La Turchia è ufficialmente fuori dalla Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne e la violenza di genere. Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso con cui l’opposizione chiedeva l’annullamento della decisione presa lo scorso marzo dal presidente Erdogan. L’opposizione chiedeva che la decisione di Erdogan fosse rivista perché non era stata notificata al Consiglio d’Europa la decisione di abbandonarla. La Corte ha detto che non era necessario.

La Turchia dunque non fa più parte del trattato sulla prevenzione e la lotta contro la violenza di genere firmato proprio sul suo territorio. Contro questa decisione protestano donne e associazioni in Europa e nel mondo. Non Una Di Meno organizza le manifestazioni in Italia per denunciare la violenza sulle donne e sulle soggettività LGBTQIA+. «Solo in Italia sono oltre 45 le donne uccise dall’inizio dell’anno. Eppure, mentre il Piano nazionale antiviolenza è scaduto ormai da mesi, il contrasto alla violenza maschile e di genere e il sostegno ai Centri antiviolenza non hanno avuto nessuno spazio nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza».

Nell’Europa dell’Est molti partiti conservatori accusano la Convenzione di indebolire la famiglia tradizionale. È la stessa via indicata dalla Turchia. Da tempo Erdogan era pronto a uscire dalla Convenzione di Istanbul. Secondo i conservatori il provvedimento mina l’unità familiare, incoraggia il divorzio e lascia spazio alla comunità Lgbt. Il vicepresidente turco, Fiat Oktay, ha detto che il ritiro dalla Convenzione è la soluzione per «elevare la dignità delle donne turche» è «nelle nostre tradizioni e nei nostri costumi», non nell’imitazione di esempi esterni.

La Convenzione di Istanbul ha 10 anni. Ne sono passati 8 da quando l’ha ratificata. Secondo D.i.Re, donne in rete contro la violenza, la Convenzione sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica vive soprattutto «grazie al costante impegno del movimento delle donne, delle associazioni, dei centri antiviolenza, della cosiddetta società civile, mentre le istituzioni ancora arrancano nel mettere davvero in pratica i suoi articoli, nonostante sia ormai una legge dello Stato italiano». Manca in Italia il Piano nazionale antiviolenza triennale dopo la scadenza del precedente nel 2020.

Il merito della Convenzione è quello di aver riconosciuto la violenza contro le donne come fenomeno radicato nella società, al di là dei confini politici degli Stati. Indica un approccio omogeneo e comune. E stabilisce il legame tra violenza maschile contro le donne e la disuguaglianza di genere. La Convenzione, anche se disattesa da molti stati che l’hanno ratificata, impone ai governi di istituire politiche integrate per risolvere quello che è un problema sociale. I principi della Convenzione sono: Politiche integrate, Prevenzione, Protezione delle vittime e Punizione dei colpevoli.

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