Fotografare è una maniera di vivere. Ma importante è la vita, non la fotografia. Importante è raccontare. Se si parte dalla fotografia non si arriva in nessun altro posto che alla fotografia.
Tra le figure più “nuove” ed affascinanti della fotografia Vivian Maier ricopre senza dubbio un ruolo di primissimo piano, più che per la vastissima e, fino a poco tempo fa sconosciuta, produzione fotografica, per la storia ed i lati misteriosi della sua vita!

Conosciamo oggi Vivan Maier grazie a John Maloof, filmmaker americano classe 1981, che era alla ricerca di iconografie riguardanti Chicago. Mallof comprò per 380 dollari ad un’asta, il contenuto di un box zeppo degli oggetti più disparati, espropriati per legge ad una donna che aveva smesso di pagare i canoni di affitto. Mettendo ordine tra le varie cianfrusaglie (cappelli, vestiti, scontrini e perfino assegni di rimborso delle tasse mai riscossi), Maloof reperì una cassa contenente centinaia di negativi e rullini ancora da sviluppare. Nasce così, per noi appassionati di fotografia, Vivian Maier.
Vivian Maier nacque a New York il 1º febbraio 1926 da padre americano di famiglia austriaca e madre francese. Secondogenita di famiglia modesta visse con la madre dai 3 anni di età, età in cui i genitori si separarono, nel Bronx di New York, ospite di Jeanne Bertrand che ebbe un’importanza quasi assoluta nella vita di Vivian. L’educazione di Jeanne fu simile a quella di Vivian: crebbe in povertà, perse il padre in giovane età e lavorò in una fabbrica di aghi in condizioni di sfruttamento.

Vivian rimbalzò tra l’Europa e gli Stati Uniti prima di tornare a New York nel 1951. Avendo iniziato a dedicarsi alla fotografia solo due anni prima, avrebbe setacciato le strade della Grande Mela affinando la sua arte. Nel 1956 Vivian lasciò la costa orientale per Chicago, dove avrebbe trascorso gran parte del resto della sua vita lavorando come badante. Nel tempo libero, Vivian scattava foto che nascondeva gelosamente agli occhi altrui. Scattando istantanee fino alla fine degli anni Novanta, Maier avrebbe lasciato un corpus di opere composto da oltre 100.000 negativi. Inoltre, la passione di Vivian per la documentazione si estese a una serie di documentari amatoriali e registrazioni audio.
Beh, suppongo che nulla sia destinato a durare per sempre. Dobbiamo fare spazio agli altri. È una ruota. Ci sali, devi arrivare fino in fondo. E poi qualcun altro ha la stessa opportunità di arrivare fino in fondo e così via.
Vivian Maier
Nel 1949, mentre era ancora in Francia, Vivian iniziò a cimentarsi con le sue prime foto. La sua macchina fotografica era una modesta Kodak Brownie box, una macchina fotografica amatoriale con un solo tempo di posa, senza controllo della messa a fuoco e senza ghiera per i diaframmi.
Nel 1952, Vivian acquista una macchina fotografica Rolleiflex per soddisfare la sua fissazione. Rimane con questa famiglia per la maggior parte del suo soggiorno a New York fino al 1956, quando si trasferisce definitivamente nella periferia di Chicago, sulla North Shore. Un’altra famiglia assumerà Vivian come tata per i loro tre figli e diventerà la sua famiglia più vicina per il resto della sua vita.
Vivian Maier aveva 30 anni al suo arrivo a Chicago, dove fu assunta dai coniugi Nancy e Avron Gensburg per prendersi cura dei loro tre ragazzi: John, Lane e Matthew. Secondo Nancy Gensburg, Vivian non prediligeva fare la bambinaia, ma, non sapendo che altro fare, quello fu il mestiere che esercitò per quarant’anni. I bambini, peraltro, l’adoravano: per Lane Gensburg, Vivian “era come Mary Poppins”.
Presso i Gensburg Maier aveva un bagno privato, che le servì anche come camera oscura, avendola lei attrezzata per sviluppare i negativi e i suoi film. La fotografa diede libero sfogo alla sua passione per la fotografia allorché, ad ogni occasione, poté immortalare la vita quotidiana nelle strade con i suoi abitanti, bambini, lavoratori, persone di buona società e personaggi famosi come pure miserabili, mendicanti ed emarginati.

Nel 1975 morì la madre Maria, con la quale non aveva più rapporti da anni. Vivian, sempre animata dalla sua grande passione per la fotografia, continuò a guadagnarsi da vivere come bambinaia. Non si conoscono tutte le famiglie presso le quali prese servizio, ma si sa che nel 1987 si presentò ai coniugi Usiskin, suoi nuovi datori di lavoro, portando con sé 200 casse di cartone contenenti il suo archivio personale, che furono immagazzinate in un box.
Mentre l’età avanzava, Vivian si trovò ad attraversare gravi difficoltà finanziarie. Le sue casse, da ultimo, andarono a finire nel box di un magazzino preso in affitto. Alla fine degli anni novanta i fratelli Gensburg, con i quali Vivian aveva per molto tempo mantenuto un legame andando a visitarli in occasione di matrimoni, lauree e nascite, la rintracciarono in un piccolo alloggio economico di Cicero e la trasferirono in un grazioso appartamento a Rogers Park vegliando su di lei.
Sul finire del 2008, Vivian ebbe un incidente cadendo sul ghiaccio e battendo la testa, per cui fu ricoverata in ospedale. I Gensburg per garantirsi che avesse le migliori cure la fecero trasferire in una casa di cura a Highland Park. Nonostante queste affettuose attenzioni, Vivian Maier morì dopo poco tempo, il 21 aprile 2009, senza che né lei né i Gensburg sapessero che due anni prima, a causa degli affitti non pagati, il suo box era stato messo all’asta, e prima che John Maloof, che cercava sue notizie e voleva valorizzare la sua opera, potesse trovarla e incontrarla.
Mi chiedo se Vivian Maier sapesse quanto fosse eccelsa la sua innata bravura e la sua sensibilità fotografica.
Mi chiedo cosa sarebbe accaduto alla sua vita se avesse avuto il coraggio, o forse semplicemente i soldi, per sviluppare da sé i suoi negativi e renderli pubblici in vita.
Mi chiedo cosa avrebbe raccontato di ogni suoi scatto.
FONTI
https://it.wikipedia.org/wiki/Vivian_Maier






















