Febbraio. Un mese freddo. Un mese breve. Ma capace di spettacoli incredibili come quello del mandorlo in fiore. E per me, che ho la fortuna di vivere in campagna, ogni anno è una vera festa! Non faccio che passare interi pomeriggi a fotografare quell’esplosione di vita.

La cosa bella della fioritura dei mandorli è che avviene sull’albero spoglio, prima che compaiano le foglie, così che la chioma sembra fatta di neve.

L’effetto, straordinariamente delicato, non può che portare alla mente il ramo di mandorlo per eccellenza, quello che Vincent van Gogh ha dipinto nel febbraio del 1890 come dono per la nascita del nipotino Vincent Willem, figlio del fratello Theo e della moglie Johanna.

Quale tema migliore della rinascita della natura per celebrare una nuova vita appena sbocciata? Tuttavia non era la prima volta che l’artista trattava quel soggetto. Nel 1888 aveva già dipinto un un alberello di mandorlo fiorito…

… e due tele con il rametto dentro un bicchiere.

Ma nessuno di quei dipinti ha l’eleganza grafica e quasi astratta del tortuoso ramo del 1890. Forse perché quella tela, con il suo fondo di un compatto turchese, contiene anche la lezione degli artisti giapponesi, che di rami fioriti (anche se di ciliegio) ne sapevano qualcosa! È molto probabile, infatti, che van Gogh conoscesse stampe come quella di Katsushika Hokusai del 1832 con un cardellino sul ciliegio piangente…

… o quella di Utagawa Hiroshige del 1852 con un uccello su doppio ramo di ciliegio.

Nel 1878, dieci anni prima del quadro di van Gogh, una rappresentazione lineare e bidimensionale dei rami di mandorlo era già apparsa in una carta da parati del pittore inglese Walter Crane (1845-1915). Accompagnati da rondini in volo, i rami fioriti diventano una trama decorativa ripetibile all’infinito.

Diverso da quella di van Gogh, ma altrettanto ispirato all’arte giapponese, è il mandorlo in fiore dell’australiano John Russell (1858-1930) del 1887. Il pittore, vissuto a Parigi e amico dell’artista olandese, raffigura una porzione dell’albero molto limitata in modo da evidenziare i fiori sullo sfondo geometrico del tronco.

Nello stesso anno, durante un viaggio in Sicilia, Russel sceglie una vista da cartolina della valle dei templi di Agrigento raffigurando un mandorlo in fiore nei pressi del tempio dei Dioscuri. Sono gli stessi luoghi dove, dalla prima metà del Novecento, si celebra la Festa del mandorlo in fiore.

Per inciso, Russell è anche l’artista che ci ha lasciato uno dei più intensi ritratti di van Gogh. Del dipinto, realizzato nel 1886, Vincent scriveva al fratello Theo: “abbi cura del mio ritratto fatto da Russell, significa molto per me”.

Ma torniamo al nostro tema. Per trovare altre rappresentazioni ‘ambientate’ dei mandorli in fiore occorre spostarsi ad altri autori, come il neoimpressionista francese Achille Laugé (1861-1944). Ai sentieri affiancati da soffici chiome di mandorlo ha dedicato numerose tele dai colori pastello. Con le loro tremule forme sembrano la rappresentazione esatta dei versi di Carducci:
Da i verdi umidi margini
La vïoletta odora,
Il mandorlo s’infiora,
Trillan gli augelli a vol…

Da quella serie si distingue un dipinto con un solo albero del 1893. Grazie alla tecnica puntinista il mandorlo, colpito dal sole, assume la stessa consistenza vaporosa che ha nella realtà.

Il soggetto è piuttosto apprezzato dai postimpressionisti, forse proprio per la sua forma indefinita e la sua immagine luminosa. Questi sono gli esempi di Pierre Bonnard (1867-1947)…

… e Theo van Rysselberghe (1862-1926).

Paul Cézanne (1839-1906), invece, ha raffigurato i mandorli della Provenza con un acquerello etereo ed essenziale datato 1900.

Bel diversa è la versione del preraffaellita John William Godward (1861-1922). Dipinta nel 1912, raffigura un mandorlo rosa che si incurva verso destra a incorniciare il paesaggio.

Un’interpretazione del mandorlo in fiore più vicina alla poetica preraffaellita è quella di John William Waterhouse (1849-1917) dipinta nel 1916 dal titolo Raccolta dei fiori di mandorlo. A differenza degli altri esempi, il soggetto non è l’albero ma la donna che raccoglie i fiori accompagnata da una bambina. Il tutto nello stile leggiadro e fiabesco della confraternita inglese.

Quest’immagine dal sapore antico riporta alla mente il mito greco del mandorlo. Secondo il racconto Acamante, figlio di Teseo e Fedra, (ma secondo altre versioni si tratta di Demofoonte) e la principessa di Tracia Fillide si erano perdutamente innamorati. Ma quando lui tardò a fare ritorno dalla guerra di Troia lei, credendolo morto, si lasciò morire di dolore. Atena, commossa dalla tragica fine di Fillide, la trasformò in un albero di mandorlo. Ma Acamante non era morto: era tornato in ritardo per via di un intoppo durante la navigazione. Una volta arrivato in Tracia e saputo del destino della sua amata, si precipitò verso l’albero spoglio e lo abbracciò teneramente. In quell’istante dai rami iniziarono a spuntare centinaia di fiori bianchi: era Fillide che restituiva l’abbraccio ad Acamante.
Questo momento è stato raffigurato in due versioni simili da Edward Burne-Jones (1833-1898), non a caso un altro pittore preraffaellita. Nei suoi dipinti (il primo del 1870 e il secondo del 1882) Fillide sbuca fuori dal tronco del mandorlo in fiore per stringere tra le sue braccia un Acamante colto di sorpresa.

All’opposto di queste versioni mitizzanti c’è quella del 1907 di Henri Manguin (1874-1949), pittore fauves che fa del mandorlo fiorito un pretesto per accostare macchie di colori squillanti.

Con lo spagnolo Santiago Rusiñol (1861-1931) la visione diventa aerea, a volo d’uccello, e mostra le colline dell’isola di Maiorca ricoperte da mandorli fioriti, simili a grossi batuffoli di cotone.

Marie Egner (1850-1940), invece, ha scelto un angolo di giardino su cui si affaccia a destra un delicato groviglio di rami di mandorlo coperti di fiori.

Un’immagine più sintetica è quella offerta dal pittore neozelandese Sydney Thompson (1877-1973) con il suo mandorlo rosa dipinto in Provenza nel 1938.

L’orientalista russo Alexandre Roubtzoff (1884-1949) ha scelto, invece, un angolo della Tunisia completo di mandorli, agavi, fichi d’india e palme, realizzando così un pittoresco scorcio mediterraneo.

Nel corso del Novecento il mandorlo in fiore tende a scomparire dalla pittura per passare alla fotografia. La rete è piena di questi scatti, generalmente realizzati sullo sfondo del cielo terso. D’altra parte è un soggetto così fotogenico che è impossibile fare al mandorlo una brutta foto (così come è difficile farne una originale…).

Del mandorlo si può fotografare l’intera chioma o puntare su pochi fiori. Si può scegliere un effetto essenziale ‘giapponista’ oppure un’esuberante ricchezza barocca… insomma è un ottimo esercizio per mettersi alla prova su composizione, luce, contrasti e colori.

A proposito, questo è il primo fiore di quest’anno, qui in campagna.
Ed è subito primavera!

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