desideri che nelle lunghe notti hanno alimentato, come lenzuola su cui gemere, come un foglio su cui scrivere, come nuvole da circondare di cielo, come il nulla da riempire di vita.

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