Aveva 65 anni, Giovanni Gastel si è spento a Milano nel pomeriggio del 13 marzo, a causa dell’aggravarsi delle sue condizioni di salute dopo aver contratto il covid. Era il nipote di Luchino Visconti e un grande autore di immagini che hanno segnato il mondo della moda. Il suo occhio attento alla realtà aveva un senso estetico spiccato che trasformava ogni soggetto che ritraeva. Ha firmato molte copertine di Vanity Fair.

La sua carriera decolla tra gli anni ’80 e i ’90 ed esplode parallelamente al boom del “Made in Italy”. In quegli anni, Gastel sviluppa campagne pubblicitarie per le più prestigiose case di moda italiane come Versace, Missoni, Tod’s, Trussardi, Krizia, Ferragamo e molte altre. Vola a Parigi dove negli anni ’90 lavora per Dior, Nina Ricci, Guerlain.

Sebbene la sua carriera inizia nel mondo della moda, Gastel, fotografo e poeta, sente un particolare richiamo per progetti prettamente artistici. Nel 1997, la Triennale di Milano gli dedica una personale curata dal grande critico d’arte, Germano Celant. La mostra lancia Gastel ai vertici dell’élite fotografica mondiale e il suo nome compare su riviste specializzate insieme a quelli di altri grandi della fotografia Italiana come Oliviero Toscani, Giampaolo Barbieri, Ferdinando Scianna e di maestri internazionali come Helmut Newton, Richard Avedon, Annie Leibovitz, Mario Testino e Jürgen Teller.

Alla fine degli anni 2000 Giovanni Gastel esplora l’arte del ritratto, tra i volti quello di Barack Obama, Ettore Sottsass, Roberto Bolle e Marco Pannella. Una selezione di 200 ritratti è andata in mostra al Museo Maxxi di Roma nel 2020, protagonisti personaggi del mondo della cultura, del design, dell’arte, della moda, della musica, dello spettacolo e della politica che lo stesso Gastel ha incontrato durante i suoi 40 anni di carriera.