A Roma, negli Studi di Cinecittà, all’interno del Teatro 1, apre al pubblico la grande mostra fotografica e multimediale “Ri-tratto rosso – Elisabetta Catalano guarda Federico Fellini”, realizzata da Istituto Luce-Cinecittà – Direzione Comunicazione con il contributo della DG Cinema e Audiovisivo.

La mostra, che avrebbe dovuto inaugurarsi a dicembre 2020, a conclusione dell’anno che ha celebrato in tutto il mondo i 100 anni di Federico Fellini e posticipata per la pandemia, è curata da Aldo E. Ponis con la direzione artistica di Emanuele Cappelli, testi, ricerca scientifica e iconografica a cura di Laura Cherubini e Raffaele Simongini, e offre al pubblico i materiali conservati dell’Archivio Elisabetta Catalano.

«”Ri-tratto rosso” – ha spiegato l’organizzazione – racconta la storia di un dialogo. Quello tra il genio del nostro cinema e una grandissima fotografa internazionale, vera artista del ritratto fotografico. Quella da cui probabilmente più di chiunque altro Fellini amò farsi inquadrare e immortalare. Un rapporto fatto di immagini create e intrecciate per tre decenni, capace di mostrarci il lavoro di una grande artista, e un Fellini inaspettato, inedito».

L’evento espositivo segna la riapertura al pubblico degli Studios, con “Cinecittà si Mostra”, la grande esposizione permanente che racconta storia e mito degli Studi di via Tuscolana e del nostro cinema, e il MIAC, il nuovo grande Museo dell’Audiovisivo e del Cinema italiano.

© Archivio Elisabetta Catalano

Elisabetta Catalano

«Elisabetta Catalano (1941-2015) – ha ricordato l’organizzazione – è stata un’epocale ritrattista, per periodici popolari e raffinati, per libri, cataloghi, mostre in tutto il mondo. È considerata la testimone d’eccellenza della vita di artisti e personaggi, specialmente nei campi di Arte, Spettacolo e Cultura, tra gli anni ’70 e i nostri giorni. Impressionante il registro delle presenze nel suo obbiettivo: centinaia di nomi e volti, un pantheon mondiale di cui più che la quantità è significativa la varietà dei mondi esplorati. Un quasi casuale alfabetico volo d’uccello recita ad esempio: Andreotti Antonioni Armani Bellucci Benigni Calvino Cassavetes Conte (Paolo) Craxi Eduardo Eco Fassbinder Gilbert&George Hepburn (Audrey) Mina Moravia Nureyev Pasolini Pertini Polanski Prodi Sacks Sandrelli Schifano Sciascia Stallone Visconti Vitti Warhol. Liste simili dal suo regesto si possono comporre a decine.
Ma c’è un ‘modello’ tra quelli ritratti che più di altri con Catalano instaurò un rapporto creativo duraturo nel tempo e nei risultati, negli scambi: Federico Fellini.
Come noto, per le questioni di sguardo Fellini aveva una precisione massima, forse ineguagliata. E Fellini stabilì ripetutamente negli anni di farsi ritrarre da Elisabetta Catalano, in un arco temporale che va dal 1963 fino al 1993, poco prima della morte del regista. Fellini ha chiamato Catalano a registrare la memoria di numerosi suoi set, e si è affidato a ritratti in studio da cui sono state sviluppate immagini per copertine, volumi, che sono diventate ricorrenti, simboliche e quasi ‘ufficiali’. Tanto da farci dire oggi che Elisabetta Catalano può essere considerata la fotografa preferita del regista».

© Archivio Elisabetta Catalano

Il percorso espositivo

«Il percorso espositivo – ha spiegato l’organizzazione – dentro al Teatro 1 di Cinecittà si snoda in oltre 60 immagini, alcune di grande e grandissimo formato, provenienti dall’Archivio Catalano, e mostra i 5 set di film felliniani che la fotografa venne chiamata a documentare: 8½ (1963), Fellini Satyricon (1969), Prova d’orchestra (1979), La città delle donne (1980), La voce della luna (1990), con una curiosa appendice per Intervista (1987).
Dopo le visite di Catalano sui set felliniani, l’esposizione racconta lo scambio di cortesie: le visite di Fellini nello studio della fotografa, per una serie di magnifici ritratti per cui Federico posa episodicamente e irripetibilmente felice e complice, tra il 1973 e il ’93. Uno scambio di sguardi, fulminanti intuizioni visive, che si chiude con un’appendice geniale nei ritratti dedicati al rapporto tra Fellini e la TV».

© Archivio Elisabetta Catalano

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