Vergine

E’ la prima lo so, non l’ho mai fatto qui, così, mentre accadono le cose. Me la sono persa molte volte questa occasione, forse l’ultima a Dallas, in quel locale della mela… o forse era una ciliegia o una fragola… non ricordo. Giocavano i Cowboys in TV ma me la sono persa… e la memoria non tiene. Solo la sensazione mi è ancora chiara almeno per ora!

E allora ci provo, è molto che non uso più nemmeno la penna, e lo faccio proprio ora che la luce è scarsa e non si vede una mazza! Mi fa luce un Barbera D’Alba vuoto con al collo una candela, una di quelle strette e lunghe, di quelle che durano tanto, forse all’infinito, e fanno Luce. Nulla di superfluo ed estetico e fa pure un cacchio di freddo a dirla tutta. D’altronde cosa ti aspetti dal sobborgo di Manhattan?

Mi sarebbe piaciuto sapere cosa ne savrebbe pensato Giuliano di questo posto. Sì, tra i tanti mi è venuto in mente Lui, una persona che ha viaggiato più di me, che ha letto più di me, che ha scattato più di me, scritto e dipinto più di me… una persona più di me! Una di quelle a cui la vita non ha mai regalato un’armatura da indossare anzi, forse gliel’ha rubata nel giorno del battesimo… più di me!  Ghetto della Capitale, la prima intendo, città operaia che mi ingoia ormai da due anni. In effetti il mordente di trovare il coraggio di tirar fuori l’arnese rubato dall’hotel e il taqquino regalatomi dai colleghi mi è venuto unicamente per una triste, tristissima conferma che mi sono fatto una media fa: credo di essere diventato finalmente solo!

Ormai mi capita troppo spesso di godere della mia solitudine. A dire il vero mi capitava anche quando non doveva essere così. Addirittura mi capita, ora, di capire quell’ubriacone di C.B., di essere a tratti un suo surrogato… in realtà lui usava ed amava le donne, o almeno ci pensava… a differenza mia! A me di mollare queste corde proprio non mi passa per la testa, nè tantomento mi salta in testa di dovere dare fiato alla bocca per descrivere ciò che tento per la prima volta di scrivere. E’ divertente però! Nonostante mi trovi in una platea non è che cambi molto: le voci ed i suoni si coprono a vicenda generando un brusìo di fondo incomprensibile eppure piacevole. Non si bloccano i discorsi, proprio come quando sei all’estero e ti ritrovi immerso in lingue e suoni sconosciuti. Ognuno parla, ride discute o si ammutolisce nella propria lingua che non è affatto la mia!

Ma ormai c’ho preso gusto a fantasticare sulle persone chemi circondano, sulle loro espressioni, sui loro segmenti facciali e su come bevono, fumano, ridono o mi guardano, perchè, diciamolo pure, è un po’ strano vedere qualcuno da solo ce cena ad un tavolo di un locale di per sè  nato per “stare in compagnia”. In realtà io la mia compagnia ce  l’ho e mi rendo conto di essere anche abbastanza, morbosamente, fedele: parlo dell’alcool, della birra chiariamoci! Certo a volte si tinge i capelli di rosso, a volte si fa bionda ma è sempre qui con me, non chiede nulla se non qualche arido bacio ogni tanto.

Alle pareti occhi e maschere, Dei, maschere che vedo anche ai tavoli a dire la verità, ma quelle dipinte ai muri mi appaiono più oneste, definite e bianche, candidamente finte! Osservano una zampogna irlandese con al seguito due cani dalmata. I decibel sono aumentati da quando ho messo piede qui dentro ma se c’è qualcosa che mi riporta alla realtà è l’indiano che tenta di vendere le rose ai tavoli. Quello entrato poco fa ha fatto subito marcia indietro: le rose non attecchiscono ai dread ed all’acciaio sulla faccia! Ormai mi diverto con me in una maniera irrinunciabile e a dirla tutta mi sento di crescere ogni volta! Mi insegno molto in queste occasioni. Oh Dio… sono configurabili deliri di onnipotenza? Spero proprio di no ma mi divertono molto i miei pensieri ed è forse per questo che non li ho mai scritti sull’attimo! La paura di perderli, l’ozio e la pigrizia di chi preferisce viverli anzichè tentare di bloccarli sul foglio di carta.

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