Triennale Yokohama - 2017

Il caffè sospeso, il tempo sospeso, il vaccino sospeso: Sospensioni! Tutto sembra poter essere sospeso, contrariamente all’orologio da polso: quello può solo rompersi, bloccarsi ma non sospendersi. Perché non c’è ancora il tempo sospeso? Avremmo bisogno, tutti, di un po’ di tempo sospeso, che non incida sulle scelte o sulle decisioni, un tempo che ne sia volano. Un tempo per riavvolgere il cordino della trottola, o svolgerlo definitivamente, non è mica detto.

Un tempo sospeso tra la Vita e la Vita, una sospensione vitale in cui correre o atterrirsi, ridere a crepapelle o piangere, una sospensione che eviti gli stati della materia, sospensione della realtà per come dobbiamo definirla quando le sclere accarezzano l’aria.

Un sogno, un sogno sospeso, che possa essere ripreso a piacimento, quando se ne sente il bisogno, come quando si riapre il libro sul comodino e si rimette a posto la piega nell’angolo alto del foglio.

Una sconfitta sospesa, acquisita e custodita, pronta per essere indossata come l’abito migliore che si possiede. Un’alta uniforme da sfoggiare a tempo debito, anch’esso sospeso, il debito intendo.

Un debito sospeso, perché sappiamo bene di essere comunque in debito.

Sospensioni! Ci sarebbe bisogno di più sospensioni, soprattutto adesso che tutto sembra essere sospeso ma non lo è affatto: è solo peso! SOS!