Il titolo italiano assoluto di volo a vela appartiene a una donna. Margherita Acquaderni, a metà maggio, si è aggiudicata il primo gradino del podio del Campionato Nazionale Assoluto della classe 18 metri, in occasione della Coppa Città di Varese (CCV) competizione alla quale hanno partecipato piloti sportivi di interesse nazionale. Eppure, solo gli appassionati lo sanno e anche loro, spesso, girano lo sguardo dall’altra parte quando arriva Margot perché il mondo dell’aeronautica in Italia è ancora molto maschilista: essere pilota non è un «woman affair», insomma.

Eppure per volare con un aliante veleggiatore senza l’uso di apparati propulsivi meccanici non serve né forza fisica, né velocità, né massa muscolare, ma tecnica, competenza, perseveranza e capacità di rischiare. Per questo esistono gare dove la differenza di genere non è considerata una categoria, eppure sono pochissime nel nostre Paese le donne che decidono di «prendere il volo» e considerare la carriera del pilota una via percorribile.

Parte da qui il primo Fly Pink Gliding Master che nel week end del 21-21 maggio ha visto circa 15 pilote provenienti da tutta Italia riunirsi all’Aero Club Adele Orsi di Calcinate, in provincia di Varese, con l’obiettivo di potenziare la squadra nazionale femminile di volo a vela, oggi ancora poco rappresentata. Il master è la seconda parte di un addestramento teorico che si è svolto via Zoom durante i mesi del lockdown ed è stato fortemente voluto proprio da Margherita Acquaderni Presidente dell’Aero Club pluripremiata pilota della nazionale.

«Quando ho partecipato alla mia prima gara Continentale nel 1997 mi si è aperto un mondo», racconta Margherita Acquaderni. «In Italia mi sono sempre confrontata con uomini. Per la prima volta, mi sono resa conto che nel resto del mondo invece ci sono molte pilote e sono i mariti ad accudire i figli quando loro volano. E ho pensato che dovevo creare una realtà in rosa anche da noi. Purtroppo in Italia abbiamo una cultura aeronautica molto maschilista e donne che ancora sono convinte di non poter fare cose straordinarie. Vorrei poter cambiare questi paradigmi, li trovo retrogradi e non attinenti al mondo in cui viviamo».

Dopo quella manifestazione, Margot comincia a fare dello scouting in Italia e all’inizio degli anni 2000 organizza il primo raduno cui partecipano sei ragazze, per arrivare nel 2006 a 10 e nel 2012 a una ventina. «Passo dopo passo qualcosa si sta muovendo, ma è stato davvero difficilissimo», racconta. «Il fatto è che bisogna proprio cambiare la mentalità e per quello serve tanta perseveranza e pazienza. Arrivare a organizzare un master nel 2021 sembrava improbabile fino a poco tempo fa, invece eccoci! L’entusiasmo del terzo gradino del podio della squadra femminile italiana ai Mondiali WWGC del 2020 in Australia ha sicuramente infuso nuovo entusiasmo e oggi le pilote di volo a vela che fanno parte delle Fly Pink sono 50, di cui 10 associate all’Aero Club Adele Orsi».

DI COSA SI TRATTA
Il Volo a Vela nasce all’inizio del secolo scorso ma si sviluppa in Germania alla fine della Prima Guerra Mondiale come unica possibilità di volo dato che la costruzione di aerei e qualsiasi altra attività aeronautica, inclusa quella sportiva, era stata vietata dal trattato di Pace. La Germania e la Polonia sono tutt’oggi paesi europei all’avanguardia per questa disciplina e contano il maggior numero di piloti donne.

«L’aspetto più bello di questo sport è che quando stacchi la ruota da terra, hai chiuso con i pensieri terreni», continua Acquaderni. «Nel volo a vela devi essere concentrato sul qui e ora, è un modo per vivere il presente e staccarsi dai problemi e dalla realtà. L’aria non è mai uguale dunque non ti puoi annoiare in nessun modo, inoltre hai a che fare con te stesso e non ti puoi raccontare delle bugie. Infine, è uno sport in cui devi avere il sacro rispetto delle regole e dove la testa deve essere allenata tanto quanto il corpo perché ti richiede decisioni continue e tantissima concentrazione».

Volare senza motore vuol dire capire l’ambiente circostante, leggere costantemente le correnti e come gli elementi si comportano. Per capire se è una buona giornata per spiccare il volo è guardare il cielo e cercare quei «cumuli del beltempo», ovvero quelle nuvole come si disegnerebbero in un cartone animato, che rappresentano l’indizio della presenza di correnti termiche.

