I girasoli guardano in faccia la luce, l’accolgono e poi si ritirano in una cortina di buio. Devono bilanciare l’energia per non sfiorire e, così facendo, tramandano un circolo di vita e morte che si ripete perpetuamente. Egon Schiele, Vincent van Gogh e Gustav Klimt hanno dipinto questa costanza, facendo trasmigrare in poche pennellate l’essenza delle loro identità.

  • Egon Schiele: ritratto gentile e triste
Egon Schiele, “Girasoli” (1908)
Egon Schiele, “Sunflower” (1909)

Egon Schiele perse il padre all’età di 15 anni. Era il 1911 e da quell’anno incominciò a dipingere i Girasoli: i fiori sono più piccoli delle foglie, è una danza impari tra abbracci e piccole presenze, un’effusione tra particolarità scarne; è in corso un dialogo silente tra l’ocra morbido, l’arancione spento e le sfumature verdi livide di pioggia mai nata che, insieme, intrisi di un’antica tristezza, conversano sulla caducità della bellezza. Attraverso i Girasoli e la simbologia della lotta tra stelo e intemperie, Schiele sintetizzò l’inesauribile lotta tra la fragilità di chi, alienato, cerca di scolpire una firma sulla tela bianca del tempo infinito.

Osservo principalmente i movimenti fisici di montagne, acqua, alberi e fiori. Ovunque ci vengono in mente movimenti simili fatti dai corpi umani, simili agitazioni di piacere e dolore nelle piante. La pittura non mi basta; Sono consapevole che si possono usare i colori per stabilire delle qualità. – Quando si vede un albero autunnale in estate, è un’esperienza intensa che coinvolge tutto il cuore e l’essere; e vorrei dipingere quella malinconia (Egon Schiele in una lettera al collezionista d’arte Franz Hauer)

Egon Schiele, “Girasoli” (1911)
Egon Schiele, “Girasoli” (1911)

Come fece per le sue donne sensuali e proibite, Egon Schiele abbozzò contorni dinamici e sbarazzini anche per delimitare le sue nature morte. Non voleva essere fedele al reale quanto piuttosto raccontare in pochi tratti l’espressionismo naturalistico. Se è vero, infatti, che i Girasoli nascono e sfioriscono in continuazione come gli uomini, al contempo sono gli unici a solcare il velo della transitorietà e a ripresentarsi come perpetua presenza, come attestato dai piccoli semi. Senza alcun tipo di consapevolezza, si fanno beffa della caducità umana e polverizzano i miti e le menzogne inventati dai damerini, semplicemente rinascendo domani.

  • Vincent van Gogh: ritratto perturbante e geniale

Van Gogh dipinse i Girasoli sia a Parigi, nel cuore di Montmartre, che ad Arles, per decorare la Casa Gialla in cui aspettava Gauguin. Mentre quelli dipinti nella frenesia della Ville Lumiére sono spenti, recisi ed essiccati, quelli di Provenza del 1888 pullulano di vita ed esplodono in una grande varietà di gialli, dorati o più sopiti.

In ordine: “I girasoli” del Kunstmusuem, Berna, “I girasoli” del Metropolitan Museum of Art, NY e “I girasoli” del Kroller-Muller a Otterlo

Il giallo è meraviglioso, rappresenta il sole (Vincent van Gogh)

Vincent van Gogh, Vaso con dodici girasoli (1888)

Sedotto dalle tinte fiammeggianti e color del miele, van Gogh stese rapidamente pennellate volte a raccontare l’armonia dei colori caldi. Ma dei particolari perturbanti emergono nell’assenza di ombre e chiaroscuri, che sussurrano un brillio d’irrealtà, e la linea azzurrina ripresa dai maestri giapponesi a breve accoglierà i petali bruciati e ormai quasi accartocciati, punto nevralgico di disequilibrio su spazio bidimensionale.

Paul Gauguin, “Lane at Alchamps, Arles” (1888)
Paul Gauguin, “Van Gogh che dipinge i girasoli” (1888)

Nell’unica lettera scritta a quattro mani da van Gogh e Paul Gauguin, acquistata dal Van Gogh Museum di Amsterdam all’asta da Drouot a Parigi per 210.600 euro, i due raccontarono all’amico Emile Bernard le rispettive fascinazioni per la natura. Van Gogh descrisse in francese i numerosi e peculiari studi sulle foglie e i fiori e si domandò come mai gli artisti del suo tempo fossero così tanto ispirati dai volti e dalla corporeità. Immaginò la pittura del futuro come “una schiera di potenti ritratti, semplici e comprensibili al grande pubblico” e Gauguin asserì che Vincent era realmente rapito dai giochi con cui le foglie e le ombre, essenze primitive, volteggiavano giorno dopo giorno nei viali di Arles.

  • Gustav Klimt: ritratto elegante e impenetrabile
Gustav Klimt, “Giardino di campagna con girasoli” (1906)
Gustav Klimt, “Girasole” (1907)

L’eleganza di Gustav Klimt non poteva che trasmigrare anche nei Girasoli, sopraffini silhouette dai atemporali echi sinuosi. Nel Giardino di campagna con girasoli si respira tutta la brezza dei soggiorni sull’Attersee, nel salisburghese, dove l’artista amava trascorrere le estati insieme alla compagna Emile Flöge. Si è accolti in quello che il critico dell’arte Hevesi definì un mosaico dalle tessere infinitesimali: danzano fra loro piccoli quadrati policromi e cerchi bianchi, e le margherite, i fiori di campo, le erbe e gli astri continuano a tessere un mantello di vanità senza via di fuga. Le foglie assumono la sembianza di enormi gonne di tulle e sono apoteosi della regalità.

Tutta l’arte è erotica (Gustav Klimt)

Klimt rivelò che i Girasoli erano un omaggio al pittore olandese che per primo aveva introdotto le meraviglie, inconsapevoli e castigate, della natura: Vincent van Gogh.

Gustav Klimt, dettaglio “Giardino di campagna con girasoli” (1906)

Isabella Garanzini per MiFacciodiCultura

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