Giuseppe Zeno: confessioni di un timido

Giuseppe Zeno: confessioni di un timido
Giuseppe Zeno: confessioni di un timido
Giuseppe Zeno: confessioni di un timido

Questo articolo è pubblicato sul numero 16 di Vanity Fair in edicola fino al 20 aprile 2021

Il mare dentro Giuseppe Zeno lo ha sempre. Lo ha di nascita – nel 1976 a Napoli – e di infanzia, tra­ scorsa sul peschereccio del padre davanti alle coste della Calabria. Lo ha per diritto di nozze, visto che quasi cinque anni fa ha sposato a Ortigia l’attrice catanese Margareth Madè. E lo ha per mestiere. Il suo successo più recente è stato nei panni del fascinoso ginecologo di Mina Settembre, ispirato ai romanzi di Maurizio De Giovanni e girato a Napoli. Mentre ha appena finito di interpretare per Rai­ uno Blanca, ambientato in una Genova che ricorda molto la città vesuviana set dei romanzi di Patrizia Rinaldi da cui è tratta la serie di Lux Vide. Nel frattempo stiamo per ritrovarlo nella fiction thriller di Canale 5 Luce dei tuoi occhi, a fianco di Anna Valle.

Dal Paradiso delle signore a Mina Settembre: lei viene regolarmente descritto come un sex symbol. Come si trova nella definizione?
«Non mi ci vedo, cerco solo di mettere a disposizione del personaggio le mie caratteristiche artistiche o fisiche. Il mio Mimmo, il ginecologo, l’ho immaginato più romanti­ co che bello. Non è un piacione a tutto tondo, è insicuro, incapace di gestire i rapporti con le donne e, a parte Mina, di cui è innamorato, le attenzioni delle pazienti lo mettono un po’ in imbarazzo».

Sta già lavorando a una seconda serie?
«So che gli sceneggiatori stanno scrivendo, ma non abbia­ mo avuto convocazioni».

L’insicurezza di Mimmo quanto se la sente vicina?
«Io sono decisamente impacciato, ho sempre fatto grandi figuracce quando ho cercato di darmi un tono, poi mi so­ no arreso all’idea che devo essere me stesso, e ne traggo vantaggio».

Timido anche con le ragazze?
«Decisamente, invidiavo il classico tipo che piaceva a tutte e mi chiedevo: ma come fa questo?».

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E lei come faceva?
«Facevo a meno».

Però poi ha incontrato Margareth.
«Eravamo entrambi adulti, consapevoli di quello che vo­ levamo e di che cosa potevamo diventare insieme».

Così consapevole che già dieci anni fa, quando ancora non la conosceva, lei ci aveva detto di voler mettere su famiglia.
«È sempre stato il mio desiderio. Ma se non fosse arriva­ ta la persona giusta non l’avrei perseguito a tutti i costi. Oltre all’amore, servono altre cose perché una famiglia si consolidi davvero: complicità a 360 gradi, guardare nello stesso punto, volontà di educare i figli in un certo modo, sapersi rispettare».

Con Margareth ha messo il turbo: nel giro di un anno l’ha conosciuta e sposata.
«Veniamo da estrazioni sociali molto simili, siamo entrambi meridionali e lei è una persona con valori di ferro. Non sta a pretendere un ruolo con le unghie. Lo fa con la consapevolezza che è un lavoro, non per mettersi in luce a tutti i costi, e questo l’ho apprezzato tantissimo».

Così adesso avete due figlie, Angelica che ha tre anni e mezzo e Beatrice di 8 mesi.
«Ho assistito alla loro nascita, veder venire al mondo una vita è un’immagine che ti resterà sempre nella memoria. Poi ogni cosa inizi a viverla anche in funzione della respnsabilità di padre, anche il lavoro: mantiene l’importanza che ha sempre avuto, ma allo stesso tempo rappresenta i mezzi con cui loro potranno formarsi e non dovere, domani, dipendere da nessuno. Poi, quando le vedo tutte e tre sul divano che si scambiano coccole, a volte mi dico: ammazza quante siete! Ma anche: come sono belle, e come sono fortunato io».

Preferirebbe che Margareth restasse su quel divano?
«Sta già lavoricchiando, e io non mi tiro certo indietro nel prendermi cura delle bambine. È uscito adesso sulle piat- taforme Il mio corpo vi seppellirà, dove è protagonista: mentre girava, io facevo il papà. Ora mi si sono sovrapposti diversi lavori, ma di natura sono molto casalingo».

C’è stato un momento in cui avevate ipotizzato di lavorare insieme.
«Sarebbe un piacere, se ci fosse un progetto valido. Volevamo fare Il sorpasso a teatro, poi lei è rimasta incinta».

Lei in scena ha interpretato Vittorio Gassman due volte: nel Sorpasso e nei Soliti ignoti: ansia da prestazione?
«Un po’ la prima volta: Gassman è inarrivabile. Però non si può non farlo per paura. Allora dovrei aver paura anche di recitare Amleto o La vita è sogno».

La tournée dei Soliti ignoti è stata interrotta dalla pandemia. Riprenderà?
«Speriamo, finora abbiamo saltato circa 80 date. Ma io ho comunque lavorato, ci sono colleghi che sono fermi da un anno: una tragedia vera».

Altri progetti di lavoro?
«Uno con Stefano Reali, dal romanzo Storia di una fami- glia perbene. E poi forse la storia di un personaggio realmente esistito… niente di definito, però».

Lei ha fatto soprattutto televisione. Le manca il cinema?
«Non ne sento tanto l’esigenza, a volte arriva una proposta ma sono impegnato con una serie. E comunque la differenza con la tv si sta sempre più assottigliando».

Quando le capitano scene d’amore si imbarazza?
«Più che altro mi viene da ridere, con la partner si crea un gioco per superare la timidezza reciproca. Se il pubblico potesse vedere il backstage: più che sesso, risate».

Torna il tema della timidezza. Il tango che ha imparato quando lavorava in Sud America la rende più sciolto?
«Non l’ho più praticato, non dava le stesse emozioni».

Con Margareth ballate?
«No, io lo faccio poco, mi sento ridicolo, goffo».

A volte basta lanciarsi senza pensarci troppo…
«Ma è come tuffarsi da uno scoglio altissimo: il momento brutto è il prima, il blocco».

Alla fine, il mare è sempre dentro di lei. Ma è vero che il lockdown le ha fatto riscoprire il rapporto con la terra?
«Sì, ho potuto dedicarmi alla mia spiritualità, al verde che mi circonda. Amo stare a contatto con la natura».

Si è anche comprato un terreno in Sicilia?
«Sì, con un rudere. Io e Margareth amiamo la campagna e sogniamo un piccolo paradiso dove rifugiarci».

È diventato più uomo di terra che di mare?
«Avendo navigato nove anni sul peschereccio con mio padre, il mare l’ho vissuto abbastanza. L’ideale è un terreno con vista».

Dieci anni fa, lei mi aveva dato una bella definizione della sua famiglia di origine: «Mio padre è il motore, mia mamma il timone». Nella sua coppia come funziona?
«Siamo un’altra generazione, non c’è timone né motore: siamo entrambi comandanti di un’imbarcazione che cer- chiamo di indirizzare dove più ci piace».

Qual è la meta?
«Intanto abbiamo fatto un bel po’ di tappe: in cinque anni abbiamo realizzato quello che le coppie fanno in 15».

Potete affidarvi alla corrente e starvene tranquilli?
«Sì, ogni tanto è bello navigare in calma piatta».

Foto: MARIO GÓMEZ
Servizio: MARTINA ANTINORI
Foto di cover: giacca della linea «Archive» in cotone, FAY. Maglia, FALCONERI.
Ha collaborato Camilla Fioravanti. Grooming Francesco Avolio@W-MManagement using Alterna Haircare Italia.

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