«Una giornata buona è una giornata piena di cumuli di bel tempo che sono le nuvole che ci indicano dove salire. Il sole scalda il terreno che però è irregolare e assorbe e rilascia il calore in modo non uniforme. Cambia tra una superficie e l’altra. Noi andiamo alla ricerca di quella colonna e il nostro unico motore è la meteorologia. Oppure ci muoviamo con il vento che sbatte contro la montagna e forma un’onda: l’abilità del pilota sta nel riuscire a cavalcare quest’onda, esattamente come si fa con il surf , ma a 5/6000 metri di altezza».

Margot fa parte anche di Women with wings, un’associazione che raggruppa 10 pilote di tutto il mondo e rappresenta un momento di confronto tra culture diverse. Obiettivo, coinvolgere più quote rosa all’interno del mondo dell’aeronautica. «Vorremmo organizzare la giornata mondiale del volo rosa aprendo le porte dei vari aero club per dare la possibilità alle ragazze di provare a volare. Il mio sogno è quello di creare un gruppo più coeso con la finalità di far crescere il movimento femminile, dare la spinta e un ricambio generazionale alla disciplina. Vorremmo anche far capire che non è così oneroso come lo dipingono, che chiunque può provare».

CHI ERA ADELE ORSI?
I consorti Adele e Giorgio Orsi si innamorarono del volo a vela come fosse un colpo di fulmine. Una coppia benestante, che aveva fatto dello sport il proprio passatempo principale e organizzava tornei nella propria villa che spaziavano dal tennis alla pallavolo. Poi la prova dell’aliante e la voglia di fare qualcosa per non perdere quella tradizione che, negli Anni ’50 nella zona di Varese, stava per essere totalmente rimpiazzata dal motore.

Il padre di Adele possedeva un lembo di terra perfetto per costruire un aeroporto, un’area sulla sponda nord del lago di Varese costituita da campi poco coltivati, molto umidi e con la presenza di pochissimi alberi di gelso di fatto non più utilizzati. Il dottor Mazzucchelli all’inizio non sembrava molto incline a partecipare ai sogni di una donna madre di tre figli con il pallino del volo, poi però vide in quella idea qualcosa di rivoluzionario.

Nel 1961 nasce l’Aero Club Adele Orsi a Calcinate del Pesce e quest’anno festeggia 60 anni di storia gloriosa che ha visto passare i migliori piloti da tutto il mondo perché Adele era puntigliosa e voleva sempre essere al top. Ciò ha reso questo luogo un punto di riferimento mondiale della disciplina. Pilota straordinaria, Adele volava senza mai derogare alle regole, prima fra tutte il rispetto della sicurezza mentre Giorgio, imprenditore accorto, innovatore ascoltato, mediatore instancabile, pilota appassionato è stato sempre guida sicura negli anni. Una storia d’amore bellissima unita (anche) da questa incredibile passione.

PROVATO PER VOI
Talmente accessibile, che lo abbiamo provato anche noi in prima persona. Al nostro fianco, un istruttore qualificato, Maurizio, e assolutamente innamorato del suo lavoro, con una grande voglia di condividere la sua passione. Qualche informazione di sicurezza, un paracadute ben allacciato sulle spalle, e la salita nell’abitacolo del velivolo. Ci hanno detto che si può restare fino a 10 ore in aria sostenuti dal vento. A noi ne basta una.

A questo punto, l’aliante viene collegato con un traino a un aereo a motore che ci porta verso l’alto. Noi lo seguiamo, la cloche serve a tenere la rotta: dobbiamo seguire chi ci sta portando con sé. Al momento dello sgancio è tutto in mano a noi, al vento e a quelle ali che imitano il volo di un falco e, ancora di più, un’aquila, rapace alla ricerca di correnti che portino a salire. Si è a caccia di aria calda e, quando si trova, bisogna cavalcarla, girarle attorno, sopra, lasciare che ci sospinga verso l’alto e insieme non forzare niente, ma assecondare.

La sensazione è unica, il rumore è solo quello del vento e dell’attrezzatura di bordo e l’idea che ne nasce è che si potrebbe davvero toccare arrivare a toccare le nuvole. Insomma, se eravate alla ricerca di un modo per raccontare una sensazione di libertà, ve l’abbiamo trovato.

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