Leggere e Scrivere

Leggere e Scrivere

La fotografia è una cosa semplice. A condizione di avere qualcosa da dire.

— MARIO GIACOMELLI

Chi è nato prima: l’uovo o la gallina?

Se fotografare significa scrivere con la luce ci si dovrebbe preoccupare anche di leggere la fotografia anche perché, a pensarci bene, una cosa non può esistere compiutamente senza l’altra!

La scrittura prevedere innanzitutto la coordinazione fisica di moltissime parti del corpo umano. Afferrare una matita o una penna o un chiodo oppure un pennarello richiede abilità differenti date le diverse forme e grandezze. Utilizzare ognuno di tali strumenti di scrittura, forse il chiodo non lo è per sua natura, per disegnare un cerchio o per raffigurare un albero o addirittura per scrivere una parola richiede ulteriori abilità, padronanza del mezzo che si decide di usare, conoscenza dello strumento e della componente marcatrice (grafite, inchiostro, gesso o colore liquido), conoscenza del supporto su cui si scrive in termini di rugosità, potere assorbente e capacità di resistenza ad agenti naturali o artificiali. Se infine si desidera scrivere qualcosa che possa essere comprensibile e cioè LEGGIBILE da qualcun altro è indispensabile non solo conoscere tutto quanto si utilizza e coordinare in modo perfetto occhio, mani, dita e cervello ma anche scrivere seguendo regole e convenzionali note anche a chi dovrà interpretare ciò che viene scritto, adattarsi cioè ad una semantica ovvero ad un insieme convenzionale che punta al significato dei codici che si utilizzano nei linguaggi comunicativi.

Non solo scrivere non è affatto facile dal punto di vista “atletico” e di abilità fisiche ma non lo è soprattutto dal punto di vista semantico cioè dal punto di vista della trasmissione o se vogliamo della diffusione del significato legato a ciò che si scrive NON SOLO IN TERMINI PURAMENTE LINGUISTICI. Un testo in greco antico è tanto difficile da leggere quanto un grafico che riporta l’andamento del decadimento di un isotopo radioattivo o di un’opera futuristica di Marinetti. In breve scrivere qualcosa di “leggibile” e cioè a cui attribuire un significato pressoché univoco, non è affatto cosa semplice!

Per quanto detto e riallacciandoci ad un discorso puramente pedagogico è impossibile scrivere se non si è capaci di leggere!

Purtroppo oggi, data anche la facilità di diffusione di qualsiasi cosa, ad un numero esorbitante di “scrittori” si contrappone un numero estremamente irrisorio di “lettori” con una ovvia conseguenza:

L’IMPOVERIMENTO DEL LINGUAGGIO! Forme di scrittura facili, carenza di struttura, assenza di ricerca di forme e “locuzioni”, il tutto affinché lo scritto possa essere “letto” dai pochi che ne hanno voglia e capacità!

I bambini iniziano la loro esperienza di “scrittura” imitando i grandi e quindi, nel migliore dei casi, impugnano, oltre ad uno smartphone, una penna ed iniziano a “scrivere” o, più correttamente a SCARABOCCHIARE! Lo scarabocchio è l’embrione della scrittura: imita la parte “atletica” e muscolare di coordinazione delle parti del corpo producendo segni non riconoscibili, quindi non leggibili! La mancanza di interpretabilità del risultato finale rende lo scarabocchio una scrittura incomprensibile che, per definizione, non è semanticamente SCRITTURA!

Attraverso processi di apprendimento di suoni, forme, colori ed alla scoperta di supporti e strumenti il bambino riesce pian piano a scrivere cioè a coordinare movimenti e pensiero traducendo in simboli “leggibili” concetti precedentemente immaginati, dalle singole lettere riprodotte ascoltandone il suono fino a raffigurazioni di oggetti reali, immaginari e perfino dell’io, riuscendo a scrivere il proprio nome.

All’inizio il bambino non è dotato di un carattere calligrafico ben identificabile: il suo scopo è quello di riprodurre nel più leggibile dei modi quanto ha immaginato o visto o ascoltato. La “calligrafia” ovvero la regolarità in ciò che si scrive e conseguentemente la “bella” calligrafia sono dei perfezionamenti che il bambino raggiunge attraverso l’esercizio e l’osservazione attenta degli scritti altrui e cioè attraverso LA LETTURA grazie a cui apprende nuovi lemmi, nuove forme di scrittura, nuovi modi di trascrivere concetti anche complessi: insomma con la lettura il bambino fa proprio nuovi mondi appartenuti ad altri.

Fare semplicemente CLICK sul pulsante di scatto della macchina fotografica equivale a creare uno scarabocchio con la luce!

Per fotografare, invece, c’è bisogno di semantica, di significato: è necessario che che ciò che si scrive possa essere “letto”. Anche il bambino vede nel suo scarabocchio un intero mondo, paesaggi ed unicorni ma il suo scritto resta comunque uno scarabocchio!

In circa sessantamila scuole nel mondo viene applicato un metodo di istruzione pedagogica chiamato Metodo Montessori, il cui nome deriva dalla pedagogista italiana Maria Montessori che ne partorì i principi. Non a caso in tale metodo viene contemplata anche la fotografia sia come esercizio di coordinazione degli arti che della vista e del cervello, il tutto con un approccio giocoso e funzionale ai bisogni di un bambino. “Bambino” è chiunque si avvicini per la prima volta ad uno strumento fino ad allora sconosciuto. Dapprima lo si utilizza per imitazione iniziando a conoscerne la composizione, il peso, la materia e pian piano, giocando, se ne carpiscono gli aspetti più profondi e, nel caso della fotografia, magici!

Per imparare a fotografare, come per vivere, non bisogna dimenticare di restare bambini!

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