La Galerie Chantal Crousel ha riaperto le sue porte nel quartiere Marais di Parigi con una personale del fotografo Wolfgang Tillmans, di cui la galleria aveva già ospitato negli anni altre tre mostre monografiche, l’ultima nel 2015. L’esibizione, dal titolo “Lumière du matin,” includeva una trentina di fotografie, quasi tutte recenti, scattate tra il 2009 e quest’anno, con due eccezioni per un’opera del 1992, Domenico, e un’altra del 2004, The Colour of Money.

Wolfgang Tillmans, Lumière du matin, vista della mostra. Courtesy l’artista e Galerie Chantal Crousel, ph. Martin Argyroglo

Lumière du matin: il titolo è perfetto. La luce che riempie le ampie stanze della Galerie Chantal Crousel – i soffitti alti, le pareti bianche – ha la tenue intensità della luce mattutina; l’intimità di una camera da letto quando il primo sole comincia a filtrare dalle tapparelle o dalle finestre socchiuse. Entrando nella galleria si ha l’impressione di entrare nella casa, nello studio, o nell’immaginazione del fotografo: un silenzio rarefatto, le pareti completamente spoglie ad eccezione delle sole opere, spaziate e indipendenti le une dalle altre, senza etichette, descrizioni, titoli o date, e per la maggior senza cornice, attaccate con le clips, a volte con lo scotch.

Tra coincidenza e intenzionalità

La successione delle fotografie, pura, senza suggerimenti di lettura, appare come un labirinto di immagini e oggetti che evoca di volta in volta domande la cui risposta, se c’è, è lasciata all’osservazione e all’esperienza del visitatore. I (s)oggetti ritratti, così come le strategie espositive utilizzate, si rifanno a un gioco sottile di bilanciamenti che vuole rimanere sempre in equilibrio tra la coincidenza e l’intenzionalità, chiave nella produzione artistica di Tillmans. Come raccontava infatti il fotografo nel 2007 in una conversazione con Hans Ulrich Obrist, «Provocare una coincidenza, manipolarla, controllarla, è divertente, ma non dovremmo mai lasciare l’intenzione diventare troppo intenzionale, o l’intera situazione si irrigidisce. È una sorta di gioco che ha luogo quando fotografiamo le persone, o in realtà in qualsiasi momento in cui usiamo una macchina fotografica. Le cose migliori succedono quando l’energia è libera di fluire liberamente; e cioè succedono nello spazio che sta tra l’accettazione e il controllo».

Wolfgang Tillmans, Lumière du matin, vista della mostra. Courtesy l’artista e Galerie Chantal Crousel, ph. Martin Argyroglo

Una composizione non-gerarchica

«La sensazione non-gerarchica trasmessa dalle mie installazioni è pensata per relazionarsi con le immagini in maniera non predeterminata. In quanto a visitatore, devi poter attribuire a modo tuo il valore alle cose – non tipo “ah foto incorniciata – importante;  piccola foto senza cornice – non importante». Stampe inkjet di 240x160cm sono accostate a fotografie formato album di famiglia, 10x15cm, sparse sulle pareti e spesso attaccate con lo scotch. E poi ancora testi di canzoni, screenshot di chat e social media, pagine di riviste e cataloghi, per un’integrazione di generi, soggetti e tecniche tipiche di Tillmans, con l’intenzione di affrontare la questione estremamente contemporanea di cosa significhi veramente scattare una foto in un mondo sempre più saturato di immagini. «Per me è importante mettere sempre in discussione la mia personale motivazione. Per esempio, se sto osservando una fotografia e ancora ho dei dubbi, è sempre utile ricordare i momenti in cui le ho scattate. Qual era la mia intenzione iniziale? Ero sinceramente attratto da quello che vedevo, organizzavo, facevo, o ero semplicemente spinto dal desiderio di creare un’altra immagine?». Continuava la conversazione tra Tillmans e Obrist. «È solo quando libero me stesso dalle mie intenzioni che divento veramente consapevole».

Nato a Remscheid, Germania, nel 1968, Wolfgang Tillmans ha cominciato a collaborare come fotografo con i-D Magazine fin dal 1988. Dopo essersi laureato nel 1992 al Poole College of Art and Design di Bournemouth, in Inghilterra, si è trasferito a Londra dove ha continuato a lavorare come fotografo, alternando pubblicazioni su riviste di moda e intrattenimento a mostre nelle maggiori gallerie internazionali. Tra il 1998 e il 1999 ha insegnato alla Hochschule für bildende Künste, Amburgo, e nel 2000 è stato il primo artista non-inglese a vincere il Turner Prize. Dal 2003 al 2009 è stato professore di arte interdisciplinare alla Städelschule di Francoforte. Adesso vive e lavora a Londra.

Sia il Museum Moderner Kunst Stiftung Ludwig di Vienna che il Museum of Modern Art di New York ospiteranno, rispettivamente nella seconda metà del 2021 e nell’estate 2022, una mostra monografica sul lavoro di Wolfgang Tillmans.

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