La Bauhaus reinventata di Fredy Franzutti, al Teatro Apollo di Lecce

La Bauhaus reinventata di Fredy Franzutti, al Teatro Apollo di Lecce

Uno spettacolo in pieno stile Bauhaus. A ricrearlo, con un continuo senso della sorpresa nei dieci quadri danzati che lo compongono, è la nuova creazione di Fredy Franzutti: Wassily b3, per il suo Balletto del Sud, su musica di Aleksander Skrjabin nei 150 anni dalla nascita (debutto al Teatro Apollo di Lecce). E anche stavolta la zampata ingegnosa del coreografo leccese lascia un’impronta graffiante e originale. Insieme a Stràviolin (balletto sul Concerto per violino e orchestra in Re di Stravinskij, dedicato a Piet Mondrian), egli compone un dittico “a serata” che è un omaggio all’innovativa esperienza creativa della Bauhaus, scuola di design e pensiero nata nella Germania prenazista sull’onda delle urgenze sociali e antropologiche seguite alle rivoluzioni industriali.

Focus scenico della coreografia di Franzutti è la celebre sedia creata da Marcel Breuer, rivoluzionaria nel design, che porta il nome del pittore Wassily Kandinskij, acquisitore del primo esemplare. Al centro del palcoscenico l’oggetto assume la magnetica e propulsiva forza di un monolite – chiaro rimando al film 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick -, fulcro gravitazionale di un’idea che racconta l’evoluzione dell’uomo e oltre.

Wassily B3, ph. Francesco Sciolti

La relazione tra colore e suono che ha caratterizzato, nei loro ambiti, la ricerca di Kandinskij e di Skrjabin, e l’uso di manufatti come propaggini del corpo nel Razionalismo bauhausiano, li ritroviamo nelle brillanti sequenze in forma di “Parade”, una caleidoscopica successione di invenzioni coreografiche e sceniche, di strabilianti costumi e oggetti, e di un immaginario fumettistico, che riprendono la visionaria estetica dell’epoca evocata con gli occhi di oggi. Ogni quadro un titolo: Big bang, Plancton, Amphibia, Primates, Farfalle, Cibernetica, Urania e Atlante, Conflictus, Eirene, Armonia.

Wassily B3, ph. Francesco Sciolti

Dal ballo di una luccicante coppia in un’ipotetica festa di capodanno, inizio del Big Bang, al plancton, simbolo della vita, immaginato con uno stuolo di donne coperte da una sorta di cono geometrico che lascia scoperte le gambe con tacchi a spillo. L’anfibio di Ovidiu Chitanu, con lunghe pinne sulle mani e sui piedi, tutina in rete e maschera da sub, che sbuca da sotto la sedia simulando il primo vertebrato a colonizzare la terra, è un sorprendente disarticolarsi di movimenti a terra e in piedi fino a rientrare strisciando. Alle tre scimmie e alla lotta che ne segue a contatto con il potere della sedia contesa con la violenza, subentra uno sciame di farfalle, donne dai coloratissimi abiti fashion, esempio dell’evolversi stilistico della femminilità che si rifà alle posture delle riviste di moda.

Wassily B3, ph. Francesco Sciolti

Di cuoio e acciaio è il duetto dei cubani Alex De Armas e Robert Creach Chacon: vestiti di pelle nera danzano con due stampelle simulando delle armi, il dramma della guerra, l’amputazione, e la sostituzione di un arto artificiale, ma anche il mondo cyborg componendo l’uno sopra l’altro pose da superuomo. L’attrazione per lo spazio nell’epoca dei desiderati viaggi interstellari, si evince dal duetto amoroso danzato con una sfera azzurra, tra Urania, musa dell’astronomia (Alice Leoncini), e Atlante, colui che regge l’universo (Matias Iaconiani). Le tensioni sociali che nascono dall’evoluzione della società vedono due Stati uno contro l’altro raffigurati da statuarie eroine armate di cerchi e mosse da due gruppi contrapposti, le cui posture hanno la rigidità del razionalismo fascista o del gigantismo sovietico.

Wassily B3, ph. Francesco Sciolti

Dall’assolo atletico di Eirene, musa che porta il seme di pace, si arriva alla danza finale del quadro Armonia, con tutto il gruppo attorno alla sedia che esplode e implode in gesti in più direzioni. Il color carne delle tutine che avvolgono tutto il corpo fa di queste figure degli esseri umani indefiniti o degli alieni. Di sicuro riflettono l’aspirazione alla ricostruzione di un nuovo mondo e di uomini nuovi.

Incanta e sorprende Wassily b3, esemplare ricostruzione di arte dinamico-plastica-musicale immaginata da Franzutti tra memoria e riproduzione. E si sgranano gli occhi davanti agli eccellenti interpreti così versatili nelle intricate articolazioni che la performance richiede, rivestiti di un guardaroba tanto fantasioso da costituire una galleria d’arte moderna vivente. Con Wassily b3 Franzutti costruisce un nuovo dialogo con i linguaggi della scena, luogo ideale di sperimentazione della danza, arte del corpo, dello spazio e del movimento.

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