A Mentone

Liana Marabini © BACS

Intervista a Liana Marabini, cineasta, mecenate e fondatrice della Biennale di Arte Contemporanea Sacra di Mentone

Come è nata la Biennale di Arte Contemporanea Sacra, quali sono i suoi obiettivi?

«La BACS è nata da un mio disagio, come collezionista e mecenate: troppo spesso le opere d’arte contemporanea flirtano col sacrilegio, una cosa che mi ha sempre fatto soffrire. Questa sofferenza viene dal mio amore per l’arte e dalla convinzione che un’opera d’arte non ha bisogno di essere sacrilega per esistere. Al contrario, siccome ”la bellezza ci salverà”, (come erroneamente si crede abbia detto Dostoevskij, in realtà è Sant’Agostino che per primo ha espresso questo concetto) l’arte contemporanea deve declinare la bellezza in tutte le sue forme, deve parlare al cuore oltre che allo sguardo, deve svegliare buoni sentimenti, non ribrezzo. Gli obiettivi della Biennale sono quelli di svegliare negli artisti contemporanei il bisogno di ideali, la passione per la grazia e la volontà di non corrompere la propria anima: perché tutti gli esseri umani nascono puri, ma si corrompono dopo, strada facendo».

Brian Finch, De Fructibus, 2020, coutres l’artista e Galerie des Ambassadeurs, Mentone
Alla sua prima edizione, nell’ottobre 2019, la Biennale di Arte Contemporanea Sacra ha esposto i lavori di 214 artisti provenienti da tutto il mondo e ha accolto oltre 4mila visitatori. Che rapporto ha stabilito – e sta costruendo – la Biennale di Arte Contemporanea Sacra con la scena artistica, e più in generale culturale, locale e con quella internazionale?

«Organizzo la Biennale in una logica di mecenate, le opere sono in vendita e tutto il ricavato va agli artisti. Offrire gli spazi di cui dispongo, i miei contatti e tanta passione, è un modo concreto di aiutarli e di dare loro fiducia in ciò che fanno. E questo costituisce una base molto positiva, un rapporto rilassato degli artisti con noi.
Durante il mese della Biennale organizziamo anche degli incontri tra i collezionisti e gli artisti, ma anche degli workshop per gli artisti, in cui cerchiamo di familiarizzarli con concetti come il rapporto con il denaro e con i collezionisti, che spesso fanno loro difetto. Nel passato tutti i grandi artisti hanno vissuto del proprio lavoro, facendo dipinti e sculture su commissione, sapendo trattare con i grandi mecenati, negoziando i loro cachet. Affermare che non si è interessati al denaro per le proprie opere, non è un segno di ”noblesse” ma di ipocrisia e spesso i rapporti tra artisti e mecenati (ed anche tra artisti e collezionisti) si degradano a causa dell’atteggiamento degli artisti verso la finanza». 

Brian Finch, De Fructibus, 2020, coutres l’artista e Galerie des Ambassadeurs, Mentone
Tra gli artisti esposti durante la prima edizione c’erano artisti di levatura storica e grandi nomi del contemporaneo, può ricordarcene alcuni?

«Certo, la Biennale ha una sezione dedicata ai grandi artisti scomparsi, c’erano Henry Moore, Dalì, Jannis Kounnelis, Cy Twombly, Rauschenberg, Graham Sutherland, Christo, Chagall, Cocteau, Max Ernst, Emilio Scanavino e altri.
Un’altra sezione ospitava artisti viventi e ben quotati: Damien Hirst, Banksy, Yayoi Kusama, Michelangelo Pistoletto, Joe Tilson, John David Mooney.
Le opere provengono da collezioni private.
Poi c’è la sezione degli emergenti, alla quale prestiamo particolare attenzione. Quest’anno abbiamo avuto molta soddisfazione da molti di loro, le loro opere sono state collocate in grandi collezioni, aumentandone già la quotazione.
Infine, una piccola sezione riuniva i grandi restauratori d’arte contemporanei. Nella mia qualità di presidente dei Mecenati dei Musei Vaticani, capitolo di Monaco (www.vatican-monacopatrons.com), ho l’occasione di constatare ogni giorno l’enorme importanza che i restauratori hanno, per la conservazione dei capolavori (nel nostro caso delle collezioni pontificie). Dedico una grande parte della mia attività di mecenate al finanziamento del restauro delle opere d’arte di questo incredibile Museo».

