Otto lampioni stradali accesi proiettano la loro luce perlacea sulla superficie grigia del lago salato di Kuyalnyk vicino ad Odessa, in Ucraina. L’immagine è degna di Sacrificio (1986) l’ultimo film di Andrej Tarkovskij, maestro di paesaggi malinconici e desolati: un paragone che piacerebbe molto a Gian Maria Tosatti, autore dell’installazione Il mio cuore è vuoto come uno specchio-episodio di Odessa, che si è inaugurata il 14 dicembre.

Gian Maria Tosatti,Моєсерцепусте,якдзеркало-одеськийепізод(Il mio cuore è vuoto come uno specchio – Episodio di Odessa), The Blank Contemporary (Bergamo) e Izolyatsia Platform for Cultural Initiatives (Kiev). Progetto realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (2019)

Un progetto complesso ed articolato in diversi episodi, cominciato nel 2018 nel palazzo Biscari di Catania e proseguito a Riga e a Cape Town (a conclusione di una residenza promossa dall’Istituto Italiano di Cultura), tutto incentrato sulla decadenza della nostra civiltà che Tosatti identifica con la democrazia, simbolo dell’evoluzione della cultura occidentale. Nell’ambito del progetto in Ucraina, dove l’artista ha trascorso un lungo periodo di residenza nel paese travolto dalla tragedia di Cernobyl nel 1986, Tosatti ha scelto per la prima volta di intervenire sul paesaggio naturale, che presenta caratteristiche drammatiche nella sua definizione: alle spalle del lago salato si trova un villaggio in rovina, che l’artista ha identificato con il declino dell’umanità, in una visione post-apocalittica.

Gian Maria Tosatti,Моєсерцепусте,якдзеркало-одеськийепізод(Il mio cuore è vuoto come uno specchio – Episodio di Odessa), The Blank Contemporary (Bergamo) e Izolyatsia Platform for Cultural Initiatives (Kiev). Progetto realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (2019)

“Si tratta di un lago salato alle cui spalle è un borgo sovietico in rovina ma non abbandonato: una chiara metafora di ciò che siamo, una civiltà che vive nelle sue città e nei propri orizzonti culturali oramai in rovina” spiega l’artista. Nessun confine visibile tra lago e cielo caratterizza una dimensione ambientale priva di profondità dove l’orizzonte è stato cancellato lasciando spazio ad una tavolozza sporca e malinconica, nella quale l’unico segno visibile è una piccola costellazione di luci, quasi a tracciare la memoria di un molto sommerso, e sottolineare quel filo rosso che unisce il mondo sovietico con la nostra Venezia, raccontato in maniera profondamente poetica da Iosif Brodski nel suo intenso libro Fondamenta degli Incurabili.
Il mio cuore è vuoto come uno specchio – Episodio di Odessa (presentato da The Blank Contemporary Art di Bergamo e Izolyatsia Platform for Cultural Initiatives di Kiev e a cura di Kateryna Filyuk e Alessandra Troncone) è stato realizzato grazie al sostegno dell’Italian Council (7ma Edizione, 2019), programma di promozione di arte contemporanea italiana nel mondo della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo.

L’articolo La civiltà in rovina, vuota come uno specchio proviene da exibart.com.