Le diatribe tipiche di una tradizione paesana, con la loro buona dose di genuinità sullo sfondo di un Paese che si evolve sullo scenario politico e sociale ed ecco che nasce La guida spirituale e altre storie di Cavafratte di Michele Piccolino (Tabula Fati, 2015). Una miscellanea ben equilibrata di episodi della comunità di Cavafratte, un nome fittizio per una realtà dell’entroterra ciociaro, sullo sfondo del quale l’autore inventa spaccati e mette a punto dinamiche tra il serio e il faceto.

Se “La prossima volta”, il racconto d’apertura, fa sì che la scrittura di Piccolino rievochi un andamento alla Guareschi e ai celebri don Camillo e l’onorevole Peppone, con baruffe politiche pre-elezioni del ’48, nella storica opposizione tra DC e PCI; “Una donna di paese” fa eco ad un bel tratteggio al femminile, proponendo non solo una storia di emancipazioni, nel corso degli ’60-’70-’80 del Novecento, ma anche quella tanto auspicata complicità/solidarietà al femminile che tanto fa bene al genere rimasto troppo tempo in sordina, bollato come “gentil sesso” e basta.

Così via passando per l’ilarità de “La guida spirituale” che pone l’accento sulla carnalità anche di una certa spiritualità, restituendo una dimensione molto umana anche dei migliori pastori di anime. Una buona dose di carnalità torna anche ne “Le corna dell’arbitro”, dove la rivalità si mescola magistralmente alla meschinità e all’astuzia, creando un episodio da amaro in bocca.

Coperina del libro “La guida spirituale e altre storie di Cavafratte” di Michele Piccolino

Michele Piccolino si dimena narrativamente tra l’ilarità e la sagacia didascalica di tutti i suoi racconti, che sia “Il factotum della città” o “La contabilità della santa” o ancora “La maledizione del premio Di Biasio Agresti Salottolo Illiano De Scisciolo” e “Il mondo perduto”. La costante è la capacità di fornire uno spaccato di una comunità che via via prende forma, si descrive nel suo aspetto e nei suoi abitanti nelle vite delle quali ci si addentra grazie a soprannomi, aneddoti e l’uso di passaggi linguistici dialettali, efficaci più di ogni altro stratagemma per restituire una dimensione realistica.

Via via ci si affeziona al sindaco Cardillo, al don Francesco Furlan, a zì Michele che chiosa sempre con delle trovate dialettali tanto naturali quanto valide, al barbiere Antonio, la ianara a zi’ Addolorata Scampone, anche se nel mentre sul “proscenio” del racconto si muovono “estranei” che tornano o entrando nella dimensione paesana sconvolgendone la tranquillità, la pacifica e monotona routine. Allo stesso modo, una pagina dopo l’altro, si finisce con il familiarizzare con lo spazio delle case, del Palazzo Municipale ed i suoi uffici; sembra di vedere la stramma ed i sassi della campagna circostante, o poter immaginare le facciate e le sagrestie della tre Chiese del paesotto.

Con La guida spirituale e altre storie di Cavafratte l’autore, Piccolino, ha dato vita ad una lettura così autentica che chiudendone la copertina nella mente continua a rimbombare la frase del “nonno”: “Pane e oglio de casa nosta, nce sta gnente de meglio”. La bellezza, il più delle volte, non bisogna cercala così lontano.

Antonia De Francesco per MIfacciodiCultura

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