Brian Finch, De Fructibus, 2020, coutres l’artista e Galerie des Ambassadeurs, Mentone
Una quota molto rilevante degli artisti presenti alla Biennale di Arte Contemporanea Sacra nella prima edizione era costituita da artisti locali ed emergenti e così sarà anche nella prossima. Da chi sarà composta la giuria che seleziona i partecipanti e quali saranno i criteri con cui vengono selezionati?

«Abbiamo un comitato scientifico composto dalla Prof. Mar Morosse (USA, dell’Università di New York), dalla Prof. Elisabeth Lev (USA, professore di storia dell’arte, Duquesne University), da Giorgio Grasso (Italia, critico d’arte), Maria Lorena Franchi (Principato di Monaco, esperta d’arte casa d’aste Hermitage), Daniel Boeri (Principato di Monaco, esperto d’arte e collezionista), Michel Imbert (Francia, storico dell’arte) e altri; sono affiancati dal Comitato d’onore, presieduto dal Cardinale Gianfranco Ravasi (Vaticano, presidente del Dicastero della Cultura) e composto da Françoise Leonelli (Francia, direttrice del Musée Cocteau di Mentone), Principe Nikolaus von Liechtenstein, (mecenate e collezionista), principe Sforza Ruspoli (Italia, collezionista), Jean Sévillia (Francia, storico e scrittore, quotidiano Le Figaro), Gary Krupp (USA, mecenate, Pave the Way Foundation) e altri. Abbiamo riunito nei due comitati non solo storici e professori di storia dell’arte, ma anche collezionisti e mecenati.
Perché gli artisti senza i mecenati non esisterebbero e vice-versa».

Brian Finch, De Fructibus, 2020, coutres l’artista e Galerie des Ambassadeurs, Mentone
Quali artisti possono candidarsi alla Biennale di Arte Contemporanea Sacra e quale è il processo di candidatura per la prossima edizione?

«Chi desidera partecipare deve inviare una email all’indirizzo contact@biennale-bacs.com allegando un paio di foto dell’opera e una biografia. All’artista verrà comunicato in massimo dieci giorni se la sua candidatura è accettata. In tal caso dovrà scaricare i documenti di iscrizione dal sito e inviarli per email alla sede. La partecipazione è completamente gratuita. Ma la selezione è severa. Oltre alla qualità delle opere, cerchiamo anche la storia personale degli artisti, le loro motivazioni, i loro percorsi: in poche parole, tutto ciò che può dare spessore all’opera».

Può darci delle anticipazioni sulla prossima edizione?

«Il tema è: “L’Arte per raggiungere la Trascendenza”. Stiamo già ricevendo delle candidature e ne abbiamo accettate una ventina. Ma è work in progress. Quest’anno esporremo 250 artisti».

Tra gli obiettivi della Biennale di Arte Contemporanea Sacra c’è anche la beneficenza. Può ricordarci la campagna sostenuta grazie alla vendita delle opere di Brian Finch? 

«Brian Finch, che noi rappresentiamo, ha accettato di devolvere il ricavato della vendita alla costruzione di un oratorio nel villaggio francese di Tende, che è stato distrutto dalla tempesta Alex nell’ottobre 2020, di cui è rimasto vittima Joseph Giordano, un pastore che voleva salvare le sue pecore. Le acque hanno portato via lui e il suo gregge: un uomo normale diventato eroe e martire per amore degli animali. L’oratorio sarà opera di un artista che selezioneremo».

Brian Finch, De Fructibus, 2020, coutres l’artista e Galerie des Ambassadeurs, Mentone

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