Il Principe

Tu ti lamenti: ma che ti lamenti? Grazie Roy per rimbombarmi ogni tanto nella testa come a quel Festival a San Severino Lucano quando hai invitato i presenti a comprare il CD del gruppo che aveva suonato prima di te! Ma di cosa ti lamenti poi tu, tu che hai un lavoro, un contratto per giunta a tempo indeterminato. Tu, amato fin dalla nascita da tutti, tu atteso da sempre che non hai mai disatteso le aspettative di nessuno. Tu modello d’intento e di tenacia hai sempre avuto tutto anche quando forse qualcuno lo avrebbe meritato un po’ più di te.

E ti ritrovi oggi a non dover patire le pene di chi non ha come sbarcare il lunario, con la tua occupazione che ti ruba via la vita intera. Una sciabola dietro la nuca che cambia la sua direzione di minuto in minuto indicandoti dove attaccare. E ti lamenti di cosa? Tu con i tuoi telefoni nelle tasche che squillano in continuazione. Ti cercano, ovunque, come se dipendesse da te il futuro del mondo. Tutto sommato ti venerano come un principe bello e possibile, capace e scaltro, giusto e coscenzioso e al tempo stesso perfino umano, tu che parli con gli automi e non disdegni di imparare da loro il calore dei circuiti, il fascino delle frequenze. Di cosa ti lamenti tu che la coppia la misuri in Nm e la domini e la gestisci, con un codice da rispettare e riscrivere ogni volta. Giri il mondo e conosci uomini e donne ed abitudini e per questo ti ripagano. E ti senti appagato nel disquisire con i pixel ed i semiconduttori.

Diciamoci la verità la tua è una realtà che non esiste, è una di quelle funzioni temporanee che si autodistruggono al passaggio della logica combinatoria. Sei un puntatore autodistruttivo, sadico analista degli istanti programmati. Ma riesci a vivere, dici di vivere perchè sai di respirare e conosci bene i ritmi con cui muovere il cardio, la psiche e gli arti. Sei il principe dell’istante e l’orfano della Vita mentre tenti di finire un puzzle che deflagra i suoi tasselli istante per istante. Sei il Penelope del tuo tempo che inesorabilmente ti sfugge dalle mani, ti ritorna indietro come un boomerang e prima che tu te ne accorga è ancora miglia e miglia davanti a te, irragiungibile.

Ed intanto il battito del Mondo continua a pulsare, un Mondo che non ti è mai appartenuto del tutto, una parte di scroto di chissà quale essere superiore. Ma anche i principi dormono a volte e sognano e nei sogni ami e vivi la vita come tutti gli altri mortali, schiavi sorridenti dei problemi del TG. Una sorridente massa di disoccupati, colorati e liberi, lucidi nel discernere la fortuna dal fato, la disgrazia dall’errore. Non invidiarli perchè non sei uno di loro, continua a combattere la tua battaglia senza nemico, che è poi quella più dura, perchè se dovessi perdere avrai perso solo contro te stesso, quella parte di te che gioiva nei tuoi sogni. La società ti impedisce di lamentarti: hai tutto! Il fine giustifica i mezzi, il fine accetta i reali quindi, e tu, Principe, che sei un reale della più blasonata e sconosciuta casta non hai di che lamentarti: sei alla fine!

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