«Viola e il Blu», un libro contro gli stereotipi di genere da leggere a tutte le età

IL ROSA È UN COLORE DA FEMMINA, IL BLU DA MASCHIO
LE BAMBOLE SONO GIOCHI DA FEMMINA
ALLE BAMBINE PIACCIONO LE PRINCIPESSE
I MASCHI NON DEVONO PIANGERE
AGGIUSTARE LE COSE È ROBA DA MASCHI
ACCUDIRE I FIGLI È UNA COSA DA MAMMA
GUADAGNARE DI PIÙ È UNA COSA DA UOMINI
SICUREZZA E DETERMINAZIONE SONO PREROGATIVE MASCHILI

Gli stereotipi di genere? Esistono ancora oggi. Esistono e traggono linfa dalla convinzione che ci siano cose da maschi e cose da femmine. Giochi da bambini e giochi da bambine. Compiti dei papà e compiti delle mamme. Ma cedere agli stereotipi è rischioso. «Significa lasciarsi ingabbiare. Accettare dei recinti. Rimanere dentro delle scatole» commenta Matteo Bussola, che al tema degli stereotipi – e alla relativa necessità di liberarsene – ha dedicato la sua ultima opera: Viola e il Blu – La libertà di essere i colori che vuoi”, un libro di 140 pagine, pubblicato dalla casa editrice Salani e contenente al suo interno le illustrazioni realizzate dallo stesso autore.

Di cosa parla “Viola e il blu”?
«Di una bambina di 8 anni che si chiama Viola e ama il blu. Lo considera il suo colore preferito. E infatti a scuola ci va con uno zaino azzurro, ha un monopattino blu e d’inverno indossa un cappottino celeste che le ha cucito la nonna. Il problema è che, per via di questa sua predilezione, in molti la prendono in giro, ricordandole che il blu è un colore da maschi e che lei, essendo una femmina, dovrebbe amare il rosa. Ma a Viola tutta questa storia non convince e così, in un pomeriggio di maggio, decide di parlarne con suo padre, che di colori se ne intende perché è un pittore. A partire quindi da una riflessione sul colore dei maschi e quello delle femmine, si sviluppa un dialogo fra Viola e suo padre centrato proprio sugli stereotipi di genere e sull’impatto che continuano ad avere ancora oggi nella vita di tutti. Ufficialmente “Viola e il Blu” è un libro per i bambini e le bambine e, proprio per questo motivo, presenta una scrittura semplice (ma non semplicistica) e diretta. A ben vedere, però, i temi trattati nel libro possono interessare e incuriosire anche gli adolescenti e gli adulti. I genitori e gli insegnanti».

Perché è così facile, ancora oggi, lasciarsi influenzare da certi stereotipi di genere?
«Intanto c’è da dire che gli stereotipi non appartengono ai bambini, come dimostra la stessa Viola. I bambini, semmai, li assimilano attraverso di noi e in base a come li educhiamo. Gli stereotipi appartengono agli adulti e noi genitori siamo cresciuti in una cultura patriarcale e maschilista. Siamo cresciuti in mezzo a stereotipi così forti e pervasivi che addirittura ci sono alcune donne che li hanno introiettati involontariamente e che tuttora li portano avanti, magari senza rendersene conto. È chiaro che poi ci sono stereotipi e stereotipi e che alcuni sono meno dannosi di altri. Tuttavia, secondo me, gli stereotipi partono tutti dalla stessa radice e cioè dalla convinzione che il maschile e il femminile siano territori nettamente separati e fra loro impermeabili.»

Perché è importante aiutare i figli a crescere senza stereotipi?
«Ognuno di noi – a prescindere dal suo genere d’appartenenza – ha diritto ad accedere a tutte le sfumature dell’animo e dei sentimenti. Ammesso e non concesso che ci siano attitudini “solo o prevalentemente maschili” e altre “solo o prevalentemente femminili”, dobbiamo avere il coraggio di dire che tutti conteniamo maschile e femminile. Solo, in porzioni variabili. Perciò tutti abbiamo diritto di accedere a tutto: alla forza e alla tenerezza, alla dolcezza e alla determinazione, alla rabbia e alla gentilezza. Tutti abbiamo diritto di dipingerci con i colori che vogliamo. Nessuno dovrebbe venire a dirci quali caratteristiche dovrebbero appartenerci per genere o per “statuto”».

Come consentire a un figlio di crescere senza stereotipi?
«Provo a rispondere basandomi sulla mia esperienza. Innanzitutto, usando con attenzione il linguaggio: spesso, infatti, è proprio attraverso determinate parole o battute che si veicolano gli stereotipi. Poi direi di dare il buon esempio dentro casa, in modo da disinnescare nel quotidiano certi meccanismi, come per esempio quelli legati ai compiti prettamente maschili o femminili. Soprattutto, direi di insegnare ai bambini che siamo tutti diversi e che ognuno di noi dovrebbe essere orgoglioso della sua unicità. Come genitori, dovremmo lasciare che i nostri figli sviluppino consapevolezza di quello che sono e questo, purtroppo, non è sempre facile.»

Perché?
«Perché noi genitori sogniamo per i nostri figli un determinato futuro o carriere di un certo tipo (ci capita di farlo addirittura prima che nascano) e tutto questo ci porta a farli crescere con addosso un fardello pieno di aspettative, che spesso i figli cercheranno loro malgrado di non deludere. Io penso, invece, che sia importante aiutare i bambini e i ragazzi a essere e a diventare ciò che vogliono e che bisognerebbe insegnare loro a non avere paura di essere diversi da come vorrebbero gli altri. Crescere, secondo me, è proprio un processo di tradimento delle aspettative degli altri. Perciò, quando i nostri figli ci dichiarano chi sono, dovremmo accogliere quella verità e aiutarla a crescere, a evolvere nella sua pienezza. Dovremmo limitarci ad accompagnare i nostri figli lungo “il loro” percorso.»

Qualche altro consiglio?
«Più che un consiglio vero e proprio sull’educazione dei figli, mi piacerebbe dire un’altra cosa. “Viola e il Blu”, avendo a che fare con il maschile e il femminile, è un libro che tocca anche meccanismi legati alle relazioni di coppia. Ecco, in tal senso, mi piacerebbe aggiungere che, secondo me, sarebbe importante inserire nel proprio vocabolario due parole: “Grazie” e  “Scusa”. Se ciascuno di noi imparasse a usarle più spesso – nel rapporto di coppia, ma non solo – diventerebbe tutto molto più semplice.»

Una curiosità: in che misura le sue riflessioni sugli stereotipi sono favorite dalle domande o dalle osservazioni delle sue figlie?
«In grandissima misura. Per me la paternità è stata un’opportunità che ha cambiato completamente il mio sguardo sul mondo. Un enorme privilegio che mi ha concesso la vita. E, di certo, assistere giorno dopo giorno alla crescita di tre bambine, guardare i loro occhi sul mondo, vedere come formulano i loro pensieri e come li cambiano o sentire come parlano dei maschi, è stata e continua a essere per me un’esperienza unica. Un’esperienza in grado di attivare, appunto, anche molte riflessioni.»

Torniamo agli stereotipi di genere affrontati nel libro. Quali sono quelli che, ancora oggi, continuano a influenzarci? Può farci qualche esempio?
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