I teatri di tutta Italia hanno acceso le luci lunedì sera, due ore per dire che ci sono e sono pronti ad accogliere il pubblico. I festival, musicali e non, si incontrano on line il 28 febbraio per raccontare esperienze e condividere progetti. Il mondo della cultura non vuole stare fermo. E si augura davvero che il ministro Dario Franceschini possa mettere in pratica quanto detto. «Vorrei che fossimo i primi a riaprire i luoghi della cultura».

L’apertura non è ipotesi immediata, ma la speranza è che possa arrivare da aprile in poi. In modo da essere pronti e in sicurezza per la stagione estiva con la possibilità anche di organizzare e promuovere eventi. «In questi mesi», ha detto il ministro Franceschini, «abbiamo capito che i luoghi più pericolosi sono quelli dove ti togli la mascherina. Ristoranti, bar, case private. Nei teatri e nei cinema, già nella riapertura estiva, c’erano misure di sicurezza molto rigide che si sono rivelate efficienti: mascherina, distanziamento, igienizzazione delle mani, sanificazione dei locali».

È da queste misure di sicurezza, anche migliorate e ampliate che il mondo dello spettacolo vuole ripartire. 45 associazioni di categoria hanno creato un protocollo diffuso congiuntamente da AudioCoop, Aia, Esibirsi e Rete dei Festival che lo ha dato al ministro perché ne discuta con il Comitato Tecnico Scientifico giovedì 25 febbraio.

«Con le aperture dell’estate avevamo protocolli, dal disinfettare gli strumenti e i microfoni alla distanza da mantenere sul palco. Questi accorgimenti davano sicurezza sul palco e il protocollo del ministero gestiva il pubblico» spiega Massimo Della Pelle del Coordinamento della rete dei Festival. Questo aveva permesso la riapertura pur con un aumento dei costi che già erano saliti dopo i decreti degli anni passati sulla sicurezza. Per molti il problema è anche il moltiplicarsi dei provvedimenti, spesso in contrasto fra loro quelli di stato, governo e regioni. «Con tutti questo, i dati Agis segnalano contagi limitatissimi per gli spettacoli dal vivo».

Non c’è un obbligo di riapertura, ma il mondo dello spettacolo chiede di poterlo fare e che insieme restino i ristori, «per ora esigui e da aumentare», che ci siano «contributi a fondo perduto per coprire costi aggiuntivi relativi all’organizzazione, al personale e all’innovazione tecnologica», ma anche prezzi calmierati dei tamponi rapidi, dispositivi di protezione personale, prodotti per l’igienizzazione e una revisione della tassazione. «Tutti, pur nelle difficoltà, sono ripartiti. Il mondo dello spettacolo dal vivo no e ci sono attività e locali che non riapriranno più» spiega Della Pelle.

Il protocollo è diviso in 6 parti: capienza sul numero di spettatori che possono accedere, biglietteria, flussi di pubblico e personale, gestione degli spazi dalla sala ai camerini, produzione dello spettacolo con il personale e gestione di casi positivi.

Per quanto riguarda i biglietti devono essere nominali e con i posti assegnati. Al momento dell’acquisto bisogna compilare un’autocertificazione con i dati per essere ricontattati in caso di positività. Sono da privilegiare i pagamenti elettronici e le vendite online. Per la sala serve la misurazione della temperatura, l’igienizzazione delle mani, code distanziate e il mantenimento della mascherina indossata. Per il personale ci devono essere ingressi diversi rispetto al pubblico e tamponi periodici.

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