Il neonato spazio espositivo DRIM, a Torino, non è semplicemente una galleria ma vuole essere un luogo di scambio tra svariate professionalità dell’arte contemporanea e mettere in risalto le loro competenze. È situato nel basement del noto negozio torinese di Belle Arti R.I.M e si rivela un terreno fertile in cui tutto è in fermento ed in piena costruzione. La prima proposta di DRIM è “A confession: the shadow line”, mostra dell’artista Michele Liuzzi e curata da Andrea Sbra Perego, visitabile dal 13 aprile fino al 16 maggio 2021.

Proveniente da studi sul fumetto e da una pluriennale esperienza in ambito teatrale, la sua produzione si snoda tra la pittura, la fotografia, le elaborazioni digitali e le installazioni, nella quale è fortemente presente l’influenza della sua formazione artistica e le raffinate atmosfere del primo novecento. Questa mostra raccoglie lavori con doppia valenza, consapevolmente segnata da una linea d’ombra generata dalla luce di cui sono alimentate. Abbiamo raggiunto il fondatore e curatore Andrea Sbra Perego per farci raccontare di più.

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Perché si è scelto il basement del negozio di Belle Arti R.I.M?

«Premetto che quando abbiamo “scoperto” il basement di R.I.M non eravamo esattamente alla ricerca di uno spazio; al momento quella di voler esporre i lavori di altri artisti era soltanto un’idea. Conoscevo già il negozio, ma non il sotterraneo.  Quando, qualche mese fa, sono sceso per acquistare delle tele per dipingere, il collegamento è venuto in automatico. Il passo successivo è stato parlare con Marco Coccifero e Daniela Calabria, i due proprietari, che sono stati subito d’accordo e pieni di entusiasmo! E così parte il progetto DRIM | Contemporary art ground. Dapprima c’è stata una mostra a ottobre, una sorta di test, poi abbiamo sfruttato il lockdown per organizzare le idee e il lavoro, e finalmente, dopo aver rinviato un paio di volte l’apertura ufficiale, adesso siamo una realtà!».

Qual è lo statement della galleria?

«Vogliamo fare cose belle! Essere dinamici, freschi, nuovi, sperimentare, fare ricerca artistica in modo aperto e intelligente, metterci in discussione, mescolare le carte e talvolta i ruoli; io stesso sono un artista prima che un curatore di mostre, Federica, il nostro ufficio stampa, è artista e scrittrice e la nostra galleria si trova all’interno di un negozio di belle arti. Vogliamo essere uno spazio con una linea non solo estetica ma anche e soprattutto etica».

Michele Liuzzi, Nel giardino immerso in un crepuscolo pesante e chiassoso mi sorpresi a guardare l’orologio, legno, gesso, corda, rete, tessuto, lightbox, plexiglas, luce al neon, 40 x 100 x 180 cm, 2019

Ci racconti la scelta del titolo della mostra “A confession: the shadow line”?

«Il titolo della mostra di Michele Liuzzi, “A confession: the shadow line”, ricalca ed inverte quello di un famoso romanzo autobiografico di Joseph Conrad, nel quale si narra di una sua avventura, se così possiamo dire, di un marinaio inglese di inizio ‘900. Liuzzi ha una passione innata per il mare e tutto ciò che ne concerne e questa passione è uno dei principali elementi delle sue opere di ultima produzione, dove sono sempre presenti richiami al mare e, più in generale, all’acqua: reti e fili da pesca, corde e altri oggetti recuperati su spiagge e battigie e lavorati dal tempo e dagli agenti atmosferici. La linea d’ombra, poi, è il tema visivo su cui gioca l’intera mostra: le opere di Liuzzi hanno una duplice valenza, si devono guardare al buio per apprezzare la composizione di riflessi che vetri fotografie e lightbox creano insieme e, al contrario, si devono guardare alla luce per godere della struttura e della meccanica fatta di objet trouvé per riuscire ad apprezzarle appieno. È per questo motivo che sono stati settati dei timer che ogni tre minuti spengono e accendono, a intermittenza, l’illuminazione all’interno dello spazio. Infine, “the shadow line” marca il passaggio tra la giovinezza e la raggiunta maturità caratteriale e a me piace pensare che tale passaggio riguardi tanto Conrad nel romanzo quanto Liuzzi nel percorso artistico. “Alla fine sono diventato un marinaio”».

Michele Liuzzi, Nei momenti migliori non c’è altro che elettricità, legno, gesso, vetro, corda, rete, lightbox, luce al neon, 90 x 90 x 160 cm, 2019

Progetti futuri?

«Al momento abbiamo una programmazione che arriva alla fine di ottobre, più un progetto a lungo termine che vedrà la luce tra un anno circa. Per quanto riguarda la prossima mostra, si terrà a giugno e sarà una collettiva di quattro artisti. A luglio prenderà il via una mini rassegna di video art abbinata ad una call, che lanceremo a inizio maggio, e che coinvolgerà anche altri spazi espositivi di Torino, tra gallerie e studi d’artista. Sempre a luglio ospiteremo una performance di Gianmaria Dellarossa, a settembre poi avremo una personale di Laura Marello, artista informale, mentre ad ottobre è prevista una collaborazione con una giovane galleria milanese, che porterà uno dei suoi artisti a esporre da DRIM. Per quanto riguarda il progetto a lungo termine, non voglio svelare molto, dico soltanto che stiamo lavorando un libro… che coinvolgerà diverse realtà italiane e non, ma questa sarà una sorpresa».

Michele Liuzzi, Le sue promesse erano leggere come il vento (scorcio), lavello in pietra, calce, frammenti di vetro, fotografia, lenti, luce, 50 x 40 x 30 cm, 2019

L’articolo A Torino, sperimentazione e ricerca artistica nella nuova galleria DRIM proviene da exibart.com.