Il 2020 è stato un anno che non dimenticheremo mai. Il SARS-CoV-2 ha colpito la maggior parte dei Paesi del mondo e mostrato tutte le fragilità del nostro sistema politico, sociale ed economico. Se è vero che ha colpito tutta la società portandoci indietro di anni per quanto riguarda speranza e condizioni di vita, economia, lavoro e istruzione, alcuni strati della società hanno pagato un prezzo molto più alto, mettendo a nudo la precarietà di un modello sociale ed economico che credevamo eterno e immutabile. Le  donne in particolare sono state tra le più colpite dalla crisi pandemica, esposte su molteplici fronti, da quello della violenza di genere – esplosa in maniera incontrollata durante i mesi di lockdown – a quello economico, familiare e sanitario. La pandemia ha amplificato le disparità di genere esistenti portando indietro i progressi ottenuti negli ultimi decenni, e in alcuni Paesi, mettendo addirittura a rischio le conquiste fatte nell’ultimo secolo. 

Milano, marzo 2020

Per 47 milioni di donne e ragazze in tutto il mondo il rischio di ricadere sotto la soglia di povertà è più concreto che mai. Da un’indagine realizzata da Ipsos per WeWorld sulla condizione economica femminile in epoca di Covid-19, emerge un quadro catastrofico. Una donna su due ha visto peggiorare la propria situazione economica negli ultimi 12 mesi, dato che supera il 60% se si prende in considerazione solo la fascia di età 25-34 anni. In Italia, delle 444mila persone che hanno perso il lavoro nell’ultimo anno, il 70% circa sono donne. L’Istat a febbraio di quest’anno ha rilevato che nel solo mese di dicembre sono stati persi 101mila posti di lavoro, di cui 99mila solo di donne. Il nuovo volto della povertà è diventato  giovane, precario, madre. Questo è accaduto proprio nel 2020, l’anno che segnava il venticinquesimo anniversario della dichiarazione di Pechino sulla parità di genere e che proprio l’emergenza Covid ci ha mostrato quanto sia ancora lontana dall’essere conseguita. La crisi pandemica ha infatti solo aggravato una situazione in cui il lavoro femminile è molto più ridotto di quello maschile. Prima della pandemia, il Censis rilevava che nel nostro Paese le donne che lavorano rappresentano il 42,1% degli occupati complessivi, e che con un tasso di attività femminile del 53% siamo al penultimo posto tra i Paesi dell’Unione, battuti solo dal 49% della Grecia.

Un primo passo da fare per cambiare lo stato delle cose sarebbe smetterla di considerare l’equità di genere un tema fra tanti, e cominciare a considerarlo invece come il tema che trasversalmente e strategicamente attraversa tutti gli altri. Ogni governo dovrebbe tenerne conto nelle future misure a sostegno della ripresa, che dovrebbero incentrarsi sull’annullamento di questa ennesima ingiustizia nei confronti delle donne. In Italia a oggi, nonostante l’opinione di Matteo Salvini, il piano del governo per l’utilizzo Recovery Fund prevede lo stanziamento di 4,2 miliardi di euro per programmi incentrati sulla parità di genere a fronte dei 196 disponibili in totale. In un report intitolato “The Impact of COVID-19 on Womenpubblicato dalle Nazioni Unite, il problema della gender equality è al quinto posto su diciassette punti programmatici per uno Sviluppo Sostenibile del mondo post-Covid, e nello stesso report si parla del fatto che l’impatto economico del virus potrebbe causare ulteriori danni alle donne anche in futuro. Il risultato è che secondo il Global Gender Gap Report 2020 non raggiungeremo la parità di genere per almeno i prossimi 108 anni circa. 

Una proposta di azione nuova e concreta sembra essere quella del Generation Equality Forum. Indetto da UN Women e co-organizzato dai governi di Messico e Francia in collaborazione con i movimenti giovanili e la società civile, il forum riunisce Stati membri, aziende, organizzazioni giovanili, internazionali e filantropiche, presentandosi come un momento di mobilitazione globale che si batte per garantire i diritti umani a tutte le donne e le ragazze del mondo. I partecipanti all’Action Coalition del forum avranno il compito di mobilitare i governi, la società, le organizzazioni internazionali e il settore privato per coinvolgerli in una serie mirata di azioni concrete per il quinquennio 2021-26, con lo scopo di rendere centrale l’uguaglianza per tutte le donne, nessuna esclusa, nella discussione sul nuovo ordine globale post Covid. 

