Recentemente è trapelata la notizia della possibile demolizione dei dormitori studenteschi dell’IIMA-Indian Institute of Management Ahmedabad, in India, complesso progettato da Louis Kahn, uno degli architetti più influenti del secolo scorso.

I tesori architettonici indiani sono moltissimi, dai monumenti dell’antichità, come le cittadelle dell’Età del Bronzo e gli stupa buddhisti, per non parlare del Tāj Maḥal, agli edifici dei grandi architetti contemporanei, come quelli di Le Corbusier, fino a intere aree urbane, come South Bombay, ricca di testimonianze Art Deco. Qual è la consapevolezza degli indiani nei confronti di queste grandi opere? L’India, uno dei Paesi in via di sviluppo più ricchi, sembra dare poca importanza al patrimonio architettonico, prendendo in considerazione solo le grandi costruzioni dell’antichità.

Un’immagine dei dormitori progettati da Louis Kahn.

IIMA: un tesoro di Louis Kahn da proteggere

Ad Ahmedabad, nella regione del Gujarat, sorge una delle migliori scuole di Business in India, l’Indian Institute of Management. I mattoni rossi, assemblati in tagli geometrici, delineano gli ampi spazi comuni e i dormitori. Gli stessi dormitori ricordano le celle monastiche degli antichi complessi di Ajanta ed Ellora, patrimonio UNESCO.

Louis Kahn  progettò questo luogo negli anni ’60, provando come anche un architetto americano fosse in grado di interpretare e adattare una costruzione alle peculiarità geografiche e culturali indiane, tra condizioni di luce e climatiche e norme sociali. Proprio per queste ragioni, i dormitori dell’IIM Ahmedabad sono considerati veri luoghi di pellegrinaggio per architetti e appassionati di architettura da tutto il mondo.

Uno dei dormitori più vecchi, a rischio di crollo.

Le conseguenze delle proteste

La ragione della demolizione, in prima istanza, deriva dalla condizione dei dormitori, pessima al punto da impedirne il restauro. Il decadimento strutturale è dovuto a vari motivi, dalle conseguenze del terremoto del 2001 alle infiltrazioni d’acqua. D’altra parte, se anche una meraviglia come il Taj Mahal soffre di “sindrome da abbandono” – e qualche anno fa rischiava addirittura la chiusura – allora è evidente che, in India, la questione della manutenzione e del restauro è urgentissima.

L’annuncio della demolizione dei 14 dormitori è stato salutato da moltissime critiche che, alla fine, hanno spinto l’università a tornare indietro sulla decisione. Alcuni stakeholders, infatti, si sono mostrati contrari a danneggiare l’eredità architettonica della costruzione.
«Abbiamo intenzione di ritirare la nostra decisione. Siamo pronti ad ascoltare le opinioni di esperti di conservazione in materia, consultando i migliori esperti», fanno sapere dall’università. Lo stesso Errol D’Souza, direttore dell’IIMA, in una lettera ha rassicurato gli studenti: «Riteniamo necessario informarvi che siamo i custodi dell’opera di Louis Kahn. Negli scorsi decenni queste costruzioni hanno però sofferto innumerevoli danni e un deterioramento strutturale».

Insomma, la storia ha un lieto fine ma non è sempre stato così. Qualche anno fa, il triste destino della demolizione toccò agli edifici delle Hall of Industries e delle Hall of Nations di Pragati Maidan, progettati dall’architetto Raj Rewal e dall’ingegnere Mahendra Raj, la cui rilevanza architettonica era stata difesa da associazioni di settore di tutto il mondo e da musei come il Centre Pompidou di Parigi e il Museum of Modern Art di New York.

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