Leonardo da Vinci assassino? Che eresia! Però al grande pubblico piace…

Leonardo
Leonardo
Leonardo
Leonardo

La fiction di Lux Vide in onda su Rai 1 che inquadra la vita del più grande genio di tutti i tempi, straordinario vanto dell’Italia, procede a gonfie vele portando sullo schermo un Leonardo che è stato definito «pop», ovvero demitizzato, forse un po’ snaturato, insomma ben lontano da quell’immagine solenne e ieratica che eravamo abituati a pensare nella nostra immaginazione, complici i libri di scuola. Agli antipodi rispetto alla indimenticabile interpretazione di Philippe Leroy nello sceneggiato La vita di Leonardo da Vinci (1971) scritto e diretto da Renato Castellani. Canonico per così dire quest’ultimo, eretico invece il nostro, impersonato da un fascinoso Aidan Turner. Due progetti lontani anni luce sotto molti punti di vista; e proprio questo distacco dalla biografia autentica del genio ha scatenato l’ira furente di alcuni studiosi che si sono scagliati con veemenza con la fiction attualmente in onda. Da Vittorio Sgarbi, inviperito contro questo ritratto fasullo del genio che lo spaccia per un insicuro e uno «sfigato», ad Alessandro Vezzosi, Direttore del Museo Ideale Leonardo da Vinci, che sottolinea il distacco pressoché totale della fiction dall’autentica vita di Leonardo, arrivando alle critiche – benché più pacate – di Giuseppe Torchia, sindaco del comune di Vinci, dispiaciuto perché viene ignorato il fortissimo legame che Leonardo aveva con il suo paese nativo (ma vedremo se emergerà nelle puntate successive).

Sarebbe dunque un Leonardo da Luna Park, tutto fuochi d’artificio e giochi di prestigio senza contatto con la storia? In parte sì. Come storica allieva di Umberto Eco, io personalmente mi sono sempre attenuta alla regola del Maestro: verità storica più che si può, invenzione al minimo, e ben piazzata, cioè dove mancano i documenti e siamo per forza di cose costretti a mettere la classica “pezza”. Certo, tutto questo richiede molto lavoro, lunghissimo studio e l’umiltà di credere che la creatività dello scrittore debba sempre essere serva della storia con la S maiuscola; molti sceneggiatori non sono sensibili a questo valore, e magari i tempi di lavorazione imposti dai contratti non concedono loro il tempo di studiare a fondo un personaggio. E se a queste difficoltà si aggiunge anche il gusto del grande pubblico, che oggi trascura i documentari e invece va pazzo per le fiction di genere decisamente pop, ecco che la congiura anticulturale è bella che ordita…

In sintesi: le aspre invettive di Sgarbi e degli altri studiosi sono giuste, personalmente le condivido fino all’ultima virgola e sono felice di vederle così fiere e agguerrite, perché se il sangue della gente si scalda ancora per un tema culturale, allora l’anima di un paese non è morta né del tutto annichilita, nonostante la terribile situazione che tutti stiamo vivendo. Detto questo, la Lux Vide ha centrato in pieno il suo obiettivo, che era quello di creare un prodotto pensato per il grande pubblico, e che fosse di alto (anzi altissimo) gradimento. Dichiarando prima che la fiction andasse in onda questo suo carattere particolare, in cui la fantasia la fa più o meno da padrone.

La serie ha dei pregi, e non sono pochi. Un cast spettacolare, con attori bravissimi tutti perfettamente calati nel proprio ruolo. Costumi molto curati, ambientazioni ben ricostruite, una trama che, sia come sia, tra artifici e manipolazioni, tiene incollati allo schermo quasi sette milioni di telespettatori. Il popolo della prima serata non ha grandissima fame di verità storica, o, se per caso le ha, vi rinuncia volentieri in cambio di due ore emozionanti.

Dopo una lunga giornata di lavoro, complice una bella ciotola di popcorn in mano, è dolce accomodarsi in poltrona e godersi questo Leonardo pop che intriga e fa volare la fantasia. Con buona pace degli studiosi e delle loro sacrosante proteste.

*Barbara Frale è una storica del Medioevo, nota in tutto il mondo per le sue ricerche sui Templari. Autrice di varie mono-grafie, ha partecipato a trasmissioni televisive e documentari storici. Ha curato la consulenza storica per la serie I Medici. Masters of Florence in onda sulla Rai ed è autrice, insieme a Franco Cardini, del saggio La Congiura. Per Newton Compton ha pubblicato con successo I sotterranei di Notre-Dame, In nome dei Medici, Cospirazione Medici, La torre maledetta dei templari e il saggio I grandi imperi del Medioevo.

LEGGI ANCHE

Caterina da Cremona è davvero esistita? La risposta è sì (ed era una donna veramente libera)

LEGGI ANCHE

Freddie Highmore racconta Leonardo: «Un uomo moderno, senza etichette»