Dalla storia recente dell’umanità sappiamo che nulla ha portato a più catastrofi dei regimi dittatoriali. Dal Genocidio armeno dalla Shoah, dai genocidi dei colonizzatori contro le popolazioni indigene nelle Americhe ai massacri in luoghi come il Medio Oriente (incluso il Kurdistan), l’umanità ha dovuto affrontare tutti i tipi di genocidi, in particolare negli ultimi due secoli. Secondo la definizione della Convenzione delle Nazioni Unite, per genocidio si intende “uno qualsiasi dei seguenti atti commessi con l’intenzione di distruggere, totalmente o parzialmente, una nazione, etnia, razza o religione, in quanto tale.” Mentre la definizione ampiamente accettata di dittatura parla della monopolizzazione del potere nelle mani di un sovrano per rimanere leader supremo.

Queste definizioni, secondo gli standard legali internazionali, ci danno una ragione sufficiente per suggerire che Erdoğan è un dittatore e che dovrebbe essere processato per i suoi crimini contro le donne. Il dittatore, che è presidente della Turchia, ha una mentalità machista, fascista e razzista che prende di mira le donne curde in modo consapevole, pianificato e specifico.

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Foto di Maria Novella De Luca

Dal 2009 ad oggi migliaia di donne sono state perseguitate e uccise dal regime turco: le compagne del movimento delle donne curde Sakine Cansız, Fidan Doğan e Leyla Şaylemez , la rappresentante dell’autogoverno della Confederazione della Siria del Nord Est Hevrin Xelef , l’avvocata Ebru Timtik sono solo alcuni degli esempi divenuti noti a livello internazionale.

A livello nazionale, il governo di Erdoğan ha trasformato il Paese in una prigione a cielo aperto, un regime di paura con metodi dittatoriali.
Parallelamente, oggi più che mai, lo stato turco ricorre ad aggressioni e ricatti nella sua politica estera. Nella sua ricerca dell’egemonia regionale basata sul sogno neo-ottomano, l’AKP conduce guerre in Siria, Iraq e Libia. Usa spesso l’ISIS e gruppi simili come mercenari per l’occupazione. Usa regolarmente il ricatto come parte della sua politica estera per far rispettare la sua volontà (il cosiddetto accordo sui rifugiati con l’UE è un esempio). In questo momento, la Turchia, sotto la guida dell’AKP, rappresenta una minaccia e un pericolo per l’intera regione. Siamo consapevoli di questi eventi nella misura in cui sono coperti dalla stampa.

Tuttavia, c’è un’altra guerra pericolosa guidata dall’AKP che non viene riportata dai media e che è assente dalle agende mondiali: una guerra femminicida contro le donne! La violenza contro le donne è aumentata di oltre il mille per cento in Turchia.

Qui il link dove si può firmare la petizione: 100-reasons.org

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Foto di Maria Novella De Luca

L’articolo 100 reasons proviene da Witness Journal.