«Nessuna posizione in classifica, nessun premio potrà mai influenzare la mia posizione. La mia priorità, quella che avevo prima dell’Eurovision, rimarrà anche dopo: dire la verità, essere onesta con il pubblico, incoraggiare alla creatività che può ispirare le persone al cambiamento e alla felicità».

Manizha, 29 anni, è la cantante di origine tagika (ma anche regista e direttrice della fotografia dei suoi video musicali) che ha rappresentato la Russia all’Eurovision Song Contest di quest’anno, e che ha scatenato la polemica per la sua vivace esibizione al festival musicale internazionale. «Russian Woman», la sua canzone, ricorda alle donne russe, con un testo che è un mix di russo e inglese, che sono «abbastanza forti» da «non aver paura» e da poter «abbattere il muro». Ma il testo della sua canzone non è passato inosservato fra i conservatori. Il Comitato investigativo russo ha ricevuto una richiesta per bandirla per «possibili dichiarazioni illegali», mentre Veteranskie Vesti, un sito russo di notizie per veterani, ha suggerito di portare Manizha in tribunale perché umilia le slave. Anche secondo l’Unione ortodossa delle donne russe, la cantantautrice minaccia il senso della famiglia tradizionale e incita a odiare gli uomini.

Figlia di immigrati tagiki fuggiti per via della guerra civile, Manizha, nata a Dushanbe nel 1991, ha iniziato a esibirsi da bambina e ha suonato con diverse band prima di intraprendere la carriera solista ed esibirsi a Londra e New York. Quando Manizha è stata selezionata per l’Eurovision, politici e utenti dei social media hanno cominciato a mettere in dubbio la sua «russità», affermando che chiamarla a rappresentare la Russia fosse una scelta inappropriata. Secondo le stime, il numero di lavoratori che sono emigrati in Russia dall’Asia centrale (da Tagikistan, come la famiglia di Manizha, Kazakistan, Kirghizistan, Turkmenistan e Uzbekistan) si aggira tra i 10 e i 12 milioni. I cittadini di quelle repubbliche sono frequenti bersagli di discriminazione, e subiscono attacchi fisici e abusi da parte della polizia russa.

«È bello nascere in Tagikistan e andarsene, preservare le proprie tradizioni orientali interiori e, allo stesso tempo, diventare europea», ha detto. «Sono molto contenta del supporto da parte dei tagiki, perché il mio messaggio è piuttosto contraddittorio e, ovviamente, ero preoccupata della loro reazione. Ma non ho ricevuto una sola reazione negativa dal Tagikistan».

Manizha è anche ambasciatrice di buona volontà per l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, l’Unhcr. È una femminista e sostiene i diritti della comunità Lgbt, che è stata perseguitata sia ufficialmente che ufficiosamente, in Russia.

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