Un “Paradise Museum” per Joseph Beuys. Intervista a Maurizio De Caro

La sua Germania lo sta già festeggiando alla grande, con una serie di mostre che partono da Stoccarda, Düsseldorf e arrivano al Belvedere di Vienna passando per un sito appositamente creato per il centenario del più famoso artista tedesco del Novecento: Joseph Beuys.
Approccio scientifico, interesse ante-litteram nei confronti del mondo naturale, politico e “sculture sociale”, Beuys è una figura mitica che – per diversi anni – ha operato anche in Italia, invitato da Lucrezia De Domizio Durini, nella sua tenuta di Bolognano, in Abruzzo. Proprio qui, il prossimo 12 maggio, si aprirà il Paradise Museum of Joseph Beuys, che riprenderà la mostra di Barcellona del 1993 dedicata a “Difesa della Natura”, con il progetto dell’Architetto Maurizio De Caro, docente di estetica e pianificazione territoriale alla Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano e fondatore dello studio De Caro/Architects & Planners.

Maurizio De Caro

Architetto cosa intende dire con “Progetto come Logo del pensiero creativo di Jeseph Beuys (1921-1986), protagonista dell’arte concettuale, sciamano, profeta e padre dell’ecosofia e ambientalismo contemporaneo?
Mi occupo del pensiero Beuysiano dagli anni novanta e ho imparato ad apprezzare la sua capacità rivoluzionaria ed analitica nel focalizzare le esperienze sociali, antropologiche e politiche con gesti apparentemente artistici. Un luogo dedicato all’Artista non poteva che diventare concettualmente un logo, cioè la sintesi metafisica e architettonica, niente di quanto era stato espresso fino ad ora, anche perché non si può usare il progetto in maniera canonica lavorando su uno spazio come l’Ipogeo di Bolognano. Ma non è una mera istallazione anche se parte dal programma della mostra di Barcellona, ”Difesa della natura” che ho allestito nel 1993,quindi il concetto filosofico di logo è anche” logos”, ma soprattutto “Luogo”.

Perché la baronessa Lucrezia De Domizio Durini, operatrice culturale, curatrice, collezionista, mecenate, studiosa ed esegeta dell’artista tedesco ha definito l’artista tedesco “Architetto universale”?
Perché il lavoro di JB travalica le tecniche, le metodologie e le discipline del progetto e della creazione, dunque è un architetto completo, un analista consapevole della realtà che attraversa e la sua Opera cerca e spesso riesce a leggere con una precisione scientifica, direi ingegneristica la realtà. Beuys ha “progettato” movimenti politici, ha scritto musica, ha lavorato con l’agricoltura biologica, con l’economia, ha trasformato la discussione pubblica in performance aperta a tutti, niente di simile con i contemporanei e con quelli che sono arrivati dopo. Unico, senza epigoni, uomo e artista, è semplicemente l’architetto che modifica paesaggi, contesti, riportando il gesto artistico alla natura che è il fine ultimo della sua strenua difesa, e perché la cultura ci ha aiutato attraverso la sua opera a capire “Il danno” compiuto dall’umanità.

Beuys e Lucrezia De Domizio Durini, 1980, foto Buby Durini

Come sarà il suo “Paradise Museum of Joseph Beuys” a Bolognano in Abruzzo, dove l’artista tra il 1972 e il 1985 con il progetto Difesa della Natura ha dato vita a un colossale progetto di rigenerazione sociale, ecologico e antropologico ?
Il progetto nasce come elemento concettuale e dialettico con l’Ipogeo, disegnato da Lucrezia De Domizio anni fa, espressione perfetta dell’idea di spazio polifunzionale, cara al maestro tedesco ,in questo caso possiamo dire che il risultato è una sintesi tra le diverse tecniche disciplinari, e il PMJB sarà il completamento architettonico delle istanze realizzate tempo fa. Non è dunque(ne potrebbe essere)un museo classico ma una installazione/allestimento temporaneo e permanente dove si insedieranno le opere dell’importante collezione Durini, che oltre a Beuys è composta da Pistoletto De Dominicis, Bagnoli, e moltissimi nomi delle avanguardie del secondo dopo-guerra. L’allestimento dialoga col mio progetto architettonico della mostra di Barcellona(Difesa delle Natura)e alcune componenti verranno ricomposte a Bolognano.

Che valore simbolico ha assunto nell’epoca dell’emergenza ambientale la quercia per Beuys, che dopo l’esperienza a Bolognano, ne piantò 7000 a Kassel come emblema della difesa dell’uomo in equilibrio con la Natura?
Un valore sempre più imprescindibile nei tracciati sociali e culturali della nostra epoca, anche perché Beuys è stato il primo ad occuparsi della Natura come fenomeno antropocentrico sull’ orlo di un perenne stato di catastrofe annunciata e ancora oggi incombente e preoccupante, l’arte è un sismografo dello stato di salute generale dell’umanità, questa valore oggi è condiviso da molti, ma all’epoca l’artista tedesco lo predicava in perfetta solitudine.

Joseph Beuys, Olivestone

Olivestone, è stata l’ultima colossale opera di Beuys donata alla Kunsthaus di Zurigo nel 1992 da Lucrezia De Domizio e il marito Buby Durini, straordinario fotografo che ha immortalato l’uomo-artista nelle fasi più significative della sua esistenza concepita come un opera d’arte totale, come si relaziona con la filosofia beuysiana nel suo progetto?
Ero presente all’atto della donazione perché in quell’anno avevamo presentato alla Kunsthaus il “Museo del Tempo Presente”, alla presenza di Szemann, Max Bill,Felix Baumann e tanti altri dunque è una sorta di contatto cosmico che unisce e ci unisce a quella “storia e a Lucrezia, questa mia architettura scaturisce da questo antico confronto con le idee e con le azioni di Beuys, pechè il dialogo non si è mai interrotto, e le tecniche dell’arte e del progetto si sovrappongono, e. si sostengono culturalmente a vicenda.

Come stato è concepito lo spazio Ipogeo a Bolognano e che funzione avrà ?
L’ipogeo è stato pensato, progettato e finanziato da Lucrezia De Domizio, e il nostro intervento nasce una lettura dell’esistente e dalla sua trasformazione in viaggio/percorso/tracciato che dovrà interagire con lo spazio originario, lavorando sulla potenzialità che dopo qualche anno il mondo troverà nel luogo di Beuys, una casa che racconta i suoi pensieri, le sue idee, il suo coraggio teorico, il suo insegnamento. Un architettura altamente antropologica, sociale al servizio del sapere e della crescita umana.

Lei è tra gli architetti più appassionati di comprenderne le cause e gli effetti di una mente complessa di una umanità straordinaria, anticipatore delle tematiche intorno all’antropocene , nell’ambito della prima pandemia globale, che importanza avrà questo nuovo museo dal titolo così significativo?
La pandemia non è stata per noi che l’amplificazione dei problemi da tempo irrisolti dell’umanità, anzi ha accelerato le trasformazioni, ha imposto scelte e creato nuove priorità che da molti anni, Beuys aveva individuato e stigmatizzato. L’uomo ha colonizzato distruggendolo l’ambiente naturale, il problema energetico, della dispersione e della contaminazione di ogni angolo del pianeta ha imposto delle riflessioni che sono solo la naturale conseguenza di quanto l’artista tedesco aveva preconizzato, è una strada che lui ci ha indicato come progettisti, il Paradise Museum è un “progetto suo”, non mio.

J Beuys. Difesa Della Natura 1984 Joseph Beuys 1921-1986 ARTIST ROOMS Acquired jointly with the National Galleries of Scotland through The d’Offay Donation with assistance from the National Heritage Memorial Fund and the Art Fund 2008

La voce, la parola, l’azione, la fotografia, il video, l’azione, la materia organica, l’installazione, sono in sintesi gli strumenti che danno forma al suo pensiero antropologico e sociale, che oggi definiamo “sostenibile”, perché è così attuale il suo lavoro ?
Colpisce anche me, l’attualità del pensiero beuysiano, la precisione e la molteplicità disciplinare che compone un percorso plurimo ed esaustivo, siamo nella dimensione “sostenibile” prima che qualcuno ne percepisse la necessità culturale, un’intuizione che non può essere disattesa dalle future generazioni che anche recentemente si sono avvicinate a questo pensiero leggendone oltre all’attualità, una profondità d’azione e un impegno ideale tornati al centro del dibattito artistico.

Quali sono state le maggiori difficoltà progettuali riscontrate nella realizzazione del suo Paradise Museum ?
Non ci sono state particolari difficoltà progettuali perché il PMJB si è perfettamente iscritto all’interno dello spazio neutro esistente come una conseguenza, come un dialogo amoroso, come un’opportunità etica ed estetica della contemporaneità. Posso dire che questa architettura, appena accennata è semplicemente ma compiutamente una testimonianza di una fase storica che qualche decennio cerco di analizzare e nel mio lavoro di architetto l’aspetto teorico vale quanto il cantiere, e questo sarebbe piaciuto molto a Beuys.

Architettura, Agricoltura, Ambiente e Natura possono coesistere nella cultura progettuale contemporanea ? Come ?
Devono coesistere, devono scambiarsi informazioni e tecniche, attrarsi a vicenda e trovare il tracciato per una nuova cultura del progetto, come un’orchestra che esegua una partitura complessa e poli-tonale, senza una sequenza gerarchica, un nutrimento senza un obiettivo certo, un’avventura semantica e culturale.

Cosa accadrà il 12 maggio in occasione dell’ “Beuys Day” con l’inaugurazione del nuovo museo ?
Semplicemente l’esposizione di una sequenza di disegni concettuali montati come un’installazione nell’ipogeo, ad imitazione di una serie di opere di Beuys, formate da immagini A4, solo per destare la curiosità nello spettatore per immergerlo nello scenario di una memoria sviluppatasi in 30 anni di elaborazioni (da Barcellona a Bolognano), un omaggio necessario e ideale.

Come spiegherebbe la poetica del Maestro a un ventenne ?
L’arte si nasconde in qualsiasi attività umana, un artista può manifestarsi attraverso azioni che difficilmente possono essere considerate tali, solo l’esistenza, il rapporto con la natura, l’etica delle nostre azioni è la testimonianza del nostro essere uomini, ”umani”: artisti, ogni uomo è un artista, ma ogni artista è semplicemente un uomo.

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