Ne ha avuti tanti titoli: La philosophie dans le boudoir, com’è il titolo originale, ma lo potete cercare (poi se lo trovate è un altro discorso) come Le triomphe de l’érotisme, o anche come De Sade ’76, Decameron francese (in italiano), oppure O thriamvos tou erota (t.l. Il trionfo dell’amore), come l’ho visto in Grecia. E persino con un titolo per i mercati internazionali: Beyond Love and Evil.

Rimane il fatto che l’invisibile film (è del 1969) del francese Jacques Scandélari “è forse il più riuscito” (Sadici & Sadiani, Sadistic and Sadeian Movies. ed. Glittering Images”) insieme con Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini. Nel caso di Scandélari si tratta dell’adattamento post-surrealista di alcune tematiche del Marchese de Sade.

La philosophie dans le boudoir è uno di quei casi filmici per cui devo fare affidamento alla mia memoria poiché l’ho visto più di quarant’anni fa in uno di quei piccoli cinema di provincia in cui proiettavano film “osé” che lasciavano presagire, a noi liceali, chissà quali piaceri proibiti. Piaceri tagliuzzati per non incappare nelle le maglie della censura. In fondo, eravamo solo negli anni ’70 e l’erotismo, per non parlare della pornografia, era super proibito.

Jacques Scandélari era un regista curioso. Aveva 26 anni quando ha girato  quest’opera. In seguito, e dopo aver firmato un film con Pierre Brasseur e Michele Mercier, ha girato un paio di film pornografici gay S&M, in USA, di cui uno è diventato film di culto: New York City Inferno, pellicola, questo’ultima, a cui si è ispirato, iconograficamente, William Friedkin per Cruising. Infine, fino alla sua morte avvenuta nel 1999 a soli 55 anni, molti documentari di moda per Dior, Lacroix e Laroche tra gli altri.

Con La philosophie dans le boudoir piuttosto che la trasposizione dell’omonimo testo di De Sade, ci propone una versione personale di Justine o le disavventure della virtù. Un giovane alla ricerca della sua amata si ritrova in un castello in cui un gruppo di soggetti, capeggiati da un nobile perverso compiono gli atti sessuali più depravati.

Raccontato così il film di Scandélari sembrerebbe un porno di quarta categoria. Ma la fantasia sfrenata dell’autore, il suo gusto per il grottesco e la sua verve pittorica fanno sembrare La Philosophie dans le boudoir come se “Fellini filmasse Pasolini su coreografie di Bejart, con decor di Cocteau, costumi di Paco Rabanne e gli accessori di un Kenneth Anger. Con tutti i sei fatti di Lsd” (Dictionnaire des films français pornographiques & érotiques).

In questo gran bazar del sesso tutti sono alla continua ricerca del piacere senza distinzione: eterosessualità, omosessualità, necrofilia, zoofilia (in una scena, giustamente celebre, che ha come protagonista assoluto un polipo ovviamente non vivo), violenza fisica e mentale. Ma tutto sotto il segno dell’ironia. Così, scene come quella dello stupro di uomini e donne, mai esplicito tra l’altro, da parte di un essere bestiale che si nasconde nei sotterranei, montate in parallelo con una specie di orgia ambulante (tipo “trenino”), accompagnata da una musica caraibica, non possono che suscitare ilarità e mai eccitazione.

L’interesse del film di Scandélari risiede soprattutto nell’impostazione alla Warhol che riguarda i testi di De Sade. L’idea pop (anche se all’epoca non credo che si potesse denominare così) di un universo paradossale e in cui la visione delle nudità, anche integrali, è liberatoria e addirittura sadianamente blasfema: un prete officia un matrimonio, con la sua tunica aperta a coprire parzialmente il suo corpo nudo, interpretato da uno dei pochi attori professionisti della pellicola Jean-Christophe Bouvet, da lì a poco nel cinema di Paul Vecchiali.

Ovviamente, il bersaglio del regista non è tanto la società (come nel divino Marchese) ma la morale della visione. In questo caleidoscopio in cui non si vede nemmeno un atto sessuale completo, nonostante fu vietato ai minori di 18 anni, quello che (mi) è rimasto impresso è la capacità di concentrare cinema di crudeltà con non-sense ed erotismo da fumetto. Oggi  si sarebbe gridato al capolavoro (forse!)

Per la cronaca la protagonista femminile si chiama Souchka, il suo giovane amante androgino Fred Saint-James (tutti e due nella loro unica fatica) mentre il castellano Zenoff (che fa molto Zaroff, come il protagonista del racconto e del film  La partita più pericolosa) è Lucas de Chabaneix, attore in una manciata di pellicole degli anni’70.

De La philosophie dans le boudoir esiste un’unica edizione Dvd col titolo in inglese Beyond Love and Evil a un prezzo non proprio economico.

© CultFrame 01/2021

TRAMA
Un bravo giovane viene inviato in un castello, nel quale si compiono riti sessuali di ogni genere, per rivedere la fidanzata. Costei sta per andare sposa al padrone del maniero. Dopo aver tentato, invano, di fuggire con la ragazza, il giovane viene torturato dal maniaco castellano, ma reagisce uccidendolo. La sua fidanzata, però, è ormai preda dei demoni della lussuria e del sadismo.

CREDITI
Titolo: Decameron francese / Titolo originale.: La philosophie dans le boudoir / Regia: Jacques Scandélari / Sceneggiatura: Jean-Pierre Deloux, Jean Stuart / Fotografia: Jean-Marc Ripert / Montaggio: Roger Ikhlef / Musica: Jean -Claude Pelletier / Interpreti: Soucksa, Lucas de Chabaneix, Fred Saint-James / Produzione: Robert de Nasle / Anno produzione: 1969 / Paese: Francia  / Durata: 102 Minuti

SUL WEB
Filmografia di Jacques Scandélari

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