Lucio Fontana è stato solo l’artista dei tagli della tela o è stato qualcosa di più?

Lucio Fontana (Rosario, Argentina, 19 febbraio 1899 – Comabbio, 7 settembre 1968) è stato uno degli artisti più importanti del ‘900, conosciuto soprattutto per i suoi cosiddetti tagli delle tele: le sue opere catturano l’attenzione dell’osservatore e soprattutto lo portano ad interrogarsi sulla motivazione che lo ha indotto a ridurre il tessuto in brandelli. Ancora oggi, infatti, è uno tra gli artisti più complessi ed enigmatici e, della sua arte, ha fatto una ricerca costante.

Il tema principale affrontato da Lucio Fontana è il diverso modo di concepire lo spazio: questa sua concezione però, sviluppatosi in un’epoca di notevoli cambiamenti, non determina che grossolani punti di domanda. Infatti, soprattutto in seguito alle grandi filosofie del ‘900 e alle rivoluzioni scientifiche, si era giunti alla consapevoleza che tutto ciò che è visibile non è concepibile se non entro lo spazio umano.

Di conseguenza, anche l’opera d’arte vive in esso: quella architettonica e quella scultorea perché sono costituzionalmente xdei volumi collocati in un contesto spaziale, mentre quelle pittoriche perché inventano lo spazio mediante tutti gli accorgimenti della prospettiva.

Lucio Fontana

Ma se lo spazio in pittura è sempre stato fittizio perché genera la sensazione della sua esistenza, Lucio Fontana va oltre. Forse perché è anche scultore, ma vuole dare anche alla pittura  la possibilità di essere penetrata dallo spazio, così come accade per ogni forma scultorea.

Nel 1950 l’artista disegna sottili trame di linee circolari, quasi come fossero prive di appoggio: qui la prospettiva non esiste e la linea è libera di spostarsi lateralmente, anteriormente e in profondità. Ma questa risulta semplicemente un’illusione ottica determinata dalla bidimensionalità del foglio.

Dopo diverse esperienze di ricerca negli anni Sessanta si realizza però il vero Spazialismo di Fontana, movimento artistico di cui fu lui stesso il fondatore, che diviene in breve tempo una corrente internazionale: quando l’artista ferisce la superficie del quadro con fori o tagli, c’è in realtà molto di più del semplice squarcio: il taglio soprattutto è un colpo netto, quasicome se fosse inferto da un colpo di rasoio. Si tratta di un gesto impulsivo caratterizzante quello che prende il nome di action painting: è un gesto che lascia il segno ed esprime  il modo di essere dell’artista in quel preciso momento, in quello che è un attimo  unico ed irripetibile.

Ma esso non è solo un gesto “impulsivo“: in quel semplice ma complesso atto pittorico vi è anche la penetrazione entro la superficie della tela, finora limite che alcuni artisti si erano posti nell’opera pittorica. Nella superficie tagliata esistono parti che si inflettono, avanzano o arretrano accentuando così con alcune sporgenze e ombre il taglio netto, che tanto più risalta sul fondo uniforme.

Concetto spaziale è  il titolo che Fontana da a tutte queste opere senza oggetti, caratterizzate da un’astrazione, dove non ci sono riferimenti ad oggetti reali: ma, per quanto queste opere paiano incomprensibili, a volte Fontana ci aiuta a percepire alcuni suoi istinti o ci aiuta ad concepire il suo gesto dall’aggiunta di un sottotitolo. I suoi sottotitoli spesso però hanno anche dei significati oscuri o tormentati, come per esempio la  Fine di Dio  o  Attese: per quanto riguarda Attese, in particolare, si tratta di un sottotitolo che porta lo spettatore a riflettere su ciò che potrebbe esserci al di là del quadro, su ciò che dovrà accadere nel suo futuro, facendolo riflettere anche sul fatto che tutto ciò che è umano è transitorio ed è destinato a essere trasformato, ad essere sostituito e ad essere annullato.

Fontana anche superò la distinzione tradizionale tra pittura e scultura. Lo spazio cessò di essere oggetto di rappresentazione secondo le regole convenzionali della prospettiva. Le sue tele monocrome, spesso dipinte a spruzzo, portano impresso il segno dei gesti precisi e sicuri dell’artista che, lasciati i pennelli, maneggia lame di rasoio, coltelli e seghe. Tutto è basato sulle ombre con cui, specie la luce radente, sottolinea le soluzioni di continuità.

Nella sua pittura ritroviamo dei  gesti apertamente provocatori: le tele monocrome che, con vari buchi e tagli, scandalizzarono il pubblico anche per la facilità con cui è possibile copiarle. Eppure, nonostante i numerosi falsari, pochi riuscivano ad eseguire tagli netti e precisi come i suoi.

Fontana, per cautelarsi però, scrisse sul retro di ogni tela frasi insensate, semplice appiglio per una perizia calligrafica.

Perché, alla fine, non è poi così vera la frase “potevo farla anche io” che si attribuisce a molta arte contemporeanea.

Veronica Valentini per MIfacciodiCultura

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