Quando raggiunsi Procida, nell’agosto 2018, la mia prima impressione rispecchiò in pieno le parole di Elsa Morante in l’isola di Arturo:

Se per caso uno straniero scende a Procida, si meraviglia di non trovarvi quella vita promiscua e allegra, feste e conversazioni per le strade, e canti e suoni di chitarre e mandolino per cui la regione di Napoli è conosciuta su tutta la terra. I Procidani sono scontrosi, taciturni. Le porte sono tutte chiuse, pochi si affacciano alle finestre, ogni famiglia vive fra le quattro mura, senza mescolarsi alle altre famiglie. L’amicizia, da noi, non piace. E l’arrivo di un forestiero non desta curiosità, ma piuttosto diffidenza. Se esso fa delle domande, gli rispondono di malavoglia, perché la gente, nella mia isola, non ama d’essere spiata nella propria segretezza (Elsa Morante, L’isola di Arturo)

Percepii meraviglia fin da quando, ancora in mare, scrutai i dettagli pastellati del reticolo di case chiamato Corricella, addobbato dai Vefi (balconi coperti da archi di origine araba); ma poi, una volta scesa e incamminatami verso via Roma, cuore nevralgico della cittadina, iniziai ad avvertire una velata diffidenza. Credo che questa crasi tra meraviglia e diffidenza caratterizzi Procida, rendendola peculiare rispetto a Ischia o Capri, e abbia contribuito alla nomina come Capitale della cultura 2022. Sarà interessante notare come la prenderanno i 10 303 residenti, mentre Agostino Riitano, direttore della candidatura e project manager di Matera 2019, ha le idee chiare: “voglio rendere Procida un laboratorio culturale di felicità sociale”.

Renderemo l’isola migliore. Ci attende una responsabilità enorme ma sapremo rendere orgoglioso l’intero paese (Dino Ambrosino, sindaco di Procida)

L’isola più piccola del golfo di Napoli ha tutte le carte in regola per sintetizzare la memoria di ieri, coi versi di Boccaccio, le scene de Il postino e gli echi di personalità del calibro di Alberto Sordi, Sofia Loren, Matt Damon e Monica Vitti, e proporsi come “Isola che non si isola” di oggi.

Il programma sarà articolato in 5 sezioni (Procida Inventa, Procida Ispira, Procida Include, Procida Innova, Procida Impara) con un totale di 330 giorni di programmazione, 44 progetti culturali e la partecipazione di più di 240 artisti. Agli abitanti sarà richiesto di partecipare attivamente.

Una scena del film “Il postino”. A ovest di Procida ci sono le spiagge di Ciraccio e della Chiaiolella entre a est, raggiungibile a piedi percorrendo ben 182 scalini, c’è la piaggia della Chiaia

Il titolo di Capitale della cultura era stato ambito da 28 concorrenti, ridotti poi a 10 (L’Aquila, che sembrava la favorita, e poi Trani, Volterra, Bari, Ancona, Cerveteri, Taranto e Pieve di Soligo) ma a succedere a Parma, che deterrà il titolo anche per quest’anno, sarà Procida, che gode del supporto di enti locali e privati e possiede “elementi di qualità e attrattività di livello eccellente oltre a uno straordinario patrimonio d’arte e paesaggistico”.

La tradizione culturale si respira nel modo in cui gli abitanti percepiscono il mare e l’arrivo quasi sacrale al porto di Sent ‘Co (Sancio Cattolico) da cui si osservano Palazzo Montefusco e la Chiesa della Pietà, e poi nell’omaggio annuale alla bellezza mistica della Graziella, ispirata al romanzo di Lamartine ed eletta dal 1939 nel giorno in cui si festeggia la Sagra del Mare, e dal fascino antico che ancora circonda Casale vascello, tipico esempio di architettura difensiva medioevale.

Casale Vascello a Procida

Da Terra Murata, nucleo storico, la chiesa del patrono San Michele Arcangelo e il cinquecentesco Palazzo d’Avalos, ex bagno penale borbonico, scrutano il mare. Talvolta, giurano gli abitanti di Procida, da lì si sentono ancora riecheggiare alcuni versi della sesta novella della quinta giornata narrata nel Decameron:

Fu già in Ischia una giovinetta bella e lieta molto, il cui nome fu Restituta, figliuola di un gentiluomo dell’Isola (propriamente il governatore) che Marino Bolgaro avea nome, la quale un giovinetto di Procida nominato Giovanni amava sopra la sua vita ed ella lui (erano promessi sposi). Il quale non che il giorno, di Procida a usare a Ischia per vederla venisse; ma già molte volte di notte da Procida fino ad Ischia notando era andato per poter vedere, se non altro potesse, almeno le mura della sua casa. Ma durante questo amore così fervente avvenne che… (Giuseppe D’Ascia, “Storia dell’isola d’Ischia”,1864, riprendendo il Decameron di Giovanni Boccaccio)

Isabella Garanzini per ArtSpecialDay

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