Questo articolo è pubblicato sul numero 9 di Vanity Fair in edicola fino al 2 marzo 2021

Francesco Branucci ha 66 anni, è sposato da 19 con Cristina e ha una figlia che si chiama Maria Sole. È di origini marchigiane, ha vissuto in Lombardia ma poi si è trasferito a Triggiano, in provincia di Bari, dopo aver conosciuto la moglie «lasciando lavoro, amici e carriera per seguirla al Sud dove mi sono sentito adottato da questa terra». Nella mail che mi ha scritto, Francesco dice di essere «un papà attempato di una ragazza di 15 anni che frequenta il secondo anno di liceo classico con buoni voti. È una brava ragazza ed è anche molto bella, non solo fisicamente, anche interiormente. Avere voi come “spalle” per essere un educatore è molto confortante. Penserete: “Il solito folle che non sa cosa dice”. No, siete un solido punto di riferimento, attenti al mondo che viviamo, pronti a offrire di esso uno sguardo altro, che in me genera spunti, riflessioni, contaminazioni. Tutto questo aiuta a migliorare la mia comunicazione con una figlia nata nel 2005, alla quale spesso mi capita di leggere degli articoli, delle rubriche, o semplicemente commentare delle foto che sono il frutto del vostro lavoro. La pandemia ci ha segregato, ma solo fisicamente, “la mente vola e va in giro in cerca dei suoi perché” e voi siete dei mezzi di trasporto fantastici. Grazie. Resto in attesa del numero 9».

Caro Francesco, dopo aver indagato il nuovo tra i giovani, cosa rappresenti, come sia spesso lontano da quello che conosciamo o pensiamo di conoscere, questo numero 9 rappresenta un altro giro «in cerca dei suoi perché» relativo al corpo delle donne. È un tema che ci è caro, una questione che riguarda tutti, uomini e donne, soprattutto un fatto tornato prepotentemente di cronaca a causa dei recenti insulti che un docente ha riversato su Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia.

Proprio per questo, abbiamo scelto di mettere in copertina la storia della cantante Noemi che si presenterà al prossimo Festival di Sanremo completamente cambiata. Veronica Scopelliti, questo il suo vero nome, racconta in esclusiva per noi di un cammino diverso, forse addirittura contrario a quello che stanno facendo molte altre donne. Abbiamo evidenziato la sua storia perché è la storia di una donna, di un’artista e di una persona che ha scelto di inseguire il proprio sogno. E il problema non è mai lei o il suo sogno. Ma noi. Come scegliamo di giudicarlo. Che parole usiamo per descriverlo. Che ferocia o comprensione mettiamo nel condannarlo o rispettarlo. La cattiveria e l’odio che inquinano il linguaggio contemporaneo e che ci impediscono di fare un passo in avanti, verso ogni direzione, sono un problema. Un grande problema che tutti dobbiamo risolvere partendo proprio dal linguaggio che utilizziamo. Pensateci in ogni post, in ogni commento, in ogni frase che userete questa settimana. Ci vuole pochissimo per scivolare dalla comprensione alla ferocia. E altrettanto poco per fare il percorso contrario. Un percorso di tolleranza, di rispetto, forse d’amore.

Buona lettura

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