La street art è morta, viva la street art: HOGRE alla Wunderkammern di Roma

La street art è morta, viva la street art: HOGRE alla Wunderkammern di Roma

Si è detto tutto e il contrario di tutto riguardo al fenomeno della Street Art, la verità forse è solo che raccapezzarsi nell’infinità di artisti e immagini che intasano i social network non è stato e non è facile, per una critica e un pubblico ormai afflitti da disturbo cronico dell’attenzione. La galleria Wunderkammern da quasi 15 anni si dedica agli artisti e ai fenomeni che vengono raccolti sotto il cappello della tanto amata quanto vituperata Street Art e, nella nuova sede di via Giulia, a Roma, la mostra antologica dell’artista romano HOGRE ci racconta un percorso lungo 15 anni, una parabola curiosa e disordinata che da Roma si è allungata verso Londra per arrivare a Berlino.

HOGRE è un artista complesso, da sempre riparato dietro un fitto anonimato, che con le sue immagini tra il pop e il punk ha sempre tenuto fede a un’estetica radicale ancorata nell’underground e ai movimenti che lo animano. Un artista che nel corso degli anni ci ha sorpreso con i suoi muri non autorizzati zeppi di riferimenti e ispirazioni, dalla politica alla filosofia, che ha posto l’attenzione su temi come la libertà di parola, il freeganismo, il marxismo, la blasfemia, il pericolo della propaganda pubblicitaria.

Hogre, Intervento di subvertising, Londra, 2016. Ph. Vytautas Unsane

Molti ricorderanno un’interrogazione parlamentare per un poster affisso da HOGRE negli spazi pubblicitari di una fermata d’autobus a Roma che dipingeva Gesù Cristo con un’erezione; quell’opera ha poi dato vita ad un ciclo di opere ed un documentario che analizzano il principio di censura alla base delle leggi sulla blasfemia ancora oggi vigenti in Italia.

Un artista militante dunque, che le pagine dei giornali hanno dipinto come vandalo, blasfemo, ma che invece ci ricorda che la cosiddetta street art, non deve essere per forza solo l’esercizio di stile di illustratori megalomani, ma può essere un megafono per un’espressione energica e dissidente.

La mostra antologica di Wunderkammern riesce a raccontare perfettamente questo percorso, e l’allestimento delle opere realizzate tra il 2007 e il 2022 grazie ad una raccolta eterogenea e disparata di materiali stupisce proprio per la coerenza di un discorso artistico lineare, che con grande ironia e gusto per la boutade restituisce la freschezza di una corrente artistica ancora considerata con sufficienza ma che forse racconta questo periodo storico confuso con grande immediatezza.

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