Conosciuto per la sua ricerca artistica sui temi del colonialismo e del post colonialismo, tra manichini addobbati in tessuti dai colori vivaci e grandi galeoni in bottiglia, Yinka Shonibare è stato insignito del prestigioso premio Art Icon, promosso dalla Whitechapel Gallery e sostenuto dalla Swarovski Foundation. Il 22 marzo 2021, il premio verrà consegnato nel corso di una serata trasmessa su una piattaforma online e presentata da Iwona Blazwick, Direttrice della Whitechapel Gallery, durante la quale si terrà anche una esclusiva performance musicale di Angélique Kidjo, vincitrice di quattro Grammy Award. Nello stesso ambito, si svolgerà anche un’asta online con opere di importati artisti contemporanei, ospitata sul sito di Phillips, i cui fondi saranno usati per sostenere il programma di attività sociali della Whitechapel Gallery.

«Yinka Shonibare è un artista davvero eccezionale ed è un’icona esemplare. Le sue sculture figurative vestite in modo vivido, gli scenari hogarthiani creati in installazioni e fotografie e i suoi bellissimi film, celebrano la cultura africana e mettono allo scoperto l’eredità del colonialismo. Shonibare, celebre in tutto il mondo, sostiene anche le giovani generazioni di artisti in Gran Bretagna e in Africa», ha dichiarato Iwona Blazwick.

The Swing (after Fragonard), Yinka Shonibare, 2001 | Tate
Copyright: (c) Yinka Shonibare, courtesy Stephen Friedman Gallery, London / Photo (c) Tate

Nato a Lagos, in Nigeria, nel 1962, Shonibare vive e lavora nell’East London. Incorporando riferimenti alla storia, all’arte e alla letteratura occidentale, il suo lavoro mette in discussione la validità dell’identità culturale e nazionale nel contesto della globalizzazione. Il suo materiale preferito è il tessuto batik dai colori vivaci, con i quali addobba i suoi iconici manichini, atteggiati in pose complesse e fuori equilibrio, in riferimento alla sua disabilità. A 18 anni, infatti, Shonibare contrasse la mielite trasversa, un’infiammazione del midollo spinale che gli ha provocato una disabilità fisica progressiva, al punto da costringerlo sulla sedia a rotella.

Nelson’s Ship in a Bottle (Londra, 2010)

Negli ultimi dieci anni, Shonibare ha supportato gli artisti più giovani attraverso i suoi pionieristici “Guest Projects”, un’iniziativa che offre spazio gratuito in studio a professionisti di qualsiasi disciplina per un mese. È inoltre il fondatore della Yinka Shonibare Foundation, istituzione che mira a promuovere lo scambio artistico e culturale tra l’Africa e il resto del mondo, attraverso un ambizioso programma di residenze d’artista in Nigeria.

Yinka Shonibare, Wind sculpture, London, 2014

Shonibare è stato nominato per il Turner Prize nel 2004 – era anche dato per favorito ma il premio fu poi vinto da Jeremy Deller – mentre una sua scultura, Nelson’s Ship in a Bottle, venne scelta per la Commissione del Fourth Plinth di Trafalgar Square nel 2010 ed è ora esposta al National Maritime Museum di Greenwich. La sua monumentale installazione, The British Library (2014), che celebra il contributo degli immigrati in Gran Bretagna, è in esposizione permanente alla Tate Modern di Londra fin dal 2019. Recentemente ha tenuto mostre personali a Pechino, Singapore e Londra nel marzo 2021 aprirà una ampia retrospettiva al Museum der Moderne di Salisburgo. Tra i suoi prossimi lavori, una scultura pubblica a Leeds, in memoria di David Oluwale, nigeriano britannico ritrovato annegato il 4 maggio 1969, dopo aver subito violenze fisiche da parte della polizia della città.

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