What Grows We Reap

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“Come nasce assì se méte” dicono ad Oppido Lucano, un paesino dell’alto Bradano in provincia di Potenza (Italia, sì… la Basilicata è ITALIA!). Significa letteralmente “Come nasce così viene mietuto” ma spesso la lingua ha le sue lacune quando di mezzo ci sono i dialetti. I dialetti sono quelle lingue a sè che alle regole aggiungono dei sentimenti, delle esperienze. I dialetti più che descrivere concetti spesso circoscrivono emozioni, insegnamenti, comunicano in breve dei concetti lapidari che identificano un Popolo molto più di quanto possa fare una lingua nazionale. Per la Basilicata, che di fatto è una nazione a sé (senza sovranismi ideologici ovviamente… credo lo siano un po’ tutte le regioni d’Italia ed a volte anche diverse parti della stessa regione), il dialetto, i toni e la gestualità che li accompagna formano un tutt’uno nella forma comunicativa del costume comune.

Ma nell’era dei Social, che tutto sono fuorchè strumenti di socializzazione, mi sembrava opportuno rendere “Global” il concetto. Ho quindi chiesto ad Angela, lucana DOC d’oltremanica, di tradurre nel perfetto British che la contraddistingue, un concetto tutto lucano! Ne è uscito, dopo alcune improponibili interpretazioni, “What grows we reap” e cioè “ciò che cresce raccogliamo”. Ma per un lucano “Come nasce assì se méte” è molto di più: è la sintesi degli sforzi che la Vita ci impone, o vorrebbe imporci, a fare! La caratteristica serafica propria dei lucani è rinchiusa in questa affermazione in cui il soggetto è sottointeso così come può spesso apparire la Vita stessa!

Quando si fa del proprio meglio, quando si è dato ciò che si poteva dare, nell’attimo in cui abbiamo la consapevolezza di aver fatto “il possibile”, in quell’istante cessano di esistere anche le “paure” nel Futuro e si può solo attendere di raccogliere i frutti che saranno COMUNQUE il giusto risultato di merito delle nostre azioni! Sebbene il senso della frase può apparire come una forma di intima rassegnazione, nel suo profondo questa affermazione coniuga Fede ed ottimismo in una misura sconfinata o meglio confinata a quanto possano essere state le azioni compiute per ottenere il risultato che ne verrà!

Nel 2019 ho avuto la fortuna di poter partecipare alla mietitura del grano con il pretesto (e la indegna pretesa) di documentarne le fasi e le gesta eroiche della gente che, per un intero anno, irrora di sudore e fatica enormi distese di terra, spesso ricoperte dalla neve dell’inverno, per poi ritrovarsi in un oceano giallo Sole in cui pescano con le loro mietitrebbie spighe dorate. All’alba queste enormi navi, le mietitrebbie, salpano alla volta dei campi e quando i primi raggi del Sole hanno asciugato il grano iniziano a danzare tra cieli cobalto, rapaci danzanti e nuvole bianche disegnate da Dio. Nonostante il caldo torrido le onde del grano accarezzate dai leggeri soffi di vento rinfrescano l’aria ed inondano di un profumo caldo l’intero oceano.

Si fa ora di pranzo e la playa diventa un resort! Appaiono dal nulla teglie di pasta al forno e fresche bottiglie di vino, nessun brand, nessuna etichetta nè blasone solo il sapore dell’amore con cui tutto ciò è stato preparato mentre dal tubo della mietitrebbia scrosciavano quei piccoli diamanti aurei!

Si riprende a navigare, fino al tramonto, mentre alti mostri metallici, incapaci di ventilare nonostante le pale, osservano impotenti la danza di uomini e mezzi in un paradiso dorato. neppure loro hanno potuto arrestare un rituale che da secoli smuove le anime di un’intera comunità che Vive e Resiste!


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