Intendiamoci, il problema non è Lucia Borgonzoni sottosegretario alla cultura. Il problema non è nemmeno Lucia Borgonzoni in quanto tale, alla quale preconizziamo che nel medio-breve termine non lascerà traccia di sé nella storia politica di questo paese.

Lucia Borgonzoni

E il problema non è nemmeno un premier presentato come un drago e che si sta rapidissimamente rivelando un Draghetto Grisù: eravamo ragionevolmente certi che Draghi avrebbe rispolverato il manuale Cencelli per mettere insieme una maggioranza coesa dalla volontà di gestione dei fondi europei, e lo siamo altrettanto che comunque prima di arrivare a questi nomi abbia posto il veto assoluto ad altri ben peggiori (qui, tremano le vene ai polsi, ma questo è un altro discorso).

No, il problema è un altro: la posizione delle donne di sinistra. Senza far nomi, pensiamo ad esempio a Laura Boldrini e Monica Cirinnà.

Il cui silenzio, come amano dire i radica chic (quelli veri), è assordante. Ma anche ad altre: pensiamo a tutte quelle che hanno fatto della presenza femminile nei posti di comando (non delle istituzioni: di comando) una battaglia di principi. La quale, di suo, è sacrosanta; ma noi già chiosavamo che più che di quote rosa (non si combattono i privilegi con altri privilegi) avremmo dovuto parlare direttamente di meritocrazia al femminile.

Ora, vedere l’esecutivo draghesco (draghiano?) ci ha destabilizzato, perché si tratta di una selezione del peggio sulla piazza: soprattutto al femminile. Ci asteniamo, per una volta, dall’ironia più feroce che porterebbe a chiedere retoricamente cosa sarebbe successo se la saponificatrice di Correggio fosse stata ancora viva: sottosegretariato alla salute o alle attività produttive? Magari all’imprenditoria femminile? D’accordo, non ci siamo veramente astenuti, ma ci censuriamo sulla miriade di esempi salaci che sovverrebbero facilmente (e sorvoliamo sulle battute che stanno invadendo il web sul fatto che, stante lo scarso presenzialismo pregresso, alla neo sottosegretaria sarà arduo far danni). D’altra parte, è ufficiale che su 39 sottosegretari di fresca nomina soltanto uno (1) è a tutti gli effetti un tecnico; come pure è ufficiale che un altro sottosegretario leghista, questa volta Rossano Sasso, delegato all’Istruzione che ha appena tentato di citare l’Inferno di Dante (in fondo, è l’Anno Dantesco, no?) ma imbroccando l’Inferno di Topolino. Il verso incriminato è Chi si ferma è perduto / mille anni ogni minuto e non è un verso dell’opera di Durante degli Alighieri, ma di Guido Martina, co-autore di una magnifica parodia disneyana degli anni tra il ’49 e il ’50. Notiamo che la prima parte del verso è di mussoliniana memoria, osserviamo che la scritta si trova su una stele a mo’ di contrappasso dantesco a definire una pena per i dannati, quindi di parodia/satira dei motti del Duce, precursore dei meme (va detto), e il gioco è fatto: praticamente, un raro caso di autosatira. Per quanto, va riconosciuto che, al netto degli scherzi di memoria o di addetti alla comunicazione (Lorenzin docet), assumere che Sasso abbia letto la parodia Disney non è poi malaccio. Il silenzio delle Boldrini-Cirinnà-chipareavoi di turno circa la Borgonzoni, comunque, non fa altro che rafforzare l’idea che le quote rosa non siano altro che un’appendice del Manuale Cencelli di cui sopra. La sinistra femminile, di cui ci sarebbe un bisogno spasmodico in questa serva Italia, avrebbe fatto una figura appena normale a fare un distinguo, dicendo a chiare lettere che se il patrimonio della femminilità deve essere rappresentato da una Borgonzoni alla cultura sarebbe stato meglio un uomo, uno qualsiasi purché presentabile. Per molti, evidenti versi, ci permettiamo di dire soprattutto alla cultura (la quale, come concetto e come referato, emerge ancora una volta come merce di seconda scelta). E invece, niente: lasciando passare il messaggio sotteso che “basta che siano donne”: un autogol clamoroso, a meno che il proprio target non sia esattamente composto da una parte da coloro le quali ambiscono a sfruttare questo stato di cose e dall’altro da quelle che si accontentano di questa cortina fumogena di frainteso femminismo. Tutti gli altri, non possono che scuotere la testa e constatare che effettivamente le donne sono uguali agli uomini, quantomeno nelle loro manifestazioni politiche peggiori. In ogni caso, un bel passo indietro, di cui le donne italiane, sic stantibus rebus, davvero non avevano bisogno: senza scomodare o parafrasare Benedetto Croce, semplicemente anche la guida politica delle donne (di sinistra o meno) dovrebbe cominciare a rendersi conto che quella dell’obtorto collo è una politica perdente, quella dell’esserci a qualunque costo peggio, e che semplicemente è già passata l’ora di fare ciò che è giusto e non quello che è conveniente.

Vieri Peroncini per ArtSpecialDay

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