Questo articolo è pubblicato sul numero 5 di Vanity Fair in edicola fino al 2 febbraio 2021

C’è una buona notizia: l’Italia ha un’energia positiva. Infatti il nostro Paese, come spiega Nicola Monti, amministratore delegato di Edison, è virtuoso quando si parla di sostenibilità nel settore energetico. «Siamo tutti arrivati ad avere una grande consapevolezza sui consumi e sulla necessità di ridurre le emissioni, perché negli ultimi 10-15 anni diversi studi hanno dimostrato le correlazioni che ci sono tra i gas serra e l’aumento della temperatura del pianeta», dice Monti, 58 anni di cui 20 in Edison. «Per poterla contenere si sono definiti, nelle riunioni internazionali sul clima e in particolare nell’ultima, la Cop21 di Parigi del 2016, obiettivi molto stringenti e questo ha dato vita a una serie di piani internazionali, recepiti anche dall’Italia, che prevedono l’utilizzo sempre maggiore di fonti rinnovabili nella produzione di energia elettrica. Il nostro Paese ha raggiunto gli obiettivi del 2020 con due anni di anticipo ed è, quindi, ragionevolmente virtuoso: ora abbiamo il 35% di componente rinnovabile all’interno del nostro mix produttivo. Il contributo maggiore arriva dalla produzione idroelettrica».

Perché si chiamano rinnovabili, e cosa sono?
«Le energie rinnovabili, lo dice la parola stessa, si ricavano da fonti che non si consumano. Quindi tutto quello che è alternativo all’utilizzo degli idrocarburi, sia in forma solida sia in forma gassosa, e anche del carbone e dei combustibili solidi. Quindi parliamo di produzione attraverso l’acqua, ma anche attraverso il vento, il sole e in futuro, forse, anche attraverso l’idrogeno, in particolare quello generato da fonti verdi».

Quali saranno i prossimi passi dell’Italia?
«Abbiamo nuovi obiettivi per il 2030, che ci faranno aumentare fino al 55% la percentuale di rinnovabili. Da qui scaturisce un piano di investimenti importante, il Piano nazionale energia e clima, per aumentare notevolmente la produzione di energia eolica e soprattutto fotovoltaica: parliamo di circa 30 miliardi».

Qual è il ruolo di Edison nella transizione energetica?
«Edison è stata pioniera nelle rinnovabili in Europa, basti pensare che la nostra centrale idroelettrica Bertini è di fine Ottocento. Oggi vogliamo continuare a giocare un ruolo importante. E abbiamo investito in Italia per avere sempre maggiore capacità in altre fonti rinnovabili: con circa 1.000 megawatt installati siamo il secondo produttore eolico in Italia. Inoltre, ne abbiamo 100 nella produzione fotovoltaica, che è quella su cui siamo maggiormente impegnati in un percorso di sviluppo. Ma transizione non vuol dire solo fonti rinnovabili; un sistema elettrico ha bisogno anche di fonti programmabili, perché purtroppo l’energia da fonti rinnovabili, a parte l’idroelettrico, non può essere stoccata e conservata in grandi volumi: il vento e il sole permettono di produrre solo quando ci sono. Quindi bisogna accoppiare questo sviluppo con, per esempio, le centrali a gas che oggi sono più efficienti e che possono minimizzare il contenuto di emissioni nocive. Per questo siamo impegnati anche nella realizzazione di nuove centrali a ciclo combinato. Ne abbiamo in costruzione una in Campania, a Presenzano, e una a Marghera Levante, in Veneto».

Proprio a Marghera è arrivata una nuova super turbina.
«La GT36, detta “Monte Bianco”, è la più grande turbina a gas che sia mai stata prodotta, frutto di un’alleanza con Ansaldo Energia, per avere a disposizione il prodotto tecnologicamente più avanzato e ambientalmente meno impattante che oggi ci sia al mondo. La centrale di Marghera Levante sarà l’impianto termoelettrico più efficiente d’Europa, avrà una potenza elettrica complessiva di 780 MW e un rendimento energetico pari al 63%, il più alto reso disponibile oggi dalla tecnologia. Questo si traduce in un abbattimento delle emissioni specifiche di CO2 del 40% rispetto alla media dell’attuale parco termoelettrico italiano e di quelle di ossidi di azoto (NOX) di oltre il 70%».

Quindi, quali sono i vostri obiettivi a lungo termine?
«Vogliamo passare dal 20% di componente di produzione rinnovabile, oggi nel nostro portafoglio, al 40% nel 2030».

La sostenibilità è anche sociale: come vi impegnate nelle comunità in cui siete presenti?
«Abbiamo deciso già da qualche anno di declinare e utilizzare come obiettivi aziendali alcuni dei 17 sustainable development goals delle Nazioni Unite che riguardano l’ambiente, la sicurezza, l’inclusione, la parità di genere… Poi ci sono quelli di integrazione col territorio, che per noi sono particolarmente importanti. Essendo presenti in quasi tutto il Paese, abbiamo necessità di creare un dialogo sempre più costruttivo sui progetti e gli investimenti che riguardino anche occupazione, alternanza scuola-lavoro e varie iniziative con istituti, scuole e università del territorio. È un percorso molto vario quello della sostenibilità in senso lato e, a maggior ragione in momenti come questo in cui aumentano divario e disagio sociali, c’è bisogno che le aziende agiscano come operatori responsabili e mettano in atto programmi per la popolazione meno fortunata. Noi abbiamo deciso di organizzare le nostre numerose iniziative creando una fondazione denominata Fondazione Edison Orizzonte Sociale, che avrà maggiore mandato e potrà allargare il raggio d’azione delle nostre tante attività».

Un esempio recente?
«Edison per l’Italia: sin dal primo lockdown del 2020 abbiamo agito a sostegno dei nostri clienti, in particolare le partite IVA e le PMI, per la sospensione della bolletta di energia elettrica e gas. Inoltre, abbiamo messo in campo delle agevolazioni per tutto il personale medico e infermieristico. Abbiamo cercato di dare a chi era particolarmente sotto stress o in sofferenza un contributo tangibile di vicinanza e abbiamo elargito a favore delle strutture sanitarie nelle comunità più colpite dalla pandemia. Una parte di questi fondi è stata raccolta anche grazie a una campagna di solidarietà interna all’azienda».

AL TIMONE

Nicola Monti è nato a Varese il 6 luglio 1962 e si è laureato in Ingegneria civile idraulica al Politecnico di Milano. Entra in Edison nel 1999 come responsabile dello sviluppo internazionale e dal 1° luglio 2019 ne è amministratore delegato.

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