Non so perché le persone siano così entusiaste di rendere pubblici i dettagli della loro vita privata, dimenticano che l’invisibilità è un super potere.

Robin Gunningham – BANKSY

BANKSY e la (Post) Street Art

Proprio pochi giorni fa Banksy è diventato, per noi europei, un extracomunitario eppure è lui ad incarnare l’ideale di multiculturalità, libertà ed integrazione. Con le sue Opere da Mistic Writer il non identificato writer continua ad iniettare nel mondo cellule metastatiche di “sano pensiero critico” facendo leva su quella che è diventata a pieno titolo una forma di Arte: la Street Art!

Ok i colori, ok i personaggi inventati e provocatori ma quello che fa del movimento “street” una forma d’arte è a mio avviso la capacità di far breccia nell’opinione di chi ammira queste opere che, oltre ad essere accattivanti esteticamente, celano nella maggior parte dei casi un messaggio “globale” che irrompe come un urlo per le strade delle città, opere immerse nella quotidianità dei luoghi, talmente simbiotiche con esse da diventarne parte integrante del loro tessuto sociale, opere protagoniste dell’intero quartiere e talvolta dell’intera città che le ospita.

Sulla testa di Mirò, al PAN di Napoli, una collettiva sulla (post) street art ripropone, dopo Obey, la potenza emotiva ed artistica dei graffiti e del mondo dei writers in un percorso ampio e coinvolgente, preludio di speranza e positività in un periodo cupo e privo di umanità come quello che stiamo vivendo.

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