Lanaterapia, quando gomitoli e uncinetti aiutano ad affrontare il cancro e placare l’ansia

Presso l’U.O.C. di Oncologia Medica dell’Ospedale Papardo di Messina è ripreso da poco il progetto di lanaterapia: la onlus Gomitolorosa, che promuove il lavoro a maglia negli ospedali come strumento per ridurre l’ansia in pazienti soprattutto oncologici, ha donato al reparto diretto dal Professor Vincenzo Adamo 1000 kit contenenti un gomitolo di lana e un uncinetto, con le quali le pazienti oncologiche possono lavorare a maglia, distraendo la propria mente durante la chemioterapia e nelle sale d’attesa.

Il progetto, che è nato all’interno dell’ospedale Papardo nel gennaio 2020, grazie al supporto dei medici e dei volontari di A.S.S.O. (Associazione Siciliana Sostegno Oncologico), di cui è presidente proprio il professor Adamo, era stato interrotto in tutta Italia a causa del Covid. «Finalmente si è potuta riprendere questa nuova importante iniziativa per le nostre pazienti – commenta il professor Adamo – Questa nuova opportunità, che sta trovando molto gradimento, si inserisce nella attività di sostegno e di supporto che A.S.S.O. porta avanti da oltre 12 anni».

«Dal 2012, i volontari di Gomitolorosa, e i medici sostenitori e amici, promuovono, sostengono e raccomandano la lanaterapia in dieci ospedali italiani, da Messina a Milano, perché credono fortemente che il lavoro a maglia o all’uncinetto rappresenti un’attività dalla quale trarre grandi benefici per la salute fisica e mentale e costituisca un strumento integrativo del percorso di cura», commenta il dottor Alberto Costa, presidente della onlus Gomitolorosa e oncologo senologo riconosciuto a livello internazionale per il suo contributo all’avanzamento della cura dei tumori al seno.

Che il lavoro a maglia sia un efficace antidoto allo stress, il dottor Costa lo aveva già intuito nei quarant’anni al fianco di Umberto Veronesi, osservando nelle corsie degli ospedali le pazienti che lavoravano con l’uncinetto per ingannare il tempo in attesa di sottoporsi alle cure o agli esami. «Lavorare a maglia distrae dalle preoccupazioni, aiuta a percepire meno il dolore, agevola i processi di socializzazione e migliora l’autostima perché implica un obiettivo e il suo raggiungimento», aggiunge.

Benefici ravvisati quotidianamente anche dal professor Adamo: «Le pazienti – uso il femminile perché sono la maggioranza, ma anche qualche uomo sferruzza in reparto – sono di certo più spensierate durante l’attesa, tengono impegnata la mente e questo allenta la tensione. Inoltre, sferruzzare per creare delle coperte di lana per tutto il reparto aiuta a sentirsi utile e a creare senso di comunità, a non sentirsi sole.

Oltre a quest’attività di lanaterapia, in day hospital offriamo anche un servizio di make up personalizzato e di musicoterapia: dopo la sessione di trucco con le consulenti di bellezza, le nostre pazienti rinascono, rifioriscono. I pazienti si curano anche con i momenti felici, non solo con la chemioterapia. A tal proposito, desidero ringraziare Francesca Cacciola, coordinatrice di tutti questi progetti».

Oltre al bene che si può fare a se stesse, lavorando a maglia, Gomitolorosa ha lanciato anche la campagna #unkitpersonalesospeso, per far bene anche agli altri: donando 8 euro sul sito https://www.gomitolorosa.org/prodotto/kit-lanaterapia-sospeso/, sarà donato un kit sospeso a una paziente in attesa in ospedale per la pratica della lanaterapia.

Tutta la materia prima impiegata è lana italiana in sovrapproduzione, così che da rifiuto speciale possa diventare risorsa solidale: grazie al partner Lanificio F.lli Piacenza, l’associazione recupera lana autoctona italiana di scarto (altrimenti bruciata o abbandonata nei campi) e crea gomitoli di pura lana vergine certificata in 14 diversi colori secondo un codice internazionale che attribuisce a ogni malattia una tonalità differente. Parte di questi gomitoli vengono destinati ai progetti di lanaterapia negli ospedali, un’altra invece viene donata ad associazioni e amanti del lavoro a maglia. I manufatti realizzati gratuitamente da volontarie e volontari vengono poi devoluti ad altre onlus, le quali utilizzano queste creazioni per la raccolta fondi da destinare ai loro progetti di ricerca.

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