Ognuno di noi può dare il suo contributo per ottenere un cambio di passo nell’abbattimento del gender gap, iniziando con l’uscire dall’immobilismo per formare reti di azione. Anche in Italia l’appello è già stato raccolto: “Ci viene detto che è un momento di cambiamento – che è giunto il tempo in cui i sistemi di oppressione e le barriere […] possono finalmente essere infrante. In realtà questo momento era arrivato, ed era iniziato, molto tempo fa. Il cambiamento non viene concesso su un calendario stabilito con cura. Il cambiamento avviene quando le persone emarginate lo richiedono”. Con queste parole Adam Eli ha inaugurato il terzo numero di CHIME Zine, il progetto editoriale pubblicato da Gucci dal 2019 e che con la guida dell’attivista e scrittore statunitense e la direzione artistica dell’artista visiva MP5 si batte per far conoscere e diffondere le storie di attivisti e artisti impegnati ogni giorno per costruire l’uguaglianza di genere. 

ChimeZine, Issue No.3

In linea con il costante impegno di Chime for change (la campagna fondata da Salma Hayek-Pinault e Beyoncé Knowles-Carter, nel 2013) il volume raccoglie voci provenienti da tutto il mondo appartenenti a persone impegnate in prima linea nella lotta per l’uguaglianza di genere, con saggi, interviste e opere grafiche che affrontano argomenti come l’importanza dei simboli visivi nei movimenti sociali e la risposta ai tabù e allo stigma della violenza sessuale. Anche se gli articoli sono distinti e le voci provengono da luoghi diversi, condividono un tema di fondo: l’idea che scegliere di cambiare non basta e il vero cambiamento parte dalla decisione di riunirsi per la causa. I contributi danno risalto alle organizzazioni e allo sviluppo dei movimenti popolari, come lo sciopero delle donne in Polonia, le donne e i gruppi emarginati che hanno dato vita al movimento #EndSARS in Nigeria e il movimento egiziano dalla nuova generazione di femministe che è riuscito a rompere lo stigma sulla violenza sessuale. Si parla anche della necessità di attirare l’attenzione internazionale sull’epidemia di femminicidi in Turchia durante il primo lockdown del marzo scorso, raddoppiati in poche settimane. Nel volume trovano spazio anche il mondo dell’arte e del fumetto femminista in Italia, con opere di Fumettibrutti e il racconto del Compulsive Archive di Milano.

Per rendere più efficaci a livello mondiale le iniziative a favore dell’uguaglianza di genere, Gucci ha anche aderito al Generation Equality Forum come capofila del settore privato nell’Action Coalition per i Movimenti Femministi e la Leadership. Proprio attraverso il supporto di Chime for change ha già sostenuto molte associazioni in Italia e nel mondo come Equality Now, l’organizzazione non governativa che sostiene gli attivisti in Medio Oriente, Nord Africa e India che portano avanti nelle loro comunità iniziative per modificare la cultura e la legislazione assicurando un futuro più giusto a donne e ragazze; mothers2mothers, organizzazione internazionale che si occupa dell’ampliamento dei servizi sanitari per donne e bambini in Ghana e in Sudafrica, e del reclutamento, formazione e impiego di donne affette da HIV come operatrici sanitarie essenziali in prima linea; la rete italiana D.i.Re, che  si occupa di contrasto alla violenza di genere con i centri anti-violenza e i rifugi che ogni anno accolgono oltre 20mila donne in tutta Italia;  Artolution, l’organizzazione di programmi artistici collaborativi e comunitari per donne e ragazze in Bangladesh, Colombia, Giordania, Uganda e Stati Uniti che si occupa dei processi terapeutici e della resilienza, per supportare le donne nel raggiungimento della loro indipendenza. 

Nel 2020 Chime For Change ha sostenuto direttamente quasi 30mila donne e ragazze attraverso oltre 80 organizzazioni femminili di base impegnate a contrastare l’aumento della violenza di genere e della discriminazione accelerate dalla pandemia di COVID-19. La campagna è attiva con lo slogan “To Gather Together”, un invito per la comunità globale a unirsi a sostegno dell’uguaglianza di genere. Non si tratta solo di beneficenza, ma di un progetto politico fondamentale. È infatti fondamentale che nel mondo si imponga un’empatia radicale, che si parli delle disuguaglianze di genere e che si facciano passi in avanti concreti verso il riconoscimento dei diritti di tutte le donne in ogni parte del mondo. La parità è un agente di democratizzazione essenziale, e la base di uno dei cambiamenti più grandi di questo secolo, trasformando un momento drammatico come quello che stiamo vivendo in un’occasione di riscatto per miliardi di persone in tutto il Pianeta.

L’articolo Dobbiamo trasformare la pandemia in un’occasione per diminuire le disuguaglianze di genere, insieme proviene da THE VISION.