Sottovuoto

Era ora, sì, Maggio è quasi finito ed io al mattino mi svegliavo ancora con le piume d’oca del piumone invernale attaccate al pigiama, quello che trasformava il ticchettìo della pioggia in carezze sul collo, quello che dello spiffero ne faceva alito. Troppo tardi, non era più possibile andae avanti così! Lo stesso nell’armadio: maglie pesanti, pesantissime, di quelle che avevano ascoltato musica a palla in posti chiusi e fumosi, felpe e cappucci che hanno baciato pioggia, lenzuola e sedili d’auto fino all’alba!

Troppo tardi! Sebbene a malincuore è arrivato il momento di cambiare stagione intorno, cambiarla per sempre, per un sempre che dura poco, ma che è pur sempre un sempre!

Mi affido così a quell’invenzione diabolica dei sacchi sottovuoto, oggetti dotati di vita, anaerobici ma con un cuore, oggetti di cui fidarsi insomma, a cui affidiamo i ricordi delle stagioni riducendoli all’osso, togliendogli l’aria, l’ossigeno, il respiro. A me capita così, che ogni oggetto e ancora di più un indumento, si leghi, quasi sempre, a storie, momenti, foto ed istanti, un testimone fedele e silenzioso che al contatto con la pelle ti sussurra ciò che ha visto per tenerti sveglio, non come l’ultima volta che lo hai tenuto addosso un’intera notte addormentandotici dentro in quel posto che nemmeno più ricordi. E sottovuoto, invece, compressi all’inverosibile, spuntano le pupille fuori dalle orbite dell’estate da rivestire, quell’estate di colori e musica e mare, spiaggia, calore e drink in spiaggia, sudore che bagna le lenzuola nelle notti calde all’alito di birra. Una staffetta della vita, stagioni appunto, periodi poco regolari che si susseguono da sempre, sottovuoto, perchè le stagioni non muoiono mai, si accumulano, si vivono, si consumano e poi giacciono lì, sottovuoto, per essere riprese chissà quando, quando la pelle deciderà che forse è il momento di nuove carezze, quelle della seta o del cotone oppure della flanella e del velluto a coste. E’ la pelle a decidere, è lei, in effetti, a consumarle le stagioni!

E come ogni volta che questo rituale accade qualche pezzo di stagione ne resta fuori perchè non si possono coltivare per sempre le stagioni, o alameno non tutte. C’è sempre quel ricordo che, ormai logoro ma mai inutile, deve essere buttato. Inutile ritirarlo fuori a tempo debito se, già ora, non riesce più a riscaldarti nulla! Poi c’è lo spazio, che tanto infinito non è, almeno per noi ed i nostri ricordi. Lo spazio non può essere messo sottovuoto ma il sottovuoto aiuta a recuperare spazio. Dovremmo forse mettere più cose sottovuoto, anche i sentimenti, per provarne di nuovo, tanti, infiniti. Uno spazio di sentimenti da mettere sottovuoto e tirare fuori quando la pelle lo richiede. Lavarli per ripulirli da tutto, dai profumi e dagli odori della pelle, stirarli affinchè siano belli e presentabili quando respireranno di nuovo, chiuderli nel sacchetto sottovuoto fino al collasso, fino a che il profilo dei ricordi plasmi il sacchetto che quasi accarezzandolo dall’esterno, ad occhi chiusi, ti sembra di reindossarlo.

Ma alcuni, ricordi o indumenti, non hanno più forma nè profilo e se ti sforzi troppo di dargliene uno, ne vengono fuori di terribili. Meglio di no! Non li metto sottovuoto, li conservo nella memoria. Quella però sbiadisce sempre un po’ col passare del tempo, è costantemente attraversata da luce e calore e si sa che luce e calore sono nemici dei colori.

E così succhio all’inverno ogni atomo di ossigeno, la lana si restringe ed i ricordi si compattano, snelliscono e ne resta una specie di mensola dura e inodore. Anche i colori sembrano essersi ingrigiti.

Intanto sul letto, invece, si gonfiano camicie dalle maniche corte e dai colori sgargianti, una l’ho subito indossata, quella più colorata di tutte. Anche lei è stata sottovuoto per tanto tempo ma ha subito cominciato a risplendere, a sorridere, l’ha sempre fatto, e l’ha rifatto ancora! Spero ritorni sottovuoto più tardi possibile ma spero ci ritorni, sempre. Troppe camicie non sono state capaci di meritarsi il sottovuoto strappandosi prima che finisse la stagione.

Le stagioni, che modo bizzarro di suddividere il tempo! Dicono c’entri il Sole, l’orbita terrestre, l’afelio e il perielio, tutte balle! Ed è una balla anche che ce ne siano quattro. Sono molte di più le stagioni, tantissime, ed altrettanti sacchetti vengono aperti e chiusi, continuamente, e con la stessa frequenza riponiamo e riprendiamo camicie, indumenti, ricordi, perchè la pelle ne urla i desiderio, l’esigenza a seconda che ci sia un caldo soffocante oppure un freddo che gela il cuore, e sottovuoto, per quanto sterile, ci andranno solo le cose che cui sappiamo potranno ridarci la vita!

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