la strada
Zampanò (Anthony Quinn) e Gelsomina (Giulietta Masina) in “La strada” (1954)

Iconico. Aggettivo. Aggettivo terrificante (che non esiste ma dovrebbe): veder ripetutamente questo termine sulle fonti relative a qualcuno di cui si deve scrivere, credete, è peggio che vedere comparire Redrum sullo specchio del proprio bagno. Perché vuol dire, grossomodo, che sul soggetto cui ti approcci è stato scritto tutto ed il suo contrario, da penne illustri e pensatori eccelsi e che tu, sommo cialtrone, non hai una possibilità che sia una di scrivere qualcosa di decente nemmeno se ti raccomanda per la grazia Paolo Brosio in persona. Ciò detto, oggi parliamo di Federico Fellini (Rimini, 20 gennaio 1920 – Roma, 31 ottobre 1993).

Fellini è un liquido, culturalmente parlando, per lui vale il Principio di Incomprimibilità: Nino Rota, Giuliatta Masina, La strada, Giulietta degli Spiriti, Anthony Quinn, La dolce vita, Marcello Mastroianni, Oscar, 5, 8 e ½, regia, radio, sceneggiatura, disegno, fumetto, Anita Ekberg, Amarcord, Antonioni, Paolo Villaggio, Benigni, aeroporto, Scola, Pomodoro, Milo Manara, attore, scenografo, costumista, story-board, libri, David, Nastri  d’Argento, Bafta, Cavaliere, Grand’Ufficiale, Rimini, R.E.M., Vinicio Capossela, Monicelli, Topolino, Germi, Lattuada, produttore, pubblicità, Fregene, La voce della luna, Ennio Flaiano. Questi i tag, i link, i riferimenti ipertestuali che andrebbero fatti per affrontare un discorso analitico su Fellini. Alcuni, non tutti.

Ammettiamolo, Domine Non Sum Dignus, e non ho nemmeno lo spazio. Allora, forse vale la pena andare a volo d’uccello, salendo su una manta, che uccello non è ma ha comunque le ali, e volare in un sogno felliniano, dove incontriamo questa benedetta icona che ha influenzato tanto la cultura mondiale che i suoi film-topos sono citati in lingua originale in tutto il mondo – il mondo di Fellini. Un mondo dove gli artisti si incrociano e si intersecano, danno e prendono, dove il disegnatore di story board Hitchcock invidia il fumetto felliniano, ma vanta la sperimentalità di Nodo alla Gola e La finestra sul cortile prima dell’idea onirico felliniana di un film con un’unica inquadratura. Volando, vediamo le donne di Fellini, le ossessioni, l’oniricità, la malinconia di un Orson Welles a cui mancherà per sempre Rosebud, l’ossessività di Kubrick in cui la malinconica violenza da zingaro si è trasformata in una gelida ultraviolenza anglosassone.

Federico Fellini
Federico Fellini

Non vi ritrovate coi riferimenti temporali? Ma parlare di un sognatore porta Al di là dei sogni, nel Paese delle Meraviglie proprio a destra della seconda stella: quando è morto nel 1993, deve aver trovato ad aspettarlo Alfred e Orson, e tutti e tre poi devono avere accolto Stanley.

Ma quanti sassolini deve aver seminato lungo la sua strada, il Maestro? Quanti siamo in grado di riconoscerne, quanti ci sfuggono tra le dita come la sabbia di Fregene? Che tutti si siano sprecati a infondere l’aggettivo felliniano sul film da Oscar La grande bellezza non stupisce, dalla cadenza del titolo alla caratterizzazione dei personaggi, fino alla giraffa che ricorda la nostra manta, ma senza riferimenti all’attualità violenta. Ma quanti, ora e in futuro, coglieranno la continuità dello sguardo di Mastroianni dietro gli occhiali a TV, dalla locandina di 8 e ½ alle strazianti inquadrature di Stanno Tutti Bene? Sorrentino, Tornatore, Virzì, Soldini, Salvatores: quanti hommage, quanti riferimenti, dediche, debiti lascia un’icona? E nel meno rutilante mondo del fumetto?

locand 8Il destino di un’icona: cos’è, infatti, un’icona se non un punto di riferimento con cui tutti, prima o poi, poco o tanto, consapevolmente o no, devono far riferimento? Dobbiamo: chi vedendo una fontana non ha pensato almeno una volta «Marcello, come here?» O chi, almeno una volta, non ha pianto sconsolato di delusione per se stesso davanti al mare, come Zampanò?

Non ho trovato riferimenti diretti, ma quel documentario Mi ricordo, sì, io mi ricordo con Mastroianni, come non fa a far ricordare volente o nolente Amarcord, almeno noi della generazione che non sempre sapeva trattarsi della contrazione del dialettale romagnolo “a m’arcord” – io mi ricordo, e si baloccava con l’assonanza incrociata con ricordo e amaro, senza sbagliare poi di molto?

Il ricordo è finito, la manta può atterrare: l’artista Federico Fellini non si lascia comprimere e ridurre a schemi. Per contro, l’uomo Fellini può forse essere iconizzato nella fretta con cui la sua Giulietta volle raggiungerlo, appena 5 mesi dopo che il suo Federico aveva raggiunto Alfred, Orson e gli altri Grandi benedetti dalle loro ossessioni, dai loro sogni di cinema: si sa, le grandi coppie, nel cinema, sono inseparabili.

Vieri Peroncini per MIfacciodiCultura

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