Un omicidio ogni tre giorni, gran parte in ambito familiare, 91 donne uccise per mano di un uomo, marito, fidanzato, insomma in ambito familiare. È questo l’inquietante numero di vittime di femminicidio nei primi dieci mesi del 2020, secondo i dati del rapporto Eures  reso noto in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne 2020.

Il rapporto, basato sui dati del Servizio analisi criminale della Direzione centrale della polizia, segnala una leggera flessione rispetto alle 99 vittime dello stesso periodo dell’anno precedente. Ma restano 3.344 le donne uccise in Italia tra il 2000 e il 2020, pari al 30% degli 11.133 omicidi volontari complessivamente censiti.

Un’evidenza che spiega come il femminicidio non sia affatto un fenomeno emergente, ma come abbia accompagnato le trasformazioni della famiglia italiana degli ultimi decenni, come a voler arrestare il percorso di autodeterminazione delle donne.

Diminuiscono significativamente soltanto le vittime della criminalità comune (da 14 ad appena 3 nel periodo gennaio-ottobre 2020), mentre risulta sostanzialmente stabile il numero dei femminicidi familiari (da 85 a 81) e, all’interno di questi, il numero dei femminicidi di coppia (56 in entrambi i periodi), mentre aumentano le donne uccise nel contesto di vicinato (da 0 a 4).

Nel 2019 in un caso su 2 il femminicidio di coppia è stato preceduto da episodi ripetuti di maltrattamenti, di fatto raddoppiando rispetto al 2018 (quando la percentuale delle donne vittime di maltrattamenti pregressi era del 21,7%) e al 2017 (38,9%). Anche dai dati parziali dei primi dieci mesi del 2020 arriva la conferma che il femminicidio all’interno della coppia è spesso soltanto il culmine di una serie di violenze pregresse: violenze psicologiche (20%), violenze fisiche (17,7%), stalking (13,3%) e violenze note a terzi (11,1%). Violenze pero’ denunciate solo nel 4,4% dei casi.

Il lockdown e la convivenza forzata sono diventati un acceleratore del femminicidio. Le misure restrittive imposte dall’emergenza pandemica hanno fortemente modificato i profili di rischio del fenomeno: osservando i dati relativi ai femminicidi familiari consumati nei primi dieci mesi di quest’anno si rileva come il rapporto di convivenza raggiunga il 67,5% arrivando addirittura all’80,8% quando, tra marzo e giugno, ben 21 delle 26 vittime di femminicidio in famiglia convivevano con il proprio assassino.

In valori assoluti, nel confronto tra i primi dieci mesi del 2019 e il medesimo periodo del 2020, il numero dei femminicidi familiari con vittime conviventi sale da 49 a 54 (+10,2%), mentre scende da 36 a 26 quello delle vittime non conviventi (-27,8%).

Quindi la coppia continua a rappresentare il contesto relazionale più a rischio per le donne e gli autori sono “per definizione” nella quasi totalità dei casi uomini (94%), con valori che nel corso dei singoli anni oscillano tra il 90% e il 95%.