Joshua Wong arrestato di nuovo: «Nulla fermerà il mio attivismo»

Joshua Wong arrestato di nuovo: «Nulla fermerà il mio attivismo»
Cina vs Hong Kong, carcere preventivo e condanna già scritta: Joshua Wong, «Il valore della libertà»
Il carcere preventivo e una condanna già scritta. Mentre Hong Kong si sgretola sotto i colpi della Cina, è questo il triste destino dei tre attivisti eroi dell’ex colonia britannica: Joshua Wong, Agnes Chow e Ivan Lam.
Colpevole Joshua, colpevoli tutti. Rei di aver sfidato Pechino e l’estradizione firmata Xi Jinping, ovvero il soffocamento della democrazia dell’isola camuffato da tutela della sicurezza nazionale della madrepatria.
Dissidenti di un regime allergico al dissenso. Da rinchiudere, dunque. Quasi a prescindere dalle leggi, che comunque li incastrano per aver «incitato, organizzato e coscientemente animato in prima persona le proteste dello scorso anno».
Correva il 2019, infatti, quando Wong e la sua “Rivoluzione degli ombrelli” (già viva dal 2014) affrontavano a viso aperto gli agenti di una polizia sempre meno di Hong Kong e sempre più della Cina.
Con una situazione che è addirittura precipitata negli ultimi mesi, in un clima di nessuna vergogna e di manifesta sfacciataggine, con l’azzeramento dell’intera opposizione democratica del Consiglio legislativo di Hong Kong.
L’arresto dei tre giovani (Wong adesso ha 24 anni) era atteso al punto che Joshua aveva scelto di intervenire al Senato italiano proprio mercoledì scorso. Prima, cioè, di finire di nuovo dietro le sbarre, appeso alla sentenza del prossimo 2 dicembre.
E proprio in occasione del suo primo intervento dinanzi a un parlamento occidentale dall’entrata in vigore della brutale legge sulla sicurezza nazionale, aveva dichiarato: «Sono convinto che né le mura di una prigione né il divieto elettorale né altri poteri arbitrari fermeranno mai il nostro attivismo».
«Quello che stiamo facendo ora», aveva ribadito con grande forza, «è spiegare il valore della libertà al mondo, attraverso la nostra compassione verso chi amiamo, tanto da essere disposti a sacrificare la nostra di libertà».
Per poi concludere, con una profonda nota di commozione finale: «Sto ancora imparando a vincere la paura, ma sento che voi siete con me in questo viaggio».
Un messaggio da incorniciare, laggiù come fin qui da noi in Occidente. Già raccolto dal Partito Radicale e dal Comitato Globale per lo Stato di Diritto “Marco Pannella”, autori di un appello già indirizzato al Parlamento italiano affinché agisca subito e con voce unica a sostegno di questi combattenti non violenti. Eroi, appunto. Della libertà di Hong Kong, della libertà di tutti.
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