L’esposizione “Amore libera tutti” – pensata appositamente per Vannucci arte contemporanea in un momento in cui ancora il distanziamento fisico non era così incombente – alla luce delle ristrettezze date dall’emergenza sanitaria che ci mette a dura prova, oggi assume un valore ancora più pregnante.

Antonello Ghezzi, Amore libera tutti, foto Rospigliosi, Vannucci Arte Contemporanea

L’amore di Antonello Ghezzi

L’amore è il tema dominante che il duo artistico – Nadia Antonello e Paolo Ghezzi – mette in mostra nelle sue differenti accezioni. È un amore inteso come legame affettivo; come unione sentimentale ma anche un amore più universale, coinvolgente ed ecumenico come l’amore per i figli, per i parenti, per gli amici, per la vita. L’amore è inteso come “arma” lieve per vincere le ostilità che ci si presentano; è calato, attraverso le opere e attraverso l’arte, nella vita quotidiana con messaggi impressi sulle opere stesse, parole che veicolano un senso di leggerezza, romanticismo e ottimismo.

Con questa mostra dedicata all’amore e alle persone, l’invito che Antonello Ghezzi ci fanno è quello di coltivare (nonostante tutto) i rapporti interpersonali e socializzare in attesa di ritornare a un contatto fisico più stretto. L’io deve lasciare assolutamente spazio al noi anche perché altrimenti l’io non sarebbe nessuno ma solo una monade chiusa in sé stessa, sterile e autoreferenziale. È dunque l’amore, nel senso poetico del termine, che semplifica tutto e consente una relazione reciproca e condivisa.

Antonello Ghezzi, Stringere lo spazio, foto Rospigliosi, Vannucci Arte Contemporanea

Lo specchio, le nuvole e la fantasia

L’esposizione – a cura di Manuela Valentini – propone lavori, molto diversi tra loro, ma che convergono comunque verso il tema dell’amore.
Filo conduttore tra tutte le opere di Antonello Ghezzi è lo specchio che consente di oltrepassare la realtà e sconfinare in un mondo dominato dalla fantasia.
Amori lontani le cui distanze si possono accorciare inviando una lettera. Uno scrittoio, infatti, posto davanti a una finestra specchiante su cui compare incisa la parola scrivimi, diventa il luogo ideale dove sedersi per vergare con la penna, quindi rigorosamente a mano, parole d’amore a una persona cara e che verranno poi realmente inviate per posta.
Coppie di altalene che idealmente consentono di alzare i piedi da terra e proiettarsi verso una dimensione ‘altra’, di volare, di fantasticare: questo è un amore forse più infantile e adolescenziale, spensierato e disincantato; sulle sedute a specchio sono incise coppie di parole – sempre-insieme, tienimi-forte, spingiamoci-oltre – hanno il compito di traghettarci in una dimensione onirica.

Un vecchio specchio degli anni venti dalla cornice dorata che un tempo arredava la sala d’aspetto della stazione di Pistoia è diventato Attesa dell’amore: un’opera che si riappropria di una storia, uno specchio che è stato testimone di incontri e di addii, che ha visto volti sorridenti e lacrime, che ha assistito a passaggi frettolosi e soste di viaggiatori ammiccanti.
Un semaforo dalla luce azzurra, Via libera per volare, diventa un segnale forte che ci proietta verso un mondo fantastico e sognante, un mondo magico che fa esistere quello che ancora non c’è. Sullo stesso piano è da porre Scala per andare a prendere le nuvole, una vecchia scala di legno da carpentieri appoggiata al muro in cima alla quale è dipinta una nuvola azzurra stilizzata.
Un’ascesa verso il cielo si trova anche in La sedia del giudice, una seduta simile a quelle usate dai giudici di linea nelle partite di tennis, ma questa volta biposto: per Antonello Ghezzi infatti il verdetto non è individuale ma dato dalla mediazione tra gli opposti e quindi dall’incontro di due punti di vista.

Antonello Ghezzi, Via libera per volare, Vannucci Arte Contemporanea, foto Rospigliosi

La parte maggiormente performativa dell’esposizione è data da Stringere lo spazio (di me e te), un’installazione site-specific composta da piccole sculture in terracotta colorata affisse al muro. Si tratta del “risultato” di strette di mano date tra le persone che nel corso dell’estate, quando il distanziamento interpersonale era maggiormente consentito, hanno frequentato la galleria. Una piccola quantità di argilla fresca, posta nel palmo della mano a suggellare la stretta di mano tra due persone, amici, fidanzati, ma anche perfetti sconosciuti. Una volta seccate, dipinte e cotte, ne scaturiscono forme molto eterogenee, aggressive o delicate, frastagliate o compatte, ma ognuna porta incisa l’impronta di una relazione, di un’amicizia, di un amore…

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