ANTARTIDE – FLOATING ISLANDS
ANTARTIDE – FLOATING ISLANDS
ANTARTIDE – FLOATING ISLANDS
ANTARTIDE – FLOATING ISLANDS
ANTARTIDE – FLOATING ISLANDS
ANTARTIDE – FLOATING ISLANDS

È il viaggio (quasi) impossibile, quello a sud del nostro mondo, ma un sud fatto di ghiacci, difficilmente visitabili, se non per pochissimi e solo in questa stagione. Manfredi Gioacchini – fotografo, documentarista, 34 anni passati tra Roma, dov’è di casa, e gli Stati Uniti, base ideale per i suoi reportage d’autore – giusto un anno fa è riuscito nell’impresa di compiere «il viaggio della vita» (fisico ed esistenziale, poiché inseguito e realizzato in un momento particolarmente delicato, dopo la dolorosa perdita della madre).

A dicembre del 2019 tutto il covid non aveva cambiato il nostro mondo: gli aerei viaggiavano a ogni latitutine,  procedevano le rompighiaccio e le navi delle spedizioni scientifiche verso il Polo Sud. Manfredi Gioacchini è in viaggio e quel viaggio è fissato nelle fotografie stampate ora nel libro Floating Islands, che vi mostriamo nella gallery. Ci raccontano di spazi puri, incontaminati (ancora oggi l’Antartide è l’unico continente covid free…). Ci dicono anche molto di ciò che noi oggi siamo diventati, o rischiamo di diventare, se dimentichiamo da dove veniamo e da che cosa dipendiamo.

La prima cosa da sapere sull’Antartide è che viaggiare laggiù è costoso ma possibile, se si hanno buone intenzioni e parecchia tenacia: Manfredi Gioacchini ha trovato in Antartica21 la compagnia giusta con cui partire e si è imbarcato nel primo viaggio ufficiale della nave, la Magellan Explorer (la vedete immortalata anche in uno dei suoi scatti). «Di solito in Antartide ci si muove con le rompighiaccio, che però hanno anche un pesante impatto ambientale: io ero invece su una barca “ibrida”, la prima del suo genere, che non rilascia all’esterno il calore prodotto, riscaldando così i ghiacci, ma lo ricicla per le attività interne all’imbarcazione», racconta Gioacchini. Partito in volo dal Cile, ha visitato il Continente Bianco per una settimana che definire indimenticabile suona stucchevole ma rende l’idea.

Sveglia presto («perché la luce dell’alba è unica») e poi a bordo degli zodiac, i gommoni che si usano per osservare i ghiacchi da vicino e approdare sulla terraferma: due escursioni al giorno, una al mattino, l’altra al pomeriggio. Ogni volta, in compagnia di alcuni ricercatori tedeschi, si sono spinti qualche chilometro più in là, ché la Magellan Explorer ha voluto tener fede al suo nome e ha scandagliato aree diverse. «Il primo twilight non si scorda mai: quel tramonto viola che si può vedere solo lì», racconta Gioacchini.

Niente pinguini, niente orche (che pur il fotografo ha visto in abbondanza, durante il percorso): nei suoi scatti artistici prevalgono gli elementi primordiali ovvero il ghiaccio, l’acqua, la luce, il cielo. Sempre uguali, sempre diversi.

Sono immagini realizzate non senza sforzo: non è facile preservare a quelle temperrature le macchine fotografiche (a dicembre le medie si aggirano tra i -26 e i -29, la cosiddetta “estate antartica”, in inverno scendono anche a -60). Le immagini che qui vi mostriamo sono state scattate in digitale ma in futuro, non appena sarà possibile, altri scatti fatti in analogico, in pellicola, confluiranno in una mostra.

«Ho catturato anche il suono di un iceberg che si rompe con il telefonino che avevo con me – racconta Gioacchini –, ma vorrei fosse chiaro che questo mio lavoro non è un atto di mera denuncia sul pericolo dello scioglimento dei ghiacci a causa del surriscaldamento globale. Ormai ne siamo tutti al corrente, per fortuna. Questo reportage è un atto di amore e di speranza: l’Antartide è il continente che comprende tutti i continenti, perché dal suo destino noi dipendiamo. Lì, a quelle temperature assurde e così lontano dal nostro solito mondo, mi sono sentito a casa e ho avvertito una pace interiore mai provata prima. Per me è il posto più bello del mondo».