Il Guggenheim Museum Bilbao apre la strada della sostenibilità ambientale

Il Guggenheim Museum Bilbao apre la strada della sostenibilità ambientale

Magari non avranno lo stesso impatto ambientale di una fabbrica di prodotti chimi o degli allevamenti intensivi ma anche i musei hanno la loro quota di responsabilità nell’impronta di carbonio. In questo senso, a fare da capofila per un atteggiamento più responsabile verso la sostenibilità, è il Guggenheim Museum di Bilbao che, in occasione delle celebrazioni del suo 25mo anniversario, ha presentato un piano di sostenibilità definito, dallo stesso museo, come «Pioneristico per tutto il settore». Di fatto, il Guggenheim di Bilbao sarà il primo grande museo internazionale misurare e certificare la propria impronta di carbonio, comprese le emissioni indirette. Il piano prevede l’introduzione di una serie di misure ad ampio raggio, dalla gestione energetica ordinaria alla programmazione delle mostre, un quadro strategico in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Prima o poi succederà anche da noi? Che fine ha fatto la GCC – Gallery Climate Coalition, che pure sembrava un’iniziativa lodevole e alla quale, peraltro, partecipano anche diverse istituzioni italiane (tra cui il Museo e Real Bosco di Capodimonte, a Napoli)?

L’impronta indiretta dei musei

Oltre alle emissioni dirette, il Museo ha calcolato l’impronta di carbonio della maggior parte delle sue emissioni indirette nel 2019, che sono state pari a 4.313 tonnellate. Tale calcolo, eseguito con un metodo denominato Scope 3, è fondamentale per poter individuare i mezzi e le soluzioni necessari per raggiungere una maggiore efficienza energetica. Per esempio, il Museo ha calcolato e certificato l’impronta di carbonio legata al trasporto di opere d’arte e ai viaggi di lavoro, che rappresentano circa un terzo delle emissioni totali.

Di conseguenza, il Museo ha consolidato alcune iniziative e intende attuare nuove misure per ridurre il consumo di energia e di materie prime legate all’organizzazione di mostre, in particolare darà priorità al noleggio degli imballaggi per le opere d’arte, piuttosto che alla fabbricazione di nuove casse. Inoltre, condividerà il trasporto delle opere d’arte con altre istituzioni, evitando per quanto possibile spedizioni in esclusiva e favorendo la sorveglianza mediante mezzi telematici per evitare lo spostamento di persone. Sarà quindi limitata la costruzione di nuove pareti, riutilizzando o adattando le scenografie espositive. Verranno infine avviate collaborazioni con altre sedi espositive regionali per condividere attrezzature museali riutilizzabili come piedistalli, plinti o vetrine.

Per quanto riguarda l’efficienza energetica, il museo prevede di lanciare quest’anno un progetto di illuminazione dinamica che consentirà di riaprire i lucernari e di riportare le gallerie del terzo piano nella loro disposizione originale, combinando automaticamente la luce del sole e nuovi dispositivi di illuminazione a LED. Quella dell’illuminazione è una problematica di rilievo: la sostituzione dei dispositivi ha consentito di ridurre notevolmente l’impronta di carbonio del museo, evitando l’emissione in atmosfera di un totale di 335 tonnellate di CO2 all’anno, il che si traduce in un risparmio del 25% del consumo di energia elettrica, secondo i dati forniti dal Guggenheim che, inoltre, prevede di ridurre ulteriormente il consumo, installando pannelli fotovoltaici.

Il piano d’azione 2022

Il programma espositivo del museo per il 2022 prevede una serie di azioni che inviteranno il pubblico a riflettere sulle questioni ambientali, promuovendo la consapevolezza ecologica. La mostra “Motion. Autos, Art, Architecture”, inaugurata ad aprile, ripercorre la storia industriale del ‘900 e ospita una “Galleria del Futuro”, uno spazio dove 16 università di fama mondiale nel campo del design e dell’architettura hanno affrontato il tema cruciale della mobilità, con particolare attenzione all’innovazione sostenibile e alla transizione energetica. La sala Film & Video ospita anche due mostre dove artisti di origini diverse, come Monira Al Qadiri e The Otolith Group, affrontano le questioni relative alla giustizia climatica nel contesto postcoloniale.

A ottobre il Museo ospiterà anche il convegno internazionale “Water Ecologies”, in collaborazione con l’iniziativa STARTS4Water della Commissione europea, con l’obiettivo di favorire il dialogo e la collaborazione tra artisti, scienziati e tecnologi nel contesto globale del cambiamento climatico e delle sue sfide.

Nel 2022 il Museo misurerà l’impronta di carbonio per l’anno finanziario 2021 incorporando anche le emissioni indirette. Inoltre, il Museo realizzerà per la prima volta la misurazione completa dell’impatto di una specifica mostra, “Motion. Autos, Art, Architecture”, includendo tutta la “filiera” delle emissioni, dal trasporto agli imballaggi, fino agli elementi espositivi, come pareti, plinti, piedistalli, vetrine, grafiche, testi e manifesti.

A proposito, avete presente i manifesti delle mostre affissi sui muri delle nostre città? Dal 2020, per le sue campagne pubblicitarie all’aperto, il museo utilizza un trattamento speciale che aiuta a purificare l’aria in un modo paragonabile a quello degli alberi. Basata sul principio naturale della fotocatalisi, questa tecnologia viene applicata alle grandi stampe da esterno che annunciano le mostre.

Bisogna dire che, in questo senso, anche in Italia qualcosa si è fatto: per esempio, in occasione di “Super Walls”, Festival Biennale della Street Art che si svolge ad Abano Terme, gli artisti hanno utilizzato la tecnologia italiana Airlite, le cui pitture vengono attivate dalla luce al fine di purificare l’aria, filtrandola dall’88,8% degli agenti inquinanti.

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