Lo scorso dicembre è uscito Parlami di Dio di Giorgio Quarzo Guarascio, in arte Tutti Fenomeni. A quasi un anno dall’uscita del suo primo album, Merce Funebre, Tutti Fenomeni torna con questo nuovo singolo, pubblicato da 42 Records/Sony Music Italy e prodotto da Niccolò Contessa (aka I Cani). Tra sacro e profano, Parlami di Dio mette insieme canzone d’autore, citazioni alte e altre volutamente “trash”, sulla base di sonorità fresche e attuali. Un brano venuto fuori dal “frullatore post-tutto” di Tutti Fenomeni, arricchito dall’artwork di Valerio Bulla e da un video di animazione Fulvio Risuleo in cui le statuette del presepe classico napoletano danzano in un rave party dal carattere dionisiaco.

Tutti Fenomeni, ph. credit Jacopo Farina

Parlami di Dio: intervista a Tutti Fenomeni

Parlami di Dio, ovvero “una canzone perfetta per fare da colonna sonora alle feste che non faremo quest’anno” … e per cos’altro? Parlaci di questo brano, raccontaci com’è nato e come vorresti che vivesse.

«Questo brano è nato a marzo durante le letture della quarantena. Leggevo Nikos Kazantzakis “Rapporto al Greco” e sono rimasto colpito da questa frase: “Fratello Mandorlo parlami di Dio, e il Mandorlo fiorì”. Mi è venuto subito alla mente il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi. Come spesso mi succede queste associazioni vissute nella realtà del momento mi ispirano canzoni e rime. Ecco che nasce:” Parlami di Dio fratello Mandorlo, e si ricoprì di fiori ogni albero”».

Parlami di Dio o ti dico addio. Sembri poco interessato a discorsi convenzionali, ovvi, sembra una frase detta da una persona un po’ annoiata, è così? Di cosa vorresti che ti parlassero le persone?

«È vero, sono poco interessato ai discorsi convenzionali ma non annoiato. Penso che la metafora di Dio sia un argomento decisivo».

Tutti Fenomeni, ph. credit Jacopo Farina

Giochi di parole, frasi tra il sarcasmo e l’ironia, espressioni in francese e riferimenti a personaggi di vari ambiti. Quali sono i tuoi criteri di scrittura? Come elabori i tuoi testi?

«Sono poco interessato ai discorsi convenzionali in sé ma dentro questi vado alla ricerca di cammei estetici o spunti per iniziare percorsi creativi. La pazienza ha un ruolo fondamentale sia per l’attesa del momento creativo sia per la costruzione e l’elaborazione del testo. I criteri di scrittura sono di volta in volta creati e adattati al tema letterario e al messaggio musicale».

Nelle tue canzoni c’è qualche riferimento alla Francia nell’uso del linguaggio e per via di citazioni, anche nella musica. Perché?

«Reminiscenze di famiglia e scuola unite alla musicalità della lingua. E, nonostante ciò, provo una segreta soddisfazione nel pronunciarlo male».

Leonardo Da Vinci era molto rock / mentre Caravaggio era più tipo un rapper. C’è un artista contemporaneo che ti piace particolarmente? Con quale aggettivo lo definiresti legandolo ad un genere musicale e perché?

«Molti mi piacciono e ho difficoltà a sceglierne uno. Ho da poco scoperto le idee e le performance artistiche di Bas Jan Ader e sono rimasto colpito dalla sua ultima opera “In Search of the Miraculous” che coincide con la sua morte per l’arte in mare. Il genere musicale con cui lo definirei è da creare e corrisponde al tentativo di identificarsi con l’opera fino al sacrificio».

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