Cartelli a scuola: «Ho pianto, ma l’aborto è una scelta non una vergogna»

«Ho bisogno di afFeto». «Questo eri tu». «Mi hanno buttato in mezzo all’utero e ne sono uscito embrione». «Io feto, tu aborto». Ha trovato cartelli con queste scritte e le immagini di un feto una ragazza rientrata in una scuola superiore di Piacenza dopo affrontato un aborto. Erano sulla porta dell’aula e lungo il corridoio. Anche se in zona rossa la ragazza, 18enne, va a scuola nei turni per seguire i laboratori.

L’avvocata e attivista per i diritti Cathy La Torre ha annunciato un esposto alla Procura «per chiedere che vengano accertati eventuali reati». Il dirigente scolastico ha sta facendo accertamenti e anche alcuni compagni di scuola hanno denunciato il fatto. A colpire è però che questo episodio di bullismo, intolleranza e mancato rispetto della libertà di scelta altrui venga da coetanei della ragazza.

La storia è nota grazie al post di una compagna di scuola con le immagini. «Una mia compagna di classe ha abortito, questo è quello che ci siamo ritrovati sulla porta della nostra classe e su quelle del nostro piano. Mi viene da vomitare e vorrei prendere a ceffoni tutti quegli sfigati che hanno fatto sta cosa». Un’altra aggiunge: «Succede in una scuola italiana in provincia di Piacenza, in una scuola con gente giovane che speravo fosse diversa dalle vecchie generazioni, una speranza più vicina di poter cambiare e aprire le nostre menti presto e soprattutto imparare il concetto di rispetto per le scelte personali altrui, ed è questo che più mi inquieta, che ciò che dovrebbe rappresentare il futuro e il cambiamento sia ancora così maledettamente indietro».

A Repubblica ha raccontato lei stessa la vicenda. «Il mese scorso ho abortito. Qualche giorno fa, dopo essermi assentata dall’aula per andare in bagno, mi sono ritrovata il piano tappezzato di quei manifestini. Ho tremato, mi veniva da piangere, li ho strappati, accartocciati». Chi sapeva della gravidanza l’ha aiutata, non si aspettava i manifesti in una scuola aperta come la sua. «Mi sono sembrati così assurdi e ingiusti quei bigliettini senza rispetto».

Alla scuola è arrivata una lettera di scuse. «Nessuno voleva offendere, erano ironici» dice il messaggio anonimo. «Per quanto fuori luogo, lo scopo non era certo quello di offendere o criticare qualcuno. Mi dispiace tantissimo per la situazione che si è creata, soprattutto per le persone che si sono sentite ferite. Chiedo scusa a tutti» dice il foglietto riportato dal quotidiano piacentino La Libertà.

Le cerca ora di far nascere qualcosa di buono dall’intera vicenda. «Mi piacerebbe incontrare chi è stato, parlarci, spiegare, solo io e lui, senza renderlo noto, non cerco giustizia pubblica, vendetta, io non voglio far male a nessuno…Da questa storia vorrei che venisse fuori qualcosa di buono, vorrei aiutare chi ci passa, fare un progetto per sensibilizzare i miei coetanei a non affibbiare etichette a chi abortisce come fosse una poco di buono…È un fatto privato, difficile, ma le ragazze e le donne devono essere libere di scegliere senza giudizi e pregiudizi e io non mi vergogno» ha detto la ragazza.

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