Il fumetto come motore culturale: intervista a Giulio De Vita

Giulio De Vita (Pordenone, 1971) è un fumettista italiano e comic book artist presso la Walt Disney Company Italia. Ha iniziato come disegnatore nella serie di fumetti Lazarus Ledd (1992) e lavorato per Marvel Comics e Sergio Bonelli Editore, esordendo nel 2000 anche nel mercato fumettistico francese. Integra musica e fumetto, collaborando con Vasco Rossi, Zucchero e Sting nella realizzazione di storyboard per diversi videoclip, curandone anche la regia per la casa di produzione Diamante Films di Bologna. Dal 2018, Giulio De Vita è ideatore e direttore artistico del PAFF! di Pordenone, innovativo progetto e contenitore culturale di veduta internazionale, ospitato nell’ottocentesca Villa Galvani, che usa il fumetto come dialogo con le altre forme d’arte e propulsione di esse, a tutto tondo.

Ed è proprio del PAFF! che Giulio De Vita parla in questa intervista, ripercorrendo l’origine della passione che lo lega al fumetto fino alle motivazioni che lo hanno spinto alla realizzazione dell’istituzione che, prossimamente, ospiterà anche una mostra dedicata a Milo Manara e Federico Fellini.

I fumetti si fondano su un linguaggio ibrido di immagini e testo. E tu a quale immagine assoceresti l’inizio della tua grande passione per il fumetto?

«Certamente a un fotogramma del film Caccia al Ladro di Alfred Hitchcock. È un film che da piccolo mi ha talmente coinvolto da spingermi a prendere carta e matita (non possedendo allora una telecamera) per emulare quella storia a disegni. Ho sempre pensato che i fumetti, seppur composti di immagini disegnate e senza suono, grazie alla narrazione permettano al lettore di partecipare attivamente con la propria immaginazione dandogli movimento e musica. Questo avviene grazie a quello spazio bianco tra una vignetta e l’altra che è lo spazio che permette al lettore di ricostruire da sé gli iati temporali tra un “fotogramma” e l’altro della storia. Il fumetto incorpora disegno, scrittura, recitazione, regia, scenografia, drammaturgia. I temi trattati nelle storie spaziano nei più svariati campi ed è per questa ragione che è nata l’idea del PAFF! non come museo sul fumetto, ma come piattaforma di incrocio tra discipline diverse».

Il PAFF! – Palazzo Arti Fumetto Friuli, da te fondato a Pordenone nel 2018, è a oggi la prima istituzione culturale in Italia e una delle rare in Europa che promuove la divulgazione dell’arte e della scienza attraverso il fumetto. Cosa ha innescato il passaggio da individuale a collettivo, decidendo di istituire un progetto di valorizzazione del fumetto proprio nella tua città natale?

«Alla base di questa iniziativa c’era, hai ragione, una pulsione intima e personale: quella di valorizzare l’arte del fumetto. Ma poi, sviluppando il progetto, ci siamo resi conto che l’ambizione doveva essere molto più alta. Ormai il fumetto è già affrancato in tutto il mondo dai pregiudizi negativi del secolo scorso, quelli che lo riducevano a un’arte di serie B o peggio di un medium per sottosviluppati. I pochi che ancora pensano questo sono del resto degli irriducibili, sono dei retrogradi che evidentemente sono rimasti ciechi a quanto il fumetto sia fondamentale nella cultura di oggi, contaminando e contaminandosi con tutte le discipline che riguardano la comunicazione. Per questo ci siamo presto indirizzati verso una lettura di uno spazio multidisciplinare unico, di respiro internazionale, in cui il fumetto diventa un megafono attrattivo per reinventare il concetto di contaminazione culturale. A Pordenone questo è stato possibile perché esiste in questa città una fervente e variegata realtà fumettistica pluridecennale che si incastona in un contesto culturale frizzante con manifestazioni di eccellenza, come Le Giornate del Cinema Muto e Pordenonelegge. Il premio Pulitzer Art Spiegelman ha fatto, a questo riguardo, un importante endorsement a nostro favore, dicendo che il PAFF! sarebbe stata la farcitura ideale, in questo contesto, dell’ideale “sandwich” tra cinema e letteratura».

Milton Caniff, ©PAFF! Ph. Elisa Caldana

Il fumetto è una creazione artistica tout-cort, di impatto e comprensione immediata. Definiresti il fumetto un medium facilitatore per la diffusione culturale?

«Certamente! La narrazione per immagini è stata da sempre usata come strumento divulgativo, ancora prima che nascesse il fumetto moderno stampato sulle pagine dei giornali. Pensiamo alla Colonna Traiana, alle Viae Crucis dipinte nelle navate delle chiese. Durante la Seconda Guerra Mondiale artisti come Will Eisner, inventore del graphic novel, realizzava manuali a fumetti per i soldati, così come Milton Caniff – recentemente esposto al PAFF! – realizzava fumetti per sollevare il morale dei soldati al fronte».

Attraverso il tuo lavoro è possibile trattare argomenti spinosi dal punto di vista sociale, si affrontano spesso tabù, tematiche attuali e reali. Quanto è complesso trattare questo tipo di argomenti con un pubblico vasto dal punto di vista di generazione e ideologia?

«Sono centinaia gli esempi in cui il fumetto è stato utilizzato con successo per divulgare o sensibilizzare il pubblico a temi delicati, complessi od ostici come l’educazione sessuale, alimentare o, come abbiamo fatto con il progetto de Il mantello di carta, le cure palliative domiciliari pediatriche. Oggi i tempi sono maturi per usare il fumetto come strumento di facilizzazione. Dichiariamo sempre che il PAFF! non vuole aggiungersi ai già numerosissimi musei, ma come “gancio culturale” per avvicinare fasce di pubblico nuove alla cultura. Abbattere la diffidenza verso i “templi del sapere”, seminando un imprinting positivo verso di essi, attraverso un modo nuovo di fruire di questi spazi, fa assurgere il fumetto a un ruolo sociale di primo piano che va ben oltre il suo ruolo di disciplina artistica. La responsabilità di trattare questi temi non è banale e pericolosa perché semplificare male vuol dire banalizzare o volgarizzare. Conoscere approfonditamente le tematiche e raccontarle sfruttando appieno lo strumento della narrazione per immagini permette di ottenere operazioni comunicative efficaci».

 Il profumo dell’invisibile è il titolo di una delle iconiche creazioni del fumettista Milo Manara, a cui verrà dedicata, insieme a Federico Fellini, la prossima mostra che avrà luogo al PAFF!.  Qual è il filo conduttore “invisibile” che lega tali Maestri apparentemente così distanti tra loro?

«Milo Manara è un autore celeberrimo in tutto il mondo, famoso per lo più per la sua vocazione all’erotismo delle sue tavole. Un erotismo innovativo rispetto ai cliché del fumetto che vuole la donna prosperosa, le cui rotondità sono spesso esasperate. Le donne di Manara si caratterizzano, invece, per delicatezza ed eleganza senza mai abbandonarsi ad eccessi anatomici, al contrario di Fellini che, invece, in anni precedenti rappresentava la femminilità e la tentazione con personaggi giunonici – vedi Ursula Andress o Sandra Milo – diversamente dalla sua compagna di vita Giulietta Masina che, al contrario, era minuta e delicata, il cui fascino era tutto nello sguardo e nella personalità. La mostra di Manara al PAFF!, intitolata “Secret Gardens”, si focalizza piuttosto che sullo scontato, e già più volte esplorato, erotismo del Maestro, sui diversi mondi esplorati nella sua pluridecennale carriera. I giardini segreti, dunque, non sono una bucolica allusione alla sessualità femminile, ma agli universi paralleli, fantastici o storici raccontati dal fumettista veneto, comprese le prestigiose collaborazioni con i due riminesi Hugo Pratt e il regista Fellini. Con Fellini il legame è proprio la capacità visionaria di portarci in dimensioni diverse attraverso il loro punto di vista unico e poetico».

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