«Se restiamo unite le cose cambieranno».

Se Girl Power, il nuovo film di Amy Poehler disponibile su Netflix dal 3 marzo, dovesse essere descritto con una sola frase sarebbe questa. Un gruppo di studentesse di una tipica high school americana, infatti, decide di unirsi per combattere e protestare contro il maschilismo che vige tra compagni e insegnanti e, con caparbietà e coraggio, innescherà una piccola rivoluzione che sconvolgerà tutti gli equilibri.

«Mi piacerebbe – ha spiegato la protagonista, Hadley Robison, in un’intervista per Vogue – dare inizio a una conversazione, fornendo tutti gli strumenti necessari alle giovani donne per emanciparsi e capire che insieme siamo forti».

Tutto parte dalla taciturna e silenziosa Vivian (Robison) che, ispirata dalla madre (Amy Poehler) e dal suo passato da attivista ed ex riot grrrl, decide di fondare una fanzine (Moxie, da un vocabolo molto in voga negli anni ’80 che significa grinta) con il primo intento di protestare contro l’ennesima stupida lista compilata dai maschi della scuola per classificare le ragazze in base all’aspetto fisico o altri insulsi motivi.

La fanzine riesce a unire ragazze completamente opposte tra di loro: c’è Lucy (Alycia Pascual), la nuova arrivata, che è volitiva e coraggiosa; ci sono le calciatrici Kiera (Sydney Park) e Amaya (Anjelika Washington), stanche di vedere sminuito il proprio talento sportivo a favore dei colleghi maschi, c’è Claudia, migliore amica di Vivian più timida e meno incline a farsi coinvolgere, o CJ (Josie Totah), una ragazza trans che non viene accettata né dalla preside e né dai suoi compagni.

Il gruppo che si costituisce, le Moxie girl, avrà un grande impatto non solo nella vita della scuola, ma soprattutto in quella di Vivian che riesce finalmente a scoprire chi è e cosa vuole dalla vita. Il film si apre con la schermata del tema da compilare per l’ammissione al college: «Parla di una causa che ti appassiona e per cui hai fatto qualcosa». E se, all’inizio, la ragazza non riesce a trovare le parole, alla fine capirà qual è il suo obiettivo. «Ho cercato di mettere i personaggi in un raggio d’azione variegato per mostrare dove si trovavano quando è avvenuto il cambiamento – ha spiegato la regista – e infatti per Vivian si tratta di un lungo percorso». A fare da sfondo (ma non troppo) il rapporto con sua madre e con il suo ragazzo Seth (Nico Hiraga) che dimostra quanto sia importante, anche per gli uomini, essere femministi.

L’auspicio di Poehler è che il film venga guardato da mamme e figlie insieme così da capire meglio i rispettivi momenti di vita ed emozioni. Per me è da vedere, da sole o in compagnia (decidete voi), per ricordarsi che forza di propulsione pazzesca può essere la solidarietà e l’unione femminile. Ma soprattutto per non dimenticare, come sottolinea Lucy in una scena, di vivere «sempre a testa alta».