Andy Warhol, Yves Klein, Daniel Spoerri, Christo e Jeanne-Claude, sono solo alcuni degli artisti immortalati dalla macchina fotografica di Harry Shunk e János Kender. La mostra “Art through the Eye of the Camera”, allestita nelle sale di Palazzo Reali dal 1 marzo al 20 settembre 2020, si compone di ben 400 opere tra scatti e documenti ufficiali selezionati tra i più di 10mila conservati nella biblioteca Kandinskij di Parigi. Grazie alle nuove tecnologie è ora possibile accedere di nuovo agli spazi espositivi del MASI di Lugano e godersi la mostra dei ritratti di Shunk e Kender comodamente da casa.

Dal 1950 fino ai primi anni ’80, Harry Shunk e János Kender hanno documentato un periodo di intenso e rapido cambiamento all’interno della scena artistica e culturale americana ed europea. In questo periodo, infatti, gli artisti si dedicarono alla sperimentazione, alla liberazione del proprio estro creativo, alla ricerca di una nuova dimensione del corpo e costantemente in cerca di nuovi spazi per promuovere il proprio lavoro.

Shunk-Kender, John Baldessari, Pier 18, New York, 1971, donazione della Roy Lichtenstein Foundation in memoria di Harry Shunk e János Kender Foto: Shunk-Kender © J. Paul Getty Trust. Tutti i diritti riservati

Tra gli artisti maggiormente apprezzati dal duo c’è Yves Klein. I tre si conobbero a Parigi in occasione della mostra personale dell’artista, “The Void”, presso la Iris Clert Gallery. Yves Klein espresse in questa mostra il suo concetto di arte come capolavoro totale. Il monocromo si ripeteva senza soluzione di continuità dagli inviti al blue cocktail, dalle finestre alle pareti dello spazio espositivo. Tutto è concepito ed elaborato dalla mente dell’artista al fine di proporre un’arte non svincolata dalla vita quotidiana ma, anzi, partecipante a essa. Da questo momento in poi, l’amicizia tra i tre crescerà sempre di più e le loro fotografie si faranno testimoni del processo creativo dell’artista francese.

Antropometrie è una delle più importanti performance realizzate da Klein. Fu eseguita per la prima volta nel 1958 nell’appartamento dell’amico Robert Godet, editore e collezionista di arte contemporanea. Ma è solo nel 1960, presso la Contemporary Art International Gallery, che riscosse successo anche presso la critica. La performance si apriva con una sinfonia monotona diretta dallo stesso Klein. Successivamente, comparivano sul palco tre modelle nude, cosparse di colore. Attraverso i loro movimenti avrebbero impresso sulle tele bianche tracce del proprio passaggio e del proprio corpo. Le foto di Harry Shunk e János Kender ripercorrono i momenti esecutivi della performance, evidenziando, da un lato, il lato creativo dell’artista, dall’altro, il rapporto intimo e tattile dell’artista con il proprio lavoro.

Galerie Internationale d’art contemporain, Paris, France. © Photo : Harry Shunk and Janos Kender J.Paul Getty Trust. The Getty Research Institute, Los Angeles. (2014.R.20). © Artwork : The Estate of Yves Klein c/o ADAGP, Paris

Uno scatto ormai diventato iconico della carriera dell’artista è Le saut dans le vide. La fotografia rappresenta il giovane artista che sembra lanciarsi nel vuoto da un primo piano di una palazzina. Le sue braccia si librano sopra una strada deserta attraversata soltanto da un uomo su una bicicletta. Si può ben vedere come i due fotografi non siano estranei al processo creativo ma anzi partecipino alla realizzazione dell’opera stessa.

È anche attraverso questi scatti che il lavoro di Yves Klein è diventato celebre in tutto il mondo. Non solo ci testimoniano esperienze ormai non più ripetibili ma fanno luce sulla dimensione psicologica e creativa del grande artista, morto a soli 34 anni